Archivio mensile:Novembre 2019

Aggiornamento terremoto Mw 6.2 del 26 novembre 2019 in Albania

 

Aggiornamento [ore 10:00 27 novembre 2019]

Dopo l’evento Mw 6.2 avvenuto alle 3:54 del 26 novembre 2019, si sono susseguite varie scosse di una certa rilevanza. In particolare sono riportate sul sito terremoti.ingv.it quelle con magnitudo superiore a 5:

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Dalla lista si vede che attraverso analisi più approfondite la Magnitudo momento per l’evento principale è stata rivista a Mw 6.2 dalla stima iniziale di Mw 6.5. Le scosse nell’area epicentrale di magnitudo superiore a 5 sono state fino a questo momento 3 a cui si aggiunge un evento di magnitudo mb 5.3 avvenuto in Bosnia-Erzegovina (26 novemebre 2019 ore 10:19) ed un Mw 6.0 avvenuto con epicentro non lontano dall’isola di Creta (Grecia) il 27 novembre alle ore 8:23 (I).

Non sono state le uniche scosse registrate o risentite: ad ora, infatti, contiamo entro 20 km da Durazzo 10 scosse con magnitudo compresa tra 4 e 5, mentre quelle con magnitudo tra 3 e 4 sono circa 50.

 

Inquadramento tettonico.

Il terremoto del 26 novembre 2019, Mw 6.2, si è verificato in Albania, in prossimità della città di Durazzo, in un’area notoriamente sismica. Nel periodo storico questa zona è stata interessata da decine di terremoti, anche con Mw superiore a 5.5-6.0 (SHEEC, https://www.emidius.eu/SHEEC/, Stucchi et al., 2013). Ad esempio, il 15 aprile 1979 un evento di magnitudo 6.9 è avvenuto circa 70 km a nord- nordest di quello odierno causando gravissimi danni e numerosi morti. Diversi eventi storici nell’area hanno inoltre generato onde di maremoto.

Questa intensa attività sismica dimostra che lo strato più esterno della Terra (litosfera) è alla costante ricerca di un proprio equilibrio, per la verità molto distante dall’essere raggiunto. La litosfera è infatti suddivisa in blocchi (placche) in continuo movimento soggetti a sforzi di trazione, compressione e scorrimento. Il bacino del Mediterraneo si trova in corrispondenza di un complesso “puzzle” di placche e microplacche, di cui alcune tendono a scontrarsi fra loro. Questo è ciò che si verifica fra la litosfera adriatica e quella eurasiatica nell’area del terremoto del 26 novembre 2019. Questo scontro tra due blocchi litosferici è all’origine della formazione delle catene montuose (Dinaridi, Albanidi ed Ellenidi) che si trovano sul lato orientale del Mare Adriatico. Tramite indagini geologiche o analisi di dati satellitari siamo oggi in grado di stabilire che la velocità di convergenza di queste placche è di alcuni millimetri all’anno e da questo siamo anche in grado di stimare il numero medio di terremoti forti che potranno accadere nell’area in un intervallo di 300-500 anni (Carafa et al., 2015).

EDSF.png

Figura 1: In arancione le faglie sismogeniche di EDSF (European Database of Seismogenic Faults). . In rosso l’epicentro del terremoto del 26 novembre 2019 (Mw =6.2). In fuxia l’epicentro del terremoto del 21 settembre 2019 (M w =5.8). In blu la sezione mostrata in Figura 2.

La zona interessata dal terremoto di oggi si trova nelle Albanidi (Figura 1), catena montuosa strutturata per pieghe e faglie inverse. Diverse di queste faglie sono state riconosciute come attive e potenzialmente sismogeniche già negli anni passati (vedi Figura 2, Tiberti et al., 2008; Kastelic & Carafa, 2012).

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Figura 2: Struttura profonda delle Albanidi nella zona del terremoto del 26 novembre 2019 (immagine presa da Roure et al., 2004).

