Archivio mensile:Giugno 2019

I terremoti del ‘900: il terremoto del 29 giugno 1919 nel Mugello

La mia mamma mi raccontava sempre che tre erano gli eventi che ricordava maggiormente nella sua vita, come se fossero avvenuti il giorno prima: la partenza del babbo, suo marito, per la guerra, il ritorno del babbo dalla guerra, e il terremoto del 1919. La mamma era cresciuta a Piazzano, piccola frazione di Vicchio nel Mugello; era ancora una bambina quando ci fu il terremoto e tra le macerie perse la sua migliore amica, la sua amichetta di giochi dell’infanzia.”

Questa toccante testimonianza viene da un amico di Firenze, Franco Alberti (74 anni), gliel’ho sempre sentita raccontare fin da quando ero ragazzino. Il terremoto è il cosiddetto “terremoto del Mugello”, di cui il 29 giugno di quest’anno ricorre il centenario. Si tratta di uno dei più importanti terremoti italiani del XX secolo, e anche uno dei più forti ad oggi conosciuti con epicentro nell’Appennino settentrionale. La zona colpita fu, appunto, quella del Mugello, regione storica nel cuore dell’Appennino tosco-emiliano a circa 25 km a nord di Firenze, alla cui provincia (oggi “città metropolitana di Firenze”) afferisce.

Fig1_CORSERA

Titolo e particolare dell’articolo pubblicato nel Corriere della Sera del 1 luglio 1919.

La sequenza iniziò nelle prime ore del 29 giugno con alcune piccole scosse avvertite nella notte; attorno alle 10:15 della mattina (ora locale) ci fu una forte scossa che causò alcuni danni a Borgo San Lorenzo (FI) e in alcune piccole frazioni vicine, e che allarmò notevolmente la popolazione, la quale si riversò all’aperto; seguirono altre scosse più leggere nelle ore successive. L’evento principale avvenne nel pomeriggio, alle 17:06 ed ebbe effetti distruttivi, causando molti crolli e danni gravissimi.

Epicentro del terremoto è stato Vicchio, che ha avuto parecchie case distrutte e dove sono molti i feriti e una quarantina i morti. […] Nei paesi limitrofi, quasi tutte piccole frazioni costituite da case basse dove fortunatamente l’agglomerazione di persone è scarsa, queste case sono state completamente rase al suolo. Ho visto io stesso abitati di cui non resta pietra su pietra.” [Corriere della Sera, 1 luglio 1919]

Con queste parole l’inviato del Corriere della Sera descrive gli effetti gravissimi della scossa nel territorio di Vicchio (FI), il comune più colpito. I piccoli abitati di cui “non resta pietra su pietra” erano le frazioni di Mirandola e Rupecanina, dove crollarono quasi tutti gli edifici e il terremoto raggiunse un’intensità pari al grado 10 della scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg). Altri piccoli centri, come Casole, Rostolena, Villore, Vitigliano, e la stessa cittadina di Vicchio, subirono effetti gravissimi con la distruzione di circa la metà degli edifici (intensità pari a 9 MCS).

Fig2_Vicchio_Rupecanina_chiesa

Cartolina dell’epoca che ritrae la distruzione della chiesa di Rupecanina, piccola frazione di Vicchio (FI) [Archivio EDURISK].

Danni molto gravi e diffusi si ebbero anche nei vicini comuni di Borgo San Lorenzo e di Dicomano, sempre in provincia di Firenze. A Borgo San Lorenzo moltissime case subirono lesioni gravissime e divennero inagibili. Fu rilevato che in generale gli edifici all’esterno sembravano apparentemente poco danneggiati, mentre all’interno erano gravemente lesionati o completamente crollati. A seconda delle fonti, tra il 50% e il 75 % dell’edificato di Borgo San Lorenzo divenne inabitabile. Gli effetti nel capoluogo del Mugello sono stati stimati tra i gradi 8 e 9 della scala MCS.

 

Fig3_Casaglia

La devastazione causata dal terremoto nella frazione di Casaglia, nel comune di Borgo San Lorenzo (FI), in una cartolina d’epoca [Archivio EDURISK]. In questo villaggio sul crinale appenninico vi furono due vittime e numerosi feriti [Corriere della Sera, 01.07.1919].

Gravi danni interessarono anche decine di località situate sul versante romagnolo dell’Appennino, nell’area denominata all’epoca “Romagna Toscana”, che in parte rientrava nelle attuali provincie di Firenze e di Forlì. Qui l’impatto dell’evento fu notevolmente aggravato dal fatto che appena 7 mesi prima, il 10 novembre 1918, un forte terremoto aveva colpito il territorio dell’Appennino forlivese, con effetti distruttivi in diversi centri delle alte valli del Savio e del Bidente. La scossa del 29 giugno 1919 causò nuovi danni diffusi e crolli in centri come Santa Sofia, Bagno di Romagna, Galeata, Civitella di Romagna (FC), dove la ricostruzione era appena iniziata e il patrimonio edilizio risultava ancora indebolito, con una vulnerabilità peggiorata proprio a seguito del terremoto precedente.

