Archivi categoria: Monitoraggio sismico

L’osservatorio della Faglia Alto-Tiberina – The Alto Tiberina Near Fault Observatory (TABOO)

TABOO è un osservatorio geofisico dell’INGV a carattere multidisciplinare, progettato per lo studio dei processi di deformazione attivi lungo un sistema di faglie estensionali dell’Appennino Settentrionale e dei processi di preparazione dei terremoti.

Le faglie sono complessi sistemi naturali le cui proprietà meccaniche evolvono nel tempo. La raccolta di dati ad alta risoluzione spaziale e temporale, provenienti da diverse discipline, è quindi lo strumento principale per la descrizione e la modellazione dei processi chimico-fisici che a differenti scale controllano il processo di fagliazione e, verosimilmente, di genesi dei terremoti. Per queste ragioni, sin dal 2010 l’INGV ha investito risorse finanziare e umane nella creazione di un’infrastruttura di ricerca che attraverso un monitoraggio permanente, di dettaglio e multi-parametrico di un sistema di faglie attive, potesse consentire di affrontare aspetti fondamentali della tettonica e della fisica della sorgente sismica (Fig. 1).

Figura 1. Mappa dell’area di studio (da Chiaraluce et al., 2014a). Sx) Rete multidisciplinare TABOO; vedi legenda per significato simboli. In rosso la zona di emersione dell’ATF. Il riquadro al centro è uno zoom dell’area quadrata identificata in mappa con la linea nera, con schematizzata la distribuzione dei 3 siti dove durante il progetto GLASS sono stati perforati pozzi superficiali 200-250 m, nei quali sono stati installati sensori sismici (Collettini and Chiaraluce, 2013; Chiaraluce et al., 2014b). Dx) I quadrati rossi rappresentano gli epicentri macrosismici dei principali terremoti storici dall’anno 1000 in poi. Ricordiamo che nel catalogo storico non ci sono eventi sismici che possono essere messi in relazione diretta all’attivazione di tutta la faglia ATF (M7). Mentre i punti neri sono gli epicentri strumentali dei terremoti avvenuti nel periodo 1995-2010 (da ISIDE). I meccanismi focali in blu sono riferiti agli eventi sismici con magnitudo M>5, mentre gli altri sono degli eventi con magnitudo 2.9<ML<3.2.

Il sistema di faglie monitorato è quello dell’Alta Valle del Tevere, dominato in profondità dalla presenza di una grande faglia normale a basso angolo d’immersione (15°-20°), nota in bibliografia con il nome di Faglia Alto Tiberina (ATF; Fig. 2). L’ATF è una faglia che per le sue dimensioni (60 x 30 km) potrebbe generare un forte terremoto, fino a magnitudo 7. L’assenza di un evento di tali dimensioni nei cataloghi di sismicità storica, la particolare geometria dell’ATF, ossia il basso angolo di immersione inferiore 30° che ne fa una struttura geologica sfavorevolmente orientata per la riattivazione rispetto al campo di sforzi regionale, e la continua e costante occorrenza di piccoli terremoti, con occasionali eventi di moderata grandezza (fino a magnitudo M 5.5; Gubbio 1984), fa dell’Alta Valle del Tevere un laboratorio naturale per lo studio delle modalità con cui le faglie accomodano la deformazione tettonica.

Figura 2. Sismicità dell’area di studio relativa al periodo 2010-2015 (da Valoroso et al., 2017). SX) Epicentri in mappa con meccanismi focali degli eventi con magnitudo 2.9<ML<3.2. In rosso la traccia in superficie dell’ATF e in verde della faglia di Gubbio. DS) Sezioni verticali che mostrano come la distribuzione in profondità degli eventi sismici (distanti +/-2.5 km dalla traccia della sezione), definisca una struttura geologica immergente a Est che coincide con l’ATF, cosi come ricostruita dalla interpretazione dei profili di sismica a riflessione dell’area (Mirabella et al., 2011 e relative referenze).

È proprio grazie all’alta risoluzione spazio-temporale delle reti geodetiche e sismologiche che lungo l’ATF è stata documentata l’occorrenza di uno slow slip event (terremoto lento) che ha causato una estensione di ~5 mm nei primi sei mesi del 2014, (Gualandi et al. 2017) ed è sempre lungo l’ATF che la modellazione della deformazione geodetica prevede che alcune porzioni di questa grande faglia siano in creeping (scorrimento asismico sul piano di faglia; Anderlini et al., 2016).

