Archivio mensile:Febbraio 2020

Sequenze sismiche in Calabria, gennaio – febbraio 2020

Da alcune settimane la Calabria è interessata da tre sequenze sismiche rispettivamente lungo il versante meridionale della Sila, lungo la costa ionica crotonese vicino Cirò Marina (KR) e lungo la costa ionica catanzarese vicino Catanzaro Lido.

Gli eventi sismici che si sono verificati nelle tre aree dal 1 gennaio al 20 febbraio 2020. In arancio la sismicità lungo la costa ionica crotonese vicino Cirò Marina (KR), in giallo quella lungo la costa ionica catanzarese vicino Catanzaro Lido e in blu quella lungo il versante meridionale della Sila.

La prima di queste sequenze, quella lungo il versante meridionale della Sila, in prossimità di Albi (CZ), ha avuto inizio nella notte tra il 16 e il 17 gennaio 2020 con un evento sismico di magnitudo  Mw 3.8 (Ml 4.0) alle ore 00:37 del 17 gennaio, localizzato 6 km a nord-est di Albi a una profondità di 8 chilometri. Da allora a oggi (ore 15.30 del 20 febbraio) sono stati circa 110 i terremoti – di magnitudo Ml compresa tra 0.6 e 4.0 e con profondità entro i 10 km – localizzati in quell’area . Di questi, 10 eventi hanno avuto magnitudo compresa tra 2.5 e 3.0 e 3 eventi magnitudo pari o superiore a 3.0 (vedere i dati nella tabella sotto).

Data e Ora (Italia) Magnitudo Zona
2020-01-17 00:37:09 Mw 3.8, ML 4.0 6 km NE Albi (CZ)
2020-02-02 20:24:08 ML 3.1 5 km N Albi (CZ)
2020-01-30 08:53:08 ML 3.0 6 km N Albi (CZ)

A causa degli ipocentri superficiali questi eventi vengono avvertiti distintamente dalla popolazione, come si evince dalla Mappa del risentimento sismico in scala MCS elaborata a partire dagli oltre 670 questionari online (aggiornato al 14/02/2020) dal sito www.haisentitoilterremoto.it.

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti sul territorio del terremoto principale della sequenza (Mw3.8), come ricostruito dai questionari on line. La stella indica l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. La legenda sulla destra indica il livello di risentimento, che per questo evento ha fatto registrare dei picchi del V grado MCS. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo, profondità e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa della figura.

La seconda sequenza, quella sulla costa ionica crotonese, vicino Cirò Marina (KR), è iniziata il 3 febbraio scorso. Da allora a oggi (ore 15.30 del 20 febbraio) in quell’area si sono verificati circa 120 terremoti di magnitudo Ml compresa tra 0.7 e 3.2, con profondità fino a 24 km. Di questi, 6 terremoti hanno avuto magnitudo compresa tra 2.5 e 3.0 e 3 eventi magnitudo pari o superiore a 3.0 (vedere i dati nella tabella sotto).

Data e Ora (Italia) Magnitudo Zona
2020-02-13 15:25:03 ML 3.2 3 km NE Cirò Marina (KR)
2020-02-07 04:37:04 ML 3.1 Costa Ionica Crotonese (Crotone)
2020-02-16 10:58:11 ML 3.0 3 km N Cirò Marina (KR)

L’evento sismico più forte si è verificato nei pressi di Cirò Marina (KR) il 13 febbraio alle ore 15:25 italiane ed ha avuto magnitudo pari a Ml 3.2. La scossa è stata localizzata a una profondità di circa 21 km ed è stata seguita da diverse repliche, tra cui una scossa di magnitudo ML 2.9 il 16 febbraio alle ore 01:35 italiane e una di magnitudo ML 3.0 alle 10:58 dello stesso giorno, localizzate a profondità tra 16 e 19 km. L’altro evento di magnitudo maggiore di 3.0 si è verificato il 7 febbraio alle ore 4:37 italiane con magnitudo ML 3.1. La profondità focale probabilmente spiega come mai tutte queste scosse siano state solo debolmente percepite dalla popolazione.