 

In dettaglio, la faglia responsabile del terremoto del 26 novembre appartiene alle strutture compressive responsabili della deformazione e accavallamento dei sedimenti che costituiscono il nucleo della catena delle Albanidi, in accordo anche con i dati del meccanismo focale dell’evento del 26 novembre. Sono al momento in corso analisi dei dati sismologici e geodetici per identificare la faglia responsabile del terremoto. Per maggiori dettagli su questa e altre faglie sismogeniche della zona si possono consultare le banche dati DISS e EDSF (European Database of Seismogenic Faults), prodotte e gestite dall’INGV. Queste banche dati sono il risultato del lavoro pluridecennale sulla individuazione e parametrizzazione delle faglie sismogenetiche e sono un ingrediente importante del modello europeo SHARE sulla pericolosità sismica. Con una Mw stimata tra 6.2 e 6.4, questo rappresenta il terremoto più forte registrato in Albania negli ultimi decenni. Lo stesso sistema di faglie aveva causato anche il terremoto del 21 settembre di quest’anno (Mw 5.8).

Gli effetti del terremoto inoltre potrebbero essere stati amplificati dalle condizioni geologiche della regione, dove sono presenti alcuni bacini sedimentari non consolidati dove l’ampiezza delle onde sismiche possono aumentare anche di 4 o 5 volte rispetto alle ampiezze che si avrebbero nella stessa regione ma con suolo roccioso e consolidato.

Onde sismiche registrate dalla rete sismica nazionale

 Nell’animazione è illustrato come le onde sismiche dovute al terremoto odierno, abbiano attraversato tutto il territorio italiano in circa 15 minuti.  Ogni cerchio rappresenta l’ampiezza normalizzata della componente verticale dell’onda sismica registrata in alcune stazioni sismiche e filtrata tra 6 e 200 secondi di periodo. Il colore di ogni simbolo quindi identifica la velocità del movimento del suolo verso l’alto (blu) e verso il basso (rosso). Colori più intensi indicano maggiore velocità.Il sismogramma di riferimento (sulla sinistra) è stato registrato nella stazione di CAPA (Cerignola, FG) identificata nella mappa attraverso un quadrato rosso.Questa animazione permette di osservare come le registrazioni dei sismometri mostrino una propagazione preferenziale lungo regioni della costa adriatiche e l’area napoletana (in accordo con la mappa del risentimento ottenuta attraverso i questionari di www.haisentitoilterremoto.it).

Bibliografia

Carafa, M., Barba, S., & Bird, P. (2015), Neotectonics and long-term seismicity in Europe and the Mediterranean region, Journal of Geophysical Research-Solid Earth, 120(7), 5311-5342, doi: 10.1002/2014jb011751.

 

Kastelic, V., & Carafa, M. M. C. (2012), Fault slip rates for the active External Dinarides thrust-and-fold belt, Tectonics, 31, 18, doi: 10.1029/2011TC003022.

 

Roure, F., S. Nazaj, K. Mushka, I. Fili, J.-P. Cadet, and M. Bonneau, 2004, Kinematic evolution and petroleum systems—An appraisal of the Outer Albanides, in K. R. McClay, ed., Thrust tectonics and hydrocarbon systems: AAPG Memoir 82, p. 474 – 493.

 

Stucchi, M., et al. (2013), The SHARE European Earthquake Catalogue (SHEEC) 1000–1899, Journal of Seismology, 17(2), 523-544, doi: 10.1007/s10950-012-9335-2.

 

Tiberti, M. M., Lorito, S., Basili, R., Kastelic, V., Piatanesi, A., & Valensise, G. (2008), Scenarios of Earthquake-Generated Tsunamis for the Italian Coast of the Adriatic Sea, Pure and Applied Geophysics, 165(11), 2117-2142, doi: 10.1007/s00024-008-0417-6.

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Evento sismico Mw 6.0 a Creta (Grecia)

Alle ore 08:23 italiane del 27 novembre 2019, è  stato localizzato un terremoto di magnitudo Mw 6.0 nel mare antistante l’isola di Creta (Grecia), a circa 20 km di profondità.

Screenshot 2019-11-27 09.03.10.png

Nonostante la distanza, l’evento è stato risentito anche in Puglia, in Calabria ed in Sicilia,  come dimostrano i questionari finora compilati su http://www.haisentitoilterremoto.it/ (226 compilazioni alle 8:56).