Figura 3. (a) Evoluzione della deformazione geodetica (linea rossa) ottenuta dall’analisi delle serie temporali di spostamento GPS rispetto al numero cumulato di terremoti relativi ad uno sciame sismico iniziato a fine 2013 (linea verde). (b) Momento sismico equivalente calcolato dai dati geodetici (linea rossa) rispetto al momento sismico rilasciato (linea verde) dai terremoti relativi allo sciame sismico. (c) Slip cumulato nei 6 mesi dalla fine del 2013 sulle faglie normali ad alto angolo presenti nel tetto (hangingwall) dell’ATF su cui è avvenuto il terremoto lento (slow-slip). Le frecce e i cerchi colorati indicano gli spostamenti cumulati nelle componenti orizzontali e verticale.

Inoltre la zona monitorata da TABOO è stata interessata negli scorsi decenni da un ragguardevole numero di indagini geofisiche, quali prospezioni sismiche e perforazioni di pozzi profondi alcuni chilometri (fino a 5 km; vedi Deep boreholes ENI in Fig. 1), finalizzate alla ricerca di idrocarburi. Queste esplorazioni hanno consentito la ricostruzione accurata delle litologie presenti nei primi chilometri di crosta superficiale, il corrispondente campo di velocità (almeno per le onde P) in 3-dimensioni e la presenza di fluidi (soprattutto anidride carbonica CO2) in sovrappressione. Tutti elementi che arricchiscono ulteriormente l’interesse per lo studio di questa porzione di territorio; soprattutto la presenza di fluidi in pressione. Le modalità del coinvolgimento dei fluidi nella genesi e nell’evoluzione della sismicità è infatti un elemento molto esplorato, anche se le osservazioni dirette a riguardo sono ancora limitate. Nel video qui sotto mostriamo il degassamento di CO2 osservabile al sito di Umbertide, dove allo scopo di monitorarne il flusso nel tempo, è stata installata una delle stazioni geochimiche di misura.

Emissione gassosa di CO2 presso Umbertide. Sul sito è installata una stazione di misura del flusso di CO2, che viene emessa in misura di alcune tonnellate al giorno.

L’infrastruttura tecnologica

Attraverso il contributo congiunto derivante da fondi di progetto internazionali, fondi istituzionali allocati alle diverse sezioni dell’INGV che contribuiscono a TABOO (ONT – Roma1 – Palermo), sono state costruite nell’area di studio, a partire dal 2010 fino ad oggi, decine di nuovi siti equipaggiati con strumentazione per il monitoraggio, a complemento delle già esistenti stazioni di misura permanenti delle reti nazionali INGV (vedi Fig. 1). In queste stazioni remote sono (quando possibile) co-locati sensori sismici (a 3 componenti, a corto e/o lungo periodo e accelerometrici), geodetici (antenne GPS e diffusori satellitari passivi) e geochimici (Radon, CO2 e meteo). È importante ricordare che alcuni di questi moderni sensori (come i misuratori di emissioni gassose e i diffusori satellitari) sono prototipi interamente costruiti presso l’INGV.

Tutte le stazioni sono alimentate da pannelli fotovoltaici e sono collegate in tempo reale attraverso un sistema dedicato di antenne radio Wi-Fi a un centro di acquisizione dati dell’INGV, ubicato nella sede di Ancona, da dove sono inviati anche alla sede INGV di Roma. Nella foto sopra è visibile una delle stazioni di Gubbio (sigla TB01).

In questo modo ci sono due sistemi di archiviazione in due differenti centri, in modo da creare un sistema ridondato e quindi più sicuro. Tutti i dati acquisiti seguono una politica open access, ossia sono resi immediatamente disponibili a tutta la comunità scientifica e non, nazionale ed internazionale, attraverso portali web dedicati, in formati standard decisi in ambiti internazionali.

Attraverso progetti di ricerca all’avanguardia in Europa e nel mondo, con TABOO si sviluppano continuamente moderne metodologie di installazione di sensori sia sismici che di deformazione (strainmeter), all’interno di pozzi della profondità di alcune centinaia di metri.