La terza sequenza, quella lungo la costa ionica catanzarese vicino Catanzaro Lidoè iniziata l’11 febbraio scorso. Da allora a oggi (ore 15.30 del 20 febbraio) si sono verificati circa 10 terremoti di magnitudo ML compresa tra 1.5 e 3.4 e con profondità fino a 30 km. Di questi, solo 2 hanno superato magnitudo 2.5: il terremoto di magnitudo ML 3.4 avvenuto l’11 febbraio 2020 alle ore 23:01:18 italiane e quello di magnitudo ML 2.9 avvenuto l’11 febbraio 2020 alle ore 23:26:55 italiane.

La sismicità storica delle zone interessate dalle sequenze

L’occorrenza in contemporanea di più sciami o sequenze sismiche vicine nello spazio e nel tempo non è inusuale nella storia sismica italiana.

La situazione cui stiamo assistendo in queste settimane in Calabria si è verificata certamente molte volte in passato, pur se ne abbiamo tracce sfuggenti nel catalogo storico. La differenza fondamentale è che oggi abbiamo una rete sismica molto sofisticata, in grado di localizzare con buona precisione le decine o centinaia di scosse di energia anche molto bassa, scosse di cui raramente possiamo avere traccia nella documentazione storica.

C’è però un altro fattore che rende molto difficile confrontare l’immagine che abbiamo negli occhi oggi delle tre principali sequenze in corso in Calabria: si tratta precisamente della loro collocazione spaziale molto particolare. La serie di eventi che interessa la costa ionica crotonese, vicino Cirò (KR), e la costa ionica catanzarese, nel Golfo di Squillace, se pone problemi di determinazione dei parametri ipocentrali per la configurazione della rete distribuita unicamente nell’entroterra, ancor più limita la possibilità che l’occorrenza di sequenze simili in passato possa aver lasciato tracce nella documentazione storica e nella tradizione sismologica.

Un’estrazione dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani [CPTI15] per un raggio di 20 km dalla localizzazione dell’evento principale della sequenza in corso nella zona di Cirò presenta solo tre terremoti, tutti del secolo scorso: rispettivamente il 3 settembre 1928, il 10 agosto 1993 e il 28 dicembre 1999, tutti di energia moderata (magnitudo Mw da 4.0 a 4.5). Analoghe considerazioni possono essere fatte per il tratto di mare di fronte a Catanzaro Lido: un’analoga estrazione del CPTI15 riporta quattro terremoti, fra 1990 e 2011, di magnitudo Mw compresa fra 4.1 e 4.3, e un terremoto del 15 agosto 1977 di magnitudo Mw 5.2, ma con profondità 57 km.

È del tutto evidente, e comprensibilmente nell’ordine delle cose, come le nostre conoscenze sulla sismicità ‘minore’ di queste due aree siano fortemente incomplete.

Leggermente diverso il caso della zona di Albi (CZ), per la quale una analoga estrazione del CPTI15 restituisce i dati relativi a una ventina di terremoti, a partire dalla metà del XVIII secolo, compreso un terremoto piuttosto importante (localizzato una quindicina di km a SE di Albi), il 21 marzo 1744 di magnitudo Mw 5.7. Anche in questo caso, tuttavia, le nostre conoscenze sulla storia sismica dell’area sono certamente incomplete, soprattutto per quanto riguarda la sismicità relativamente moderata, ben più frequente di quella ‘forte’, e pur in grado di produrre qualche danno.

Come accennato in un articolo precedente, questo settore dell’Appennino Calabro è soggetto a pericolosità sismica molto alta, testimoniata da alcuni forti terremoti che soprattutto fra il Seicento e il Settecento hanno colpito diversi settori del territorio regionale.

La sismicità storica nell’area dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15).

Per quanto riguarda i terremoti di elevata magnitudo si evidenziano gli eventi del 27 marzo 1638 (Mw stimata 7.1), dell’8 giugno 1638 (Mw 6.8), dell’8 marzo 1832 (Mw 6.7) e a NordOvest gli eventi del 1854 e 1870, di magnitudo Mw 6.3 e Mw 6.2 rispettivamente.