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line. La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo, profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.


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Evento sismico Mw 6.2, Costa Albanese settentrionale (Albania)

Aggiornamento [27 novembre 2019 ore 10:00]

A questo link è possibile trovare un breve aggiornamento sull’evento e l’inquadramento tettonico della regione.


Aggiornamento [26 novembre 2019 ore 20:15]

Dopo l’evento Mw 6.2 avvenuto alle 3:54, nella giornata odierna si sono susseguite varie scosse di una certa rilevanza. In particolare sono riportate sul sito terremoti.ingv.it quelle con magnitudo superiore a 5:

Screenshot 2019-11-26 19.28.51.png

Dalla lista si vede che attraverso analisi più approfondite la Magnitudo momento per l’evento principale è stata rivista a Mw 6.2 dalla stima iniziale di Mw 6.5. Le scosse nell’area epicentrale di magnitudo superiore a 5 sono 3 a cui si aggiunge un evento di magnitudo mb 5.3 avvenuto in Bosnia-Erzegovina.


 

Alle ore 3:54 italiane del 26 novembre 2019 è stato localizzato un terremoto di magnitudo (Mw 6.2 6.5) nei pressi della Costa Albanese settentrionale, ad una profondità ipocentrale stimata intorno a 10 km. La località più vicina all’epicentro è Durazzo (Albania), la capitale Tirana dista 30 km.

[aggiornamento ore 7.25] Nella stessa zona sono seguite altre scosse, le più forti delle quali sono un evento di magnitudo mb 5.3 (ore 4.03) ed uno di magnitudo mb 5.4 (ore 7.08).

 

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Nel corso del 2019, la stessa regione è stata colpita da altri eventi di magnitudo significativa: Mw 5.8 (21 settembre 2019 ore 16.04) e mb 5.3 (21 settembre 2019  ore 16.15)

La stima dei parametri di scuotimento del suolo che l’INGV effettua per eventi nel  territorio italiano, sulla base dei dati dei sismometri e delle successive interpolazioni derivanti da conoscenze sismologiche, non è in questo caso basata su dati registrati e è quindi esclusivamente teorica. In zona epicentrale, sono attese accelerazioni teoriche di picco pari a circa 30% g che corrispondono ad un’intensità strumentale su terreno roccioso tra l’VIII ed il IX grado (scala MMI, Scala Mercalli Modificata ).

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In questa mappa è riportata la distribuzione delle intensità strumentali . La scala utilizzata è la Scala Mercalli Modificata (MMI – Modified Mercalli Intensity).

L’evento è stato ampiamente risentito sul territorio italiano, in tutta la costa adriatica ed in gran parte delle regione meridionali. Questi risentimenti sono confermati dalla mappa preliminare degli effetti del terremoto ricavate dai questionari (1730 alle 4.45) già inviati al sito www.haisentitoilterremoto.it che è in continuo aggiornamento.

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Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line di http://www.haisentitoilterremoto.it Con la stella viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo (ML), profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.


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Sequenza sismica in provincia di Benevento, 25 novembre 2019

Da qualche giorno la Rete Sismica Nazionale dell’INGV sta localizzando una sequenza sismica in provincia di Benevento, in un’area ad una decina di chilometri a SUD della città capoluogo al confine con la provincia di Avellino. Dal 21 novembre 2019 sono stati una ventina gli eventi sismici localizzati tra i comuni di Ceppaloni (BN), San Leucio del Sannio (BN) e Apollosa (BN).

Alle ore 16:00 di oggi 25 novembre 2019 sul sito http://terremoti.ingv.it sono riportati 24 eventi sismici. Gli eventi principali sono stati:

  • ML 3.2 del 25-11-2019 ore 11:27:32 (I) in zona: 3 km W Ceppaloni (BN)
  • ML 3.1 del 25-11-2019 ore 12:15:21 (I) in zona: 2 km SW San Leucio del Sannio (BN)
  • ML 3.0 del 25-11-2019 ore 12:35:00 (I) in zona: San Leucio del Sannio (BN)

L’epicentro dell’evento sismico di magnitudo M 3.2 delle ore 11:27 italiane.