Il progetto GLASS (ERC-EU; Collettini and Chiaraluce; 2013) è un esempio di una delle prime fasi di questa implementazione infrastrutturale, culminata con la creazione di un seismic array (antenna sismica) in pozzo, unico in Europa in ambiente non industriale, attraverso il quale si può studiare la fisica della sorgente di piccolissimi terremoti (con magnitudo negativa) e monitorare l’occorrenza di un più ampio spettro di transienti di deformazione. Nella foto sopra un momento della fase di installazione di una sonda (velocimetrica a 3C con periodo naturale a 2HZ), in uno dei pozzi profondo 200 m. Il progetto GLASS si è dedicato dello studio delle condizioni per cui si generano processi sismici e/o asismici su faglie, attraverso l’integrazione di dati ad alta risoluzione di fenomeni deformativi osservati sia in ambienti naturali che non, ossia in laboratorio. L’altissima risoluzione delle osservazioni acquisite con le stazioni sismiche TABOO installate in pozzo fa si che questa infrastruttura rappresenti l’osservatorio naturale ideale, complementare alla componente di studio della meccanica dei terremoti attualmente in fase di grande sviluppo, all’interno di laboratori, in quanto consente un avvicinamento tra le scale di osservazione.

Un altro esempio di implementazione e innovazione tecnologica è rappresentato dal progetto STAR (A Strainmeter Array Along the Alto Tiberina Fault System, Central Italy), finanziato di recente dall’International Continental Scientific Drilling Program (ICDP) che attraverso il finanziamento di 6 nuove perforazioni di pozzi della profondità di 80-180 m, dove installare strumentazione sia sismica che geodetica (https://www.icdp-online.org/projects/world/europe/northern-apennines-italy/), ha contestualmente riconosciuto la rilevanza scientifica dello studio delle faglie normali a basso angolo. La strumentazione che sarà installata in questi nuovi siti è stata invece donata all’INGV dal National Science Fundation degli Stati Uniti come prosecuzione del progetto MASS (Measuring aseismic fault slip).

TABOO in Italia e in Europa

La disponibilità di infrastrutture di ricerca all’avanguardia e aperte allo scambio scientifico tra le diverse discipline, è oggi di fondamentale importanza per l’ottenimento di finanziamenti internazionali. I progetti di ricerca nazionali ed internazionali finanziati all’INGV attraverso TABOO ne sono un esempio (Progetti “premiali” del MIUR, progetti europei GLASS-ERC, EPOS, NERA, SERA, RISE, STAR, TECTONIC-ERC).

TABOO è mappata tra le infrastrutture di ricerca di punta in Europa come uno dei Near Fault Observatory Europei (https://www.epos-ip.org/data-services/community-services-tcs/near-fault-observatories), coordinati attraverso Il progetto EPOS (European Plate Observing System; http://www.epos-eu.org/). L’elevato grado di rilevanza scientifica riconosciuto a questi osservatori naturali ha fatto sì che il concetto di laboratorio naturale sia stato di recente formalizzato anche nella comunità dell’Osservazione della Terra (Earth Observation) grazie all’iniziativa dei Supersites, che ha definito i cosiddetti Geohazards Natural Laboratories distribuiti in specifiche aree di tutto il mondo, caratterizzate da un alto rischio sismico, e dove quindi si concentrano i dati acquisiti da sensori su piattaforma satellitare.

Insieme alla ricerca di base, TABOO rappresenta anche un importante strumento per la creazione di prodotti software per l’analisi di dettaglio e in tempo quasi reale di molteplici parametri geofisici caratterizzanti delle sequenze sismiche. Pacchetti che una volta ottimizzati, sono utili anche alle attività istituzionali inerenti il servizio di monitoraggio e analisi che l’INGV espleta presso l’Osservatorio Nazionale dei Terremoti e il Centro Pericolosità Sismica, e quando queste divisioni dell’Ente si interfacciano con Protezione Civile, Società Civile e Media.

TABOO rappresenta quindi oggi un laboratorio naturale all’avanguardia nel panorama internazionale dove i migliori giovani scienziati di tutto il mondo possono recarsi a testare le loro idee sulla fisica che sta alla base dei processi di generazione dei terremoti. Un processo virtuoso che consente insieme all’incremento qualitativo della attività di ricerca scientifica italiana dell’INGV e al miglioramento dell’efficacia e l’efficienza del nostro sistema di osservazione, di migliorare il posizionamento internazionale del nostro paese nella ricerca sui terremoti.