Fu colpita anche la provincia di Arezzo, soprattutto il territorio del Casentino, dove ci furono danni diffusi a Pratovecchio, Poppi, Stia e a Bibbiena. Anche qui l’impatto fu aggravato dai danni preesistenti che erano stati causati dal terremoto del novembre 1918. Danni furono registrati infine nel Valdarno superiore, in particolare a Loro Ciuffenna, Terranova Bracciolini, San Giovanni Valdarno (tutti in provincia di Arezzo) e a Figline Valdarno (FI).

Fig4_mappaPQ

Distribuzione degli effetti del terremoto del 29 giugno 1919 secondo lo studio di Guidoboni et al. (2007) [fonte: DBMI15].

La scossa fu molto forte a Firenze, dove alcune case rimasero lesionate, cadde qualche comignolo e ci fu grande panico tra la popolazione, tanto che Padre Guido Alfani, direttore dello storico Osservatorio Ximeniano in un comunicato affermò che il periodo sismico mugellano è il più grave che abbia colpito Firenze dal 1895. Lo stesso Osservatorio fiorentino riportò lesioni e al suo interno caddero calcinacci e oggetti anche pesanti, e rimasero danneggiati alcuni preziosi strumenti. La popolazione di Firenze abbandonò case, bar e teatri, e si riversò all’aperto affollando le vie e le piazze della città. Ci furono anche alcuni feriti. Danni lievi anche nella città di Prato.

Il terremoto fu avvertito in una vasta area dell’Italia centro-settentrionale, da Roma al Veneto e dalle Marche a Genova.

Sulla base della distribuzione degli effetti macrosismici è stato stimato che la scossa principale del 29 giugno ebbe una magnitudo Mw 6.4, valore verosimilmente un po’ sovrastimato a causa dell’effetto di cumulo dei danni con quelli del precedente evento del novembre 1918 nella Alta Romagna. In ogni caso, pur con tutte le incertezze dell’epoca, anche il valore di magnitudo strumentale dà un valore prossimo a Mw 6.3. E’ pertanto verosimile che il terremoto del 1919 in Mugello sia stato un evento di energia analoga a quelli recenti del 6 aprile 2009 all’Aquila o del 24 agosto 2016 ad Amatrice.

Fig5_Vicchio_Mirandola

Quel che restava della frazione di Mirandola, nel comune di Vicchio (FI), in una cartolina d’epoca [Archivio EDURISK]. Il piccolo abitato fu praticamente raso al suolo dal terremoto, che vi uccise una decina di abitanti e ferì quasi tutti i rimanenti.

Le vittime complessivamente furono poco meno di un centinaio, di cui una settantina nel solo territorio di Vicchio. Un numero relativamente contenuto, se rapportato alla elevata intensità della scossa e alla gravità delle distruzioni. Contribuirono a limitare il numero di morti una serie di circostanze “fortunate”: in primo luogo le scosse avvenute nel corso della mattina (soprattutto quella forte delle 10:15) allarmarono enormemente la popolazione e la spinsero a riversarsi all’aperto dove rimase per molte ore, scampando all’evento principale delle 17:06, come scrive anche l’inviato del Corriere della Sera: “tutta la popolazione, avvenuta la prima scossa, si è riversata sulle piazze e questa circostanza ha fatto sì che le vittime non fossero tante come avrebbero potuto essere se alla scossa più forte la popolazione si fosse trovata nelle case.” (Corriere della Sera, 1 luglio 1919); in secondo luogo, anche il fatto che il terremoto colpì un’area prevalentemente rurale e avvenne in piena estate, in ore diurne, quando una buona parte della popolazione si trovava all’aperto e nei campi. Se la scossa fosse avvenuta in piena notte e non fosse stata preceduta da scosse minori, con tutta probabilità il numero di vittime sarebbe stato molto più elevato.

Fig6_baracche_Casaglia

In tutte le località più danneggiate furono costruiti insediamenti di baracche, nelle quali i senzatetto rimasero per diversi anni alloggiati. Qui una veduta dei “baraccamenti” a Casaglia in una cartolina d’epoca [Archivio EDURISK].