In questi giorni e soprattutto nelle ultime ore altri eventi sismici sono stati registrati dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale  ma non è stato possibile localizzarli in quanto troppo locali e di bassissima energia. Ricordiamo infatti che per ottenere una localizzazione affidabile è necessario che l’evento sia registrato da almeno 3 stazioni sismiche. Come si può vedere dalla registrazione della stazione di VITU (Vituliano, BN) possiamo contare circa 35 eventi dalle 14 del 24 novembre ad oggi.

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Registrazione in continuo della stazione sismica di VITU (Vituliano, BN) dal 24 novembre ore 12:30 (UTC). Si vedono numerosi segnali, tutti analizzati dai sismologi esperti della sala di monitoraggio sismico dell’INGV. Alcuni di questi segnali sono dovuti ad eventi sismici (circa 35 di cui solo 19 localizzabili accuratamente) mentre altri sono rumori di tipo diverso.

L’area interessata da questa sequenza si colloca in una zona a pericolosità sismica da alta a molto alta, nonostante, nel corso dell’ultimo millennio, non risultino eventi sismici epicentrali particolarmente rilevanti. 

Nella provincia di Benevento soprattutto l’area a nord-est e nord-ovest del capoluogo è stata interessata nel passato da terremoti di magnitudo superiore a 7. I maggiori terremoti storici localizzati entro i confini provinciali sono quelli del 5 giugno 1668 (Mw 7.06), del 14 marzo 1702 (Mw 6.56) e del 21 agosto 1962 (Mw 6.15) che hanno tutti avuto origine nei settori della catena appenninica settentrionale e orientale della provincia stessa.

La storia sismica delle località situati nell’area direttamente interessata dalla sequenza in corso è molto lacunosa. La segnalazione più antica risale al terremoto del 5 giugno 1688, quando Ceppaloni subì effetti macrosismici pari al grado IX MCS. Il terremoto del 21 agosto 1962 ebbe effetti valutati pari al grado VII-VIII MCS a Beltiglio (frazione di Ceppaloni), al grado VIII MCS a San Leucio del Sannio e al grado VI MCS a Ceppaloni.

Storia sismica di Ceppaloni (BN) estratta dal Database Mascrosismico Italiano (DBMI 15) – https://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/query_place/

Le scosse di questi giorni si stanno verificando in un’area in cui la sismicità non è stata frequente negli ultimi anni, l’ultima sequenza sismica nel beneventano si è verificata nel settembre del 2012 con numerosi eventi localizzati nell’area tra Paduli e Pietrelcina (magnitudo massima M 4.1 il 27 settembre 2012).

La sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale dal 1985 ad oggi nell’area del Beneventano (magnitudo maggiori di 2.0).

Cosa succede quando c’è una sequenza sismica come questa appena descritte nella Provincia di Benevento o come altre che interessano continuamente il territorio italiano?

Alcune utili riflessioni nell’articolo pubblicato qualche giorno fa sul BLOG INGVterremoti per una zona sismica diversa in occasione della sequenza di Balsorano (provincia dell’Aquila) del 7 novembre. 

A cura di Maurizio Pignone (INGV-ONT) ed Emanuele Casarotti (INGV-Roma1)


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Alcune riflessioni in caso di una sequenza sismica come quella di Sora-Balsorano del 7 novembre 2019

Ogni volta che si attiva una sequenza sismica da qualche parte in Italia, specialmente se accade in qualche area ad alta pericolosità, ci poniamo delle domande sulla sua possibile evoluzione. Spesso queste domande sono stimolate dalle persone impaurite che vivono vicino all’area epicentrale o che hanno vissuto in precedenza esperienze di forti terremoti, o ancora da giornalisti.

Abbiamo provato qui a raccogliere alcune delle riflessioni che facciamo in questi casi, provando a dare delle risposte ad alcuni quesiti ricorrenti. Molte delle domande che ci vengono poste sono purtroppo senza risposta, o hanno delle risposte caratterizzate da un elevato grado di incertezza. Alcune delle informazioni qui riassunte sono state riportate più in dettaglio in precedenti post sul terremoto del 7 novembre 2019, sull’inquadramento sismotettonico di questo evento, su un precedente evento sismico di qualche anno fa.