Interventi per il miglioramento del monitoraggio nell’area

Nella zona interessata dalla sequenza lungo il versante meridionale della Sila, il personale INGV della sede di Rende ha installato, nei giorni scorsi, una stazione sismica temporanea, allo scopo di migliorare il monitoraggio della regione. La stazione, dotata di velocimetro e accelerometro, è stata installata nel comune di Albi e indicata con la sigla ALB1. Una seconda stazione, dotata di solo accelerometro (sigla GIZZ), è stata installata nel comune di Gizzeria ed è stata collegata, assieme ad ALB1, al sistema di acquisizione dati per la sorveglianza sismica. Le stazioni stanno contribuendo alla localizzazione degli eventi sismici di queste ore.

a cura del GdL INGVterremotiRomano Camassi (INGV, Bologna) con il contributo di Pierdomenico Del Gaudio, ONT-Sede di Rende.


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Esplosione in mare a Venezia registrata dalla Rete Sismica Nazionale (2/2/2020 ore 15:37)

Si è conclusa oggi (2 febbraio 2020) con un piccolo “terremoto” la vicenda dell’ordigno bellico della Seconda Guerra Mondiale rinvenuto due settimane fa in un cantiere di Marghera. Da questa mattina una vasta area intorno al luogo del ritrovamento era stata evacuata mentre gli artificieri disinnescavano la bomba, un ordigno del peso di 226 chilogrammi che al suo interno ne conteneva 127 di tritolo. La bomba è stata poi portata in mare aperto per farla brillare (dettagli qui).

Alle 15:37, la Rete Sismica Nazionale dell’INGV ha registrato un piccolo evento sismico che è stato localizzato nell’alto Adriatico, al largo di Venezia. Si trattava proprio dell’esplosione dovuta al brillamento dell’ordigno di Marghera, peraltro segnalataci questa mattina dal Dipartimento della Protezione Civile nazionale.

Mappa delle stazioni sismiche che hanno rilevato l’esplosione e area dell’epicentro identificato dai turnisti in sala sismica INGV

L’analisi effettuata in sala sismica INGV per questo caso è stata simile a quella che viene effettuata di routine per i terremoti naturali. Le differenze principali riguardano il tipo di sorgente sismica e di conseguenza i segnali emessi. Nel caso di un terremoto, infatti, lo spostamento della faglia fa sì che si generino onde P (o di compressione) e onde S (o di taglio), mentre nel caso di esplosioni la sorgente non emette onde di taglio (o le emette in misura molto minore). La localizzazione di un’esplosione è infatti più difficile rispetto a quella per un terremoto proprio per la mancanza delle onde S, che non consente di vincolare bene la distanza dai sismometri e la profondità, soprattutto in caso di scoppi a mare per l’assenza di sismometri in un ampio intervallo angolare (in questo caso verso sud). A causa dell’assenza delle onde S, la magnitudo dell’evento è stata calcolata in base alla durata del segnale (Md), ottenendo un valore di 1.5.

Sapendo che si trattava di un’esplosione la profondità è stata fissata a 0.1 km, eliminando così un’incognita dalla soluzione (le altre tre sono la latitudine, la longitudine e il tempo origine dell’evento). La figura sotto mostra i sismogrammi registrati in occasione dell’esplosione, usati dai turnisti della sala sismica INGV per calcolare le coordinate del luogo dell’esplosione.

Sismogrammi utilizzati per la localizzazione dell’esplosione

Per i motivi menzionati sopra la precisione della soluzione epicentrale non può essere elevata, ma la registrazione dell’evento ha permesso di verificare il buono stato di salute della rete sismica nazionale, che nell’area del nord-est si avvale anche dell’integrazione con la rete sismica regionale dell’OGS, con cui da molti anni esiste una collaborazione. Dalle forme d’onda della figura sopra si nota come la stazione sismica più vicina al luogo dell’esplosione (VENL: Venezia Lido, posta a meno di 10 km) presenti un segnale deciso, con un’onda P evidente, mentre le altre stazioni sismiche sono distanti oltre 50 km e presentano quindi segnali più deboli, quasi oscurati dal rumore di fondo dovuto alle vibrazioni naturali del terreno (mare, vento, ecc.). Si noti che l’esplosione è stata rilevata a nord fino alle Alpi e a sudest in Istria.

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