A cura di Lauro Chiaraluce in collaborazione con Antonio Caracausi, Marco Cattaneo, Raffaele Di Stefano, Antonio Piersanti e Enrico Serpelloni, INGV.

Bibliografia

Anderlini, L., E. Serpelloni, and M. Belardinelli (2016), Creep and locking of a low-angle normal fault: Insights from the Altotiberina fault in the Northern Apennines (Italy), Geophys. Res. Lett., 43, 221–4329, doi:10.1002/2016GL068604.

Chiaraluce, L., Amato, A., Carannante, S., Castelli, S., Cattaneo, M., Cocco, C. Collettini, E. D’Alema, R. Di Stefano, D. Latorre, S. Marzorati, F. Mirabella, G. Monachesi, D. Piccinini, A. Nardi, A. Piersanti, S. Stramondo, L. Valoroso (2014). The Alto Tiberina Near Fault Observatory (northern Apennines, Italy). Annals of Geophysics, 57, S0327. https://doi.org/10.4401/ag-6426.

Chiaraluce, L., Collettini, C., Cattaneo, M., & Monachesi, G. (2014). The shallow boreholes at the Altotiberina near fault Observatory (TABOO; northern Apennines of Italy). Scientific Drilling, 17, 31–35. https://doi.org/10.5194/sd-17-31-2014.

Collettini C. and L. Chiaraluce (2013). Integrated Laboratories to Study Aseismic and Seismic Faulting. Vol. 94 N. 10, EOS, TRANSACTIONS, AMERICAN GEOPHYSICAL UNION, 97–104.

Gualandi, A., Nichele, C., Serpelloni, E., Chiaraluce, L., Anderlini, L., Latorre, D., Belardinelli, M.E. & Avouac, J.P., 2017. Aseismic deformation associated with an earthquake swarm in the northern Apennines (Italy),

Geophys. Res. Lett., 44, doi:10.1002/2017GL073687.

Mirabella, F., F. Brozzetti, A. Lupattelli, and M. R. Barchi (2011), Tectonic evolution of a low‐angle extensional fault system from restored cross‐sections in the Northern Apennines (Italy), Tectonics, 30, TC6002, doi:10.1029/2011TC002890.

Valoroso, L., Chiaraluce, L., Di Stefano, R. and Monachesi, G. (2017). Mixed-mode slip behaviour of the Altotiberina low-angle normal fault system (Northern Apennines, Italy) through high-resolution earthquake locations and repeating events. Journal of Geophysical Research: Solid Earth, 122. https://doi.org/10.1002/2017JB014607.


Licenza

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

 

100-1000-10000 terremoti nel 2019 in Italia

Ieri, 15 agosto, abbiamo fatto qualche calcolo sui numeri dei terremoti avvenuti in Italia dal 1° gennaio 2019, iniziando con quelli di magnitudo pari o superiore a 3 (M3+): ne abbiamo contati 100. In pratica 13.3 al mese in media. Questo numero include anche 7 eventi fuori dal territorio nazionale, poiché la selezione che abbiamo fatto (e che potete fare anche voi sul sito terremoti.ingv.it) comprende un’area che va da latitudine 35°N a 49°N e longitudine da 5°E a 20°E.

Considerata la forma dell’Italia, allungata principalmente in senso nordovest-sudest, prendiamo in questa zona anche qualche terremoto dell’Algeria e della Tunisia, o della Slovenia e Croazia. Infatti, dei 100 terremoti di magnitudo M3+ estratti, 7 risultano al di fuori dei confini italiani (un paio sui confini li abbiamo attribuiti alle regioni italiane più vicine, così come gli eventi in mare sono stati quasi tutti attribuiti alle regioni più prossime agli epicentri).

Epicentri dei 100 terremoti di magnitudo pari o superiore a 3 localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV dal 1° gennaio al 15 agosto 2019.

I 100 terremoti non sono avvenuti con la stessa frequenza mese per mese Leggi il resto di questa voce

Quanti terremoti avvengono ogni anno nel mondo?

Ogni volta che si verifica un forte terremoto nel mondo ci viene posta la domanda se la sismicità a scala globale stia aumentando.