Cosa succede quando c’è uno sciame sismico come quello di questi giorni a Sora-Balsorano?

Si attiva una piccola faglia (o una porzione piccola di una faglia più grande), in un’area notoriamente sismica. Niente di anomalo, in fondo. Di terremoti e sequenze così ce ne sono molti ogni anno in Italia, soprattutto nelle zone più sismiche.

Quali sono le domande più ricorrenti in questi casi?

È normale che si verifichino terremoti? Sì, quell’area come tantissime altre del territorio nazionale sono sismiche.

È collegato con altri terremoti, per es. con quelli del 2016 o del 2009? No, in questo caso sono sistemi di faglia differenti e non collegati direttamente.

Cosa succederà? Non lo sappiamo. Nessuno lo sa … a parte tirare a indovinare.

Ce ne saranno altri? Sì. Dalla notte del 6 novembre ad oggi (ore 21.00, 11 novembre) sono stati 124 i terremoti localizzati in quell’area: oltre al più forte (magnitudo Mw 4.4) del 7 novembre alle ore 18:35 italiane, solo 1 ha avuto M>3, 13 hanno avuto magnitudo M>2.

Ce ne possono essere di più forti? Sì.

È probabile che ci siano terremoti più forti? È poco probabile.

È possibile che ci siano terremoti più forti? Sì. Anche se la probabilità è bassa, non possiamo escludere che avvengano.

Quando? Non si sa… allo stato delle conoscenze attuali non è possibile prevedere un terremoto.

È uno sciame precursore? Molto probabilmente no (si stima tra il 95% e il 99% la probabilità che non ci sia un terremoto più forte), ma potrebbe diventarlo. Da notare che si definirebbe precursore solo dopo un eventuale terremoto più forte. Non c’è modo di capirlo prima.

Cosa si può dire di questa sequenza?

Storia

In quest’area ci sono stati in passato terremoti di magnitudo anche superiore a 6, come nel 1654. Più a sud e a nord anche più forti (1349, 1915) di magnitudo vicina o superiore a 7. Non ci sono elementi sufficienti per calcolare un periodo di ritorno di questi eventi e fare previsioni anche a lungo termine sui futuri terremoti.

Geologia

Ci sono numerose faglie attive nella zona, studiate e catalogate (vedi post sull’inquadramento sismotettonico). Si tratta di faglie “normali” (o dirette), cioè faglie che rispondono a un processo di estensione crostale, ben noto in Appennino e misurato anche dai satelliti. Il terremoto del 7 novembre 2019 ha avuto un movimento per faglia normale appunto, con una piccola componente trascorrente (ossia di movimento laterale), coerente con la geologia recente nota e con altri terremoti dell’Appennino centrale (1984, 2009, 2016). Questo significa che questo pezzetto di faglia si comporta, in piccolo, come quelle più grandi e note. Maggiori dettagli sono disponibili nel post sull’inquadramento sismotettonico.

La profondità ipocentrale (~15 km) è caratteristica degli eventi di questo settore. Nel caso dei grandi terremoti, le faglie che si attivano lo fanno per la loro intera estensione, da 10-15 km in profondità fino a rompere la superficie.

Pericolosità

La pericolosità dell’area è molto alta, in conseguenza dei dati, sismici e geologici, descritti sopra. La pericolosità stimata non da però informazioni su quando potrebbe verificarsi il prossimo terremoto.

Le sequenze di questo tipo in Italia

La maggior parte delle sequenze in Italia con eventi di questa magnitudo (4-4.5) tende a durare da qualche giorno fino ad alcune settimane. La maggior parte finisce senza eventi più forti. In qualche raro caso, invece, si è osservata una scossa maggiore dopo qualche mese (es. L’Aquila 2009, ma ricordiamo che in altri casi, come ad Amatrice nel 2016, l’evento distruttivo iniziale, quello del 24 agosto, non è stato preceduto da alcun foreshock).