Gli effetti però furono gravissimi e, come si può vedere anche dalle immagini dell’epoca, furono dovuti in gran parte all’elevata vulnerabilità del patrimonio edilizio dell’area, caratterizzato (soprattutto nelle frazioni minori, nelle case coloniche e ville rurali) dall’utilizzo di materiali da costruzione inadeguati e da scarsissima manutenzione. Una caratteristica, questa, ricorrente nei terremoti italiani del periodo, inclusi quelli che nei tre anni precedenti avevano interessato le vicine aree del riminese (1916), dell’Alta Valtiberina (1917) e dell’Alta Romagna (1918).

Bisogna qui ricordare che quello tra gli anni 1916 e 1920 fu un periodo caratterizzato dal susseguirsi di una impressionante serie di forti terremoti nell’area appenninica settentrionale a cavallo tra Toscana, Emilia-Romagna, Marche e Umbria. Per alcuni di questi eventi, come si può vedere dalla figura seguente, le aree di danneggiamento si sovrapposero parzialmente, causando un grave cumulo di effetti che per alcune località comportarono estese e ripetute distruzioni.

Fig7_terremoti1916-1920

In mappa sono riportate, come da catalogo CPTI15 (Rovida et al., 2016), le aree interessate dalla serie di forti terremoti che colpirono l’Appennino settentrionale tra il 1916 e il 1920. Furono a più riprese colpite 5 regioni italiane: Emilia Romagna, Marche, Umbria, Toscana e Liguria.

Come spesso succede in caso di forte evento sismico, la scossa del giugno 1919 ebbe un notevole impatto anche sull’ambiente naturale: frane e scoscendimenti di massi danneggiarono e interruppero in più punti la linea ferroviaria Firenze-Marradi e le strade dei passi appenninici; fenditure nel suolo si aprirono nella zona di Casaglia e nel territorio di Vicchio. Anche il regime delle acque sotterranee fu coinvolto dal terremoto, con intorbidamenti e variazioni di portata in alcune acque sorgive, in particolar modo nel territorio montano di San Godenzo (FI).

Per una descrizione approfondita e dettagliata sia degli effetti del terremoto che delle risposte sociali e istituzionali al disastro sismico si rimanda allo studio di Guidoboni et al. (2018).

Dopo la forte scossa del 29 giugno sono documentate repliche anche forti per almeno un mese, fino al 30 luglio 1919.

Cenni di sismicità storica e pericolosità sismica dell’area

L’area del Mugello fa parte del sistema di bacini distensivi che caratterizzano il lato tirrenico dell’Appennino centro-settentrionale, a partire dalla Lunigiana fino all’Abruzzo. Ad un fronte, sul lato adriatico, caratterizzato da tettonica compressiva (come il terremoto dell’Emilia del 2012) corrisponde un lato in distensione in cui faglie normali determinano la formazione dei bacini intermontani.

La sismicità di queste aree ha avuto i suoi eventi massimi con il terremoto della Garfagnana del 1920 (Mw 6.5) nell’Appennino settentrionale e con il terremoto del Fucino del 1915 (Mw 7.1).

Oltre a questi terremoti massimi tutta la zona è caratterizzata da frequenti eventi di magnitudo media, tale che la pericolosità sismica risulta elevata.

La sismicità dell’area del Mugello ricade in questo contesto ed era ben nota alla tradizione sismologica italiana già prima del terremoto del 1919, tanto che all’inizio del secolo scorso Mario Baratta nel suo famoso I Terremoti d’Italia scriveva che (il Mugello) “costituisce un distretto [sismico, ndr] ben individuato” e che “le maggiori manifestazioni sismiche corocentriche sono … 1542, 1597, 1611, 1762, 1835, 1843 e 1864”. In anni più recenti Francesco Coccia, a lungo direttore dell’Osservatorio geofisico San Domenico di Prato, in Attività sismica in Toscana durante il cinquantennio 1930-1980 (1982) riporta: “il Mugello è sempre stato una zona di sicura attività sismica che, nel passato più o meno recente, ha raggiunto intensità notevoli, anche se non tra le più alte dell’area italiana. […] L’attività sismica mugellana si presenta, nella quasi totalità, sotto forma di periodi sismici, più o meno regolari e prolungati nel tempo”. In effetti la storia sismica mugellana è costellata di scosse più o meno forti che nel corso dei secoli hanno causato danni e a volte vere e proprie distruzioni.

Osservando le storie sismiche di Scarperia e Borgo San Lorenzo, due dei principali centri della zona, si osserva a partire dal 1900 una frequenza elevata di eventi che hanno interessato il territorio, in cui almeno 4 volte si è raggiunta e superata la soglia del danno. Prima del 1900 la storia sismica è più discontinua e si hanno informazioni solo per gli eventi maggiori.

Fig8a_storia_sismica_Scarperia

Fig8b_storia_sismica_BorgoSanLorenzo

Storie sismiche a confronto: Scarperia e Borgo San Lorenzo [fonte: DBMI15; Locati et al., 2016]

Prima del terremoto del 1919 il massimo sismico storico conosciuto nel Mugello era quello del 13 giugno 1542, che interessò con effetti distruttivi (fino al grado 9 MCS) i territori di Scarperia (FI) e di Barberino del Mugello (FI), cioè un’area immediatamente a ovest di quella maggiormente colpita nel 1919. Danni gravi e crolli si ebbero però in tutta la vallata, inclusi Borgo San Lorenzo e Vicchio, e danni minori si registrarono fino a Firenze. Sulla base della distribuzione dei suoi effetti macrosismici sul territorio è stato stimato che questa scossa raggiunse una magnitudo Mw 6.0.

Oltre ai due grandi eventi del 1542 e 1919 nel catalogo sismico storico (https://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15) è elencata almeno un’altra quindicina di terremoti sopra la soglia del danno con epicentro in area mugellana (incluso l’Alto Mugello, sul versante romagnolo dell’Appennino), alcuni dei quali hanno causato danni gravi e diffusi, sebbene su porzioni di territorio più piccole e circoscritte rispetto alle scosse del 1542 e del 1919. Da segnalare, per limitarsi a quelli con Mw ≥ 5.0, il terremoto del 3 agosto 1597 (Mw 5.3) che causò effetti fino al grado 7-8 MCS nel territorio attorno a Borgo San Lorenzo; 8 settembre 1611 (Mw 5.1) con effetti di 7-8 MCS a Scarperia; 15 aprile 1762 (Mw 5.1) di grado 7 MCS nella zona del crinale appenninico attorno a Casaglia; 25 ottobre 1843 (Mw 5.0) di 7 MCS a Barberino di Mugello; 11 dicembre 1864 (Mw 5.1), di 7 MCS a Barberino di Mugello, Scarperia, Firenzuola; 18 luglio 1929 (Mw 5.0) di 7 a Borgo San Lorenzo e 6-7 a Vicchio e Palazzuolo sul Senio; 11 febbraio 1939 (Mw 5.0), di 7 MCS a Casaglia e a Marradi.

Fig9_Mugello_seismicity_25km_1919

Terremoti localizzati in un raggio di 25 km dall’epicentro macrosismico del terremoto del 1919 [fonte: CPTI15; Rovida et al., 2016]

Negli ultimi 60 anni va sicuramente ricordato il lungo periodo sismico che raggiunse il suo massimo energetico il 29 ottobre 1960 (Mw 4.9), e che causò danni diffusi in tutta la vallata mugellana (7 MCS a Barberino di Mugello, Luco, Grezzano e Scarperia, 6-7 MCS a Borgo San Lorenzo, Vicchio e altre località). Coccia lo descrive così:

Dalle notizie di stampa molte abitazioni risultarono lesionate o rese inabitabili: a Barberino di M. su 250 case ispezionate, 45 risultarono inabitabili; a Scarperia il 95% subirono danni anche di notevole entità. […] Notti insonni e all’aperto; esodo delle popolazioni; scuole chiuse; poderi disertati.” (Coccia, 1982)

In anni più recenti il Mugello è stato sede di scosse rilevanti nel marzo 2008 (Mw 4.7) e nel settembre 2009 (Mw 4.4), eventi che hanno causato anche qualche leggero danno.

Secondo il modello di pericolosità di riferimento per l’Italia, il Mugello ha valori di accelerazione superiori a 0.2g che hanno una probabilità del 10% in 50 anni di essere raggiunti e superati.

Fig10_pericolosità

Mappa che illustra gli epicentri dei terremoti storici (da catalogo CPTI15, Rovida et al., 2016) e la pericolosità sismica dell’area del Mugello e delle zone ad essa limitrofe (da http://zonesismiche.mi.ingv.it/)

Il Mugello odierno è ben diverso da come si presentava nel 1919: oggi tutta l’area risulta molto più abitata, gli ultimi decenni hanno visto una notevole espansione delle zone residenziali sia nei centri urbani che nelle aree rurali; inoltre nella vallata sono sorti ospedali, industrie, hotel, agriturismi e bed&breakfast. Il patrimonio edilizio del Mugello, sia recente che meno recente, ha una vulnerabilità sismica indubbiamente inferiore a quello colpito dal terremoto del 1919 (che come abbiamo visto era molto scadente). Tuttavia con l’aumento del “valore esposto” (cioè il valore in termini sia economici che sociali di tutto ciò che sorge o vive in una determinata zona) il rischio sismico dell’area resta comunque piuttosto elevato, e oggi un evento come quello del giugno 1919 avrebbe un impatto certamente importante.

Proprio per “fare memoria”, ricordare le lezioni del passato e fare prevenzione, sono state organizzate, a partire già dal febbraio scorso e in occasione del centenario del terremoto, una serie di iniziative (mostre, esercitazioni, convegni scientifici, incontri nelle scuole ecc.) da parte della Città Metropolitana di Firenze (la ex-provincia) e di altre istituzioni e ordini professionali. Le iniziative sono elencate nel sito dedicato: http://mugello1919.cittametropolitana.fi.it/index.html.

Nell’ambito di queste iniziative sabato 29 giugno 2019 presso Villa Pecori Giraldi a Borgo San Lorenzo (FI) viene organizzato un “Open Day Io Non Rischio”, una giornata speciale con una piazza straordinaria della campagna nazionale Io Non Rischio (http://iononrischio.protezionecivile.it/) di cui l’INGV è partner fondatore fin dal 2011. Nella stessa location di Villa Pecori Giraldi sabato 29 giugno viene inaugurata anche una mostra di “strumentazione storica per la rilevazione sismica” a cura dell’INGV e della Fondazione dell’Osservatorio Ximeniano di Firenze. Sarà anche presente l’installazione della Sala Sismica dell’INGV dove si potranno vedere e localizzare i terremoti in tempo reale.

Altre iniziative ancora (mostre, presentazioni di libri, commemorazioni) sono previste in ambito locale.

A queste iniziative si aggiunge anche una nuova tappa del progetto EDURISKCento anni dopo: Appennino Settentrionale. L’Italia [sismica] dei 100 anni” avviato nel 2016, in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile, un progetto che collega le ricorrenze centenarie dei terremoti che fra il 1916 e il 1920, dal Riminese alla Garfagnana, hanno attraversato l’Appennino settentrionale, in una serie di percorsi di ricostruzione della memoria, di conoscenza del territorio e di attivazione delle comunità locali per promuovere sensibilizzazione e scelte di riduzione del rischio. A partire dall’ottobre prossimo negli istituti comprensivi di Borgo San Lorenzo, Barberino di Mugello, Dicomano, Scarperia-San Piero a Sieve e Vicchio sarà avviato un percorso di lavoro che coinvolgerà insegnanti e una selezione di classi della scuola primaria e secondaria di I° grado nel recupero e rielaborazione di memorie, che saranno poi condivise con quanto già elaborato in area riminese e pesarese e nell’Appennino forlivese.

 a cura di Filippo Bernardini e Romano Camassi, INGV-Bologna.


 Bibliografia

Baratta M. (1901). I terremoti d’Italia; saggio di storia geografia e bibliografia sismica italiana. Torino.

Cavasino A. (1935). I terremoti d’Italia nel trentacinquennio 1899-1933. Mem. R. Uff. Centr. Meteor. e Geof., Appendice, s.3, v.4.

Coccia F. (1982). Attività sismica in Toscana durante il cinquantennio 1930-1980. Prato.

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Sgattoni G., Valensise G. (2018). CFTI5Med, Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (461 a.C.-1997) e nell’area Mediterranea (760 a.C.-1500). Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). doi: https://doi.org/10.6092/ingv.it-cfti5

Guidoboni E., Valensise G. (2011). Il peso economico e sociale dei disastri sismici negli ultimi 150 anni, Bologna, Ingv-Bononia University Press, 550 pp.

Locati M., Camassi R., Rovida A., Ercolani E., Bernardini F., Castelli V., Caracciolo C.H., Tertulliani A., Rossi A., Azzaro R., D’Amico S., Conte S., Rocchetti E. (2016). DBMI15, the 2015 version of the Italian Macroseismic Database. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi:http://doi.org/10.6092/INGV.IT-DBMI15

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P. (eds) (2016). CPTI15, the 2015 version of the Parametric Catalogue of Italian Earthquakes. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. doi:http://doi.org/10.6092/INGV.IT-CPTI15


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Evento sismico del 23 giugno 2019 di magnitudo Mw 3.6 (ML 3.7) in provincia di Roma: aggiornamento

Dopo il terremoto di magnitudo Mw 3.6 (Ml 3.7) si è verificato alle ore 22.43 italiane del 23 giugno 2019 in provincia di Roma sono stati localizzati altri due piccoli eventi sismici, entrambi di magnitudo 1.4, alle ore 23:06 italiane del 23 giugno e alle 01:23 del 24 giugno.

Sismicità dal 1985 ad oggi nella zona interessata dal terremoto di magnitudo ML 3.7 del 23 giugno 2019 alle ore 22:43 italiane. In blu quella dal 1985 al 31 dicembre 2017, in giallo dal 1 gennaio 2018 al 23 giugno 2019.

Guardando la sismicità recente, dal 1985 ad oggi, si nota che sono 5 gli eventi di magnitudo pari o superiore a 3.0 nella con epicentro molto vicino a quello di ieri.

Data e Ora (Italia)   Magnitudo   Zona 
2019-06-23 22:43:47 Mw 3.6 3 km NE Colonna (RM)
2018-12-30 00:52:48 ML 3.2 4 km W Gallicano nel Lazio (RM)
2012-07-09 17:13:43 Mw 3.5 5 km NW Colonna (RM)
1999-11-01 00:20:05 Md 3.0 6 km N Colonna (RM)
1989-05-06 16:32:29 Md 3.1 1 km W Colonna (RM)
1985-07-08 11:21:05 Md 3.1 3 km NW Gallicano nel Lazio (RM)

Il terremoto di ieri sera è avvenuto sul bordo settentrionale del complesso vulcanico dei Colli Albani, in un’area dove sono stati attivi alcuni crateri eccentrici durante le fasi finali della vita del vulcano, in tempi geologicamente “recenti”.

La zona si trova al passaggio tra l’area sismica dei Colli Albani a sud, caratterizzata da una sismicità superficiale, di magnitudo generalmente inferiore a 5 e intensità localmente elevata, con danni fino al grado 8 MCS (terremoto del 26 agosto 1806, magnitudo stimata pari a 5.6, CPTI15) e la catena appenninica a est, interessata, come noto, da eventi di magnitudo maggiore, come nel caso del terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915 (magnitudo stimata 7.1, CPTI15).

La zona presenta una sua sismicità storica di livello moderato, con eventi sismici di magnitudo stimata intorno a 5. In particolare, il terremoto più prossimo all’area dell’evento di ieri è avvenuto il 26 ottobre 1876, con una magnitudo stimata pari a 5.1. In quel caso, si registrarono effetti del grado 7 MCS a Palestrina e Castel San Pietro Romano (RM), mentre a Roma si ebbe un grado 5-6 MCS (fonte: CPTI15).

L’evento di ieri è stato causato da una faglia normale (o estensionale) orientata parallelamente alla catena appenninica, che interessa la crosta superiore. Il calcolo delle coordinate ipocentrali fornisce un valore intorno a 11 km, mentre dalla modellazione delle forme d’onda per il calcolo del momento tensore si ottiene in valore intorno ai 5 km. Analisi ulteriori sono in corso per chiarire questo aspetto. Il tipo di meccanismo di faglia è coerente con le conoscenze sulla deformazione tettonica della catena appenninica, interessata anch’essa da faglie prevalentemente orientate in senso nord-ovest-sudest e con movimento estensionale.

Registrazione del terremoto di Colonna ad una stazione sismica a Roma. Il sismometro a tre componenti (in alto la verticale, sotto le due componenti orizzontali nord-sud ed est-ovest) è quello ubicato nel parco circostante la sede dell’INGV a Roma, in Via di Vigna Murata 605. La distanza dall’epicentro è di circa 20 km. Si nota una durata totale delle oscillazioni rilevate dal sismometro di circa 40 secondi. La parte avvertibile dello scuotimento è verosimilmente quella di maggiore ampiezza delle onde S, visibili sulle due componenti orizzontali, di durata inferiore ai 10 secondi.

Storicamente i terremoti che hanno provocato danni (quindi Intensità MCS dal grado 6 in su) nella zona o nell’area dei Colli Albani, oltre quelli già citati (1915, 1806 e 1876) sono quelli estratti dal catalogo CPTI15 sotto riportatati:

data località Io Mw
1782 09 24 Colli Albani 6 4,6
1795 08 15 Monti Tiburtini 6 4,6
1800 12 29 10 15 Colli Albani 6 4,7
1806 08 26 07 35 Colli Albani 8 5,6
1829 06 01 09 Colli Albani 7 4,9
1844 07 17 Monti Prenestini 6 – 7 4,9
1876 10 26 14 18 Monti Prenestini 7 5,1
1877 08 16 12 24 Rocca di Papa 6 4,6
1883 03 16 Monti Prenestini 7 5,1
1884 02 06 23 30 Colli Albani 6 4,6
1886 01 17 07 10 Albano 6 4,6
1892 01 22 Colli Albani 7 5,1
1899 07 19 13 18 54 Colli Albani 7 5,1
1911 04 10 09 43 Colli Albani 6 4,7
1927 12 26 15 06 14 Colli Albani 7 4,9
1987 04 11 02 26 23 Colli Albani 6 4,4
1989 10 23 21 19 17 Colli Albani 6 4,3
UE_Storica2_22524231

Sismicità storica nella zona interessata dal terremoto di magnitudo ML 3.7 del 23 giugno 2019 alle ore 22:43 italiane e nell’area dei Colli Albani, (CPTI15).

Per quel che riguarda la distribuzione del risentimento sismico in scala MCS elaborata a partire dai questionari online dal sito http://www.haisentitoilterremoto.it questa è stata aggiornata grazie ai tantissimi questionari arrivati anche oggi.

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line. La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo (ML), profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

In questa animazione sono condensati i contributi dei cittadini arrivati sul sito http://www.haisentitoilterremoto.it nella prima ora dal terremoto avvenuto il 23 giugno 2019 alle ore 22.43 vicino Roma: ogni secondo dell’animazione equivale a 4 minuti dal terremoto, il tempo è visibile in alto a destra. Una volta che un questionario è compilato il sistema avvia una elaborazione statistica delle risposte. Mentre la corretta stima del grado di intensità (nella scala Mercalli) richiede l’aggregazione, per uno stesso luogo, di più questionari, in questa mappa dinamica vengono mostrati i risultati “grezzi” di ogni questionario singolo, semplicemente mediato nell’ambito del Comune di appartenenza. Per questo vi sono delle differenze tra i valori di intensità preliminari mostrati nell’animazione e quelli della mappa macrosismica pubblicata sul sito HSIT (http://eventi.haisentitoilterremoto.it/22524231/index.html).

Ciò che è interessante notare è il grado di accuratezza delle informazioni fornite dai cittadini. Già dopo circa 30 minuti si può effettuare una prima valutazione dell’entità degli effetti e della loro distribuzione geografica. Il tutto è basato sulla partecipazione attiva dei cittadini, ovvero sulla “Citizen Science”.
Il progetto HSIT (www.haisentitoilterremoto.it) è nato per monitorare in tempo reale gli effetti dei terremoti italiani e per informare, contestualmente, la popolazione sull’attività sismica. La sua realizzazione è resa possibile grazie al contributo delle persone che, compilando il questionario macrosismico, descrivono la propria esperienza.

con il contributo del GdL INGVterremoti e per www.haisentitoilterremoto.it di Valerio De RubeisPatrizia Tosi, Paola Sbarra INGV-Roma1 e Diego Sorrentino INGV-AC.


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Evento sismico del 23 giugno 2019 di magnitudo Mw 3.6 (ML 3.7) in provincia di Roma

Alle ore 22.43 italiane del 23 giugno 2019 un terremoto di magnitudo Ml 3.7 e magnitudo momento Mw 3.6 si è verificato in provincia di Roma, ad una profondità ipocentrale di 9 km. Le località più vicine sono riportate nella tabella che segue.

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Località entro 10 km dall’epicentro del terremoto

Dopo circa un’ora e mezza dal terremoto (aggiornamento delle ore 00:33), un’unica ulteriore scossa è stata localizzata alle ore 23:06 di magnitudo 1.4.

Storicamente l’area è stata sede di terremoti anche molto forti, come quello del 26 agosto 1806, la cui magnitudo è stata stimata pari a 5.6 (dal catalogo CPTI15).

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Sismicità storica nella zona interessata dal terremoto di magnitudo ML 3.7 del 23 giugno 2019 alle ore 22:43 italiane, (CPTI15).

In epoca recente la zona è caratterizzata da sismicità frequente che raramente ha raggiunto la magnitudo 4.

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Sismicità dal 1 gennaio 2018 al 23 giugno 2019 nella zona interessata dal terremoto di magnitudo ML 3.7 del 23 giugno 2019 alle ore 22:43 italiane.

Le caratteristiche della sismicità dell’area fanno sì che la pericolosità sismica è definita alta secondo il modello di riferimento per l’Italia (zonesismiche.mi.ingv.it).

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Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale. L’epicentro del terremoto di magnitudo ML 3.7 è rappresentato con una stella.

Come si evince dalla  Mappa del risentimento sismico in scala MCS elaborata a partire dai questionari online dal sito http://www.haisentitoilterremoto.it la scossa è stata avvertita in maniera molto evidente anche nella città di Roma. Vengono evidenziati risentimenti fino V grado MCS in alcune località della provincia di Roma.

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line. La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo (ML), profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.


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Sequenza sismica in provincia di Reggio Calabria: aggiornamento del 20 giugno 2019

In questo articolo facciamo un breve aggiornamento sulla sismicità in corso in provincia di Reggio Calabria, nella zona in cui è avvenuto il terremoto di magnitudo Ml 3.8 (Mw 3.6) del 27 maggio 2019 alle ore 01:31 italiane (26 maggio 2019, 23:31:57 UTC).

Sismicità dal 1 gennaio 2018 al 27 maggio 2019 alle ore 01:31 italiane. La stella è l’epicentro del terremoto di magnitudo ML 3.8 del 27 maggio 2019 alle ore 01:31.

Il terremoto è stato risentito in una vasta area delle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, ma anche in alcune zone della provincia di Crotone, come si evince dalla Mappa del risentimento sismico in scala MCS elaborata a partire dai questionari online del sito http://www.haisentitoilterremoto.it: sono presenti risentimenti fino al V grado MCS in alcune località della provincia di Reggio Calabria.

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line. La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo (ML), profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.

Per quel che riguarda la sismicità di questi mesi, fino alle ore 16:00 di oggi, 20 giugno 2019, sono circa 140 i terremoti localizzati nell’area a partire dal 28 marzo 2019. Tra questi sono 7 gli eventi di magnitudo uguale/superiore a 2.5 (riportati nella tabella qui sotto).

Data e Ora (Italia)   Magnitudo   Zona  Prof.  (km)
2019-03-30 17:23:05 ML 2.7 2 km S San Pietro di Caridà (RC) 11
2019-05-27 01:31:57 Mw 3.6 1 km SE San Pietro di Caridà (RC) 20
2019-05-27 13:27:14 ML 2.9 2 km SE San Pietro di Caridà (RC) 9
2019-06-01 11:14:19 Mw 3.4 3 km SE San Pietro di Caridà (RC) 10
2019-06-14 22:45:32 ML 2.6 3 km SE San Pietro di Caridà (RC) 10
2019-06-15 18:28:32 ML 2.5 4 km SE San Pietro di Caridà (RC) 18
2019-06-20 11:15:58 Mw 3.3 3 km SE San Pietro di Caridà (RC) 21

Sismicità dal 1 marzo al 20 giugno 2019 nella zona interessata dal terremoto di magnitudo ML 3.8 del 27 maggio 2019 alle ore 01:31.

L’area interessata dagli eventi sismici di questi mesi si trova in una delle zone a più alta pericolosità sismica d’Italia. Se si guarda il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15), si vede che in questa zona sono avvenuti alcuni terremoti molto forti, in particolare il 7 febbraio 1783 si è verificato un terremoto di magnitudo Mw stimata pari a 6.7 con effetti fino al grado 10-11 della scala MCS.

Distribuzione degli effetti prodotti dal terremoto del 7 febbraio 1783. Il danneggiamento si sovrappose in parte a quello causato dalla scossa del 5 febbraio 1783, ma l’area epicentrale interessò una zona più a nord rispetto a quelle dei terremoti precedenti, verso le valli del Mesima e del Marepotamo, sul versante tirrenico della catena delle Serre. (Fonte: DBMI15).

La storia sismica di alcune località della zona interessata dalla sismicità di questi mesi, è rappresentata nei grafici seguenti. Con storia sismica si intende l’insieme delle osservazioni disponibili per una località nel database macrosismico (DBMI15).

Per S. Pietro di Caridà si hanno informazioni a partire dal terremoto del 27 marzo 1638 che produsse danni fino al grado 8 della scala MCS. Nel 1783 si verificò una lunga sequenza che per alcuni mesi interessò quasi tutta la Calabria, da Sud a Nord: 5 febbraio, 7 febbraio, 28 marzo sono le date degli eventi principali. A San Pietro di Caridà si sono avuti danni che hanno superato il grado 9 della scala MCS.

Per Laureana di Borrello la storia sismica è più breve (la prima informazione è quella relativa al terremoto del 1783), ma si hanno molti più dati per il ‘900. Anche per Laureana di Borrello il massimo storico in termini di danni è rappresentato dal terremoto del 7 febbraio 1783 con effetti fino al grado 9-10 della scala MCS.

La ricorrenza di eventi così forti è il dato che determina una stima della pericolosità sismica. Il modello della pericolosità di riferimento per l’Italia mostra che i valori di scuotimento attesi con una probabilità di essere superati pari al 10% in 50 anni sono superiori a 0.25 g, che ne fanno un’area a pericolosità sismica molto alta.

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Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale. L’epicentro del terremoto di magnitudo ML 3.8 è rappresentato con una stella.


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Evento sismico del 14 giugno 2019, Mw 3.7 (Ml 4.0), in provincia di Udine

Alle ore 15:57 italiane del 14 giugno 2019 un evento sismico di magnitudo Mw 3.7 (Ml 4.0) è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV 1 km a nord di Verzegnis (provincia di Udine) ad una profondità di 5 chilometri.

L’evento è stato localizzato nella provincia di Udine nelle vicinanze dei comuni di Verzegnis e Tolmezzo. Leggi il resto di questa voce

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