Precedenti recenti nella zona

Considerando il catalogo strumentale dei terremoti italiani dal 1985, in un’area di raggio 30 km centrato su Sora, si trovano 6 eventi di magnitudo M≥4, compreso l’ultimo del 7 novembre 2019. Tre di questi eventi, di magnitudo 4.0, 4.0 e 4.1, sono stati scosse isolate, senza repliche. In un caso, in occasione del terremoto del 1 gennaio 2019 (M 4.1) l’attività si è protratta per alcuni giorni, circa 5; in un altro, in occasione del terremoto del 16 febbraio 2013, il più forte del periodo (M 4.8), la sequenza è durata circa due settimane. In nessuno dei 5 casi precedenti si è osservato un aumento della magnitudo dopo gli eventi di M≥4.

Data e Ora (Italia) Magnitudo Zona Prof. Lat. Long.
07/11/2019 18:35  Mw 4.4 5 km SE Balsorano (AQ) 16 41.78 13.60
01/01/2019 19:37 Mw 4.1 3 km W Collelongo (AQ) 17 41.88 13.55
28/02/2015 04:16 Mw 4.1 1 km SW Trasacco (AQ) 11 41.95 13.53
16/02/2013 22:16 Mw 4.8 4 km W Sora (FR) 17 41.71 13.57
06/08/2009 17:36 Mw 4.0 3 km S Fontechiari (FR) 16 41.65 13.67
22/07/2007 19:26 ML 4.0 4 km SW LecceMarsi(AQ) 16 41.91 13.67

Se guardiamo una mappa degli epicentri localizzati finora, l’area interessata si estende per circa 3 km in senso est-ovest e circa 2 km in senso nord-sud.

L’area colpita

Epicentri della sequenza iniziata il 6 novembre 2019 al confine tra Lazio e Abruzzo. Sono riportati gli epicentri di 124 eventi di magnitudo compresa tra 0.5 e 4.4 (dati da terremoti.ingv.it)

Considerando che le localizzazioni epicentrali mostrano sempre una dispersione degli epicentri maggiore del reale (pur avendo in quest’area la rete nazionale INGV un’ottima performance, con errori sui parametri contenuti), l’area interessata è verosimilmente anche più piccola di 3 km x 2 km, una dimensione appropriata per un evento di magnitudo 4.4 (sia la magnitudo ML che quella Mw hanno questo valore). Stiamo quindi osservando l’attivazione di una porzione di faglia molto piccola; non sappiamo come questa sia collegata con le grandi faglie presenti nel sottosuolo e visibili in superficie che sono probabilmente l’origine dei grandi terremoti del passato (come quello del 1349, del 1654 ecc.). Queste devono avere avuto un’estensione di centinaia di km2. Questo non significa che non possano “rompersi” per intero nuovamente (anzi prima o poi lo faranno di sicuro), ma per il momento l’attività è confinata in un volume piuttosto ristretto. Va detto comunque che nei casi di forti terremoti preceduti da altri eventi sismici (foreshocks), l’attività precedente i forti terremoti è generalmente contenuta in un volume ristretto. In sostanza quindi la sequenza di questi giorni non può dirci molto più di quello che sappiamo sull’attivazione di un eventuale forte terremoto. Secondo alcuni modelli statistici c’è un aumento di probabilità di un forte terremoto quando avviene un evento anche piccolo come quello del 7 novembre, ma le probabilità calcolate restano comunque basse. È assodato che la stragrande maggioranza di queste sequenze (tra il 95% e il 99%) finisce dopo alcuni giorni o settimane senza un forte terremoto.

Cosa fare?

Comprensibile la paura. L’unico modo per vincerla è essere sicuri delle case in cui si vive, delle scuole dove mandiamo i nostri figli, dei posti di lavoro, ecc. Approfittiamo di queste occasioni (eventi forti ma sotto la soglia del danno) per ricordarci che viviamo in una terra sismica e mettiamoci in sicurezza prima che arrivi quello forte (che prima o poi arriva, speriamo tra un po’ di anni così abbiamo il tempo per ridurre il rischio).

A cura di Alessandro Amato, INGV-ONT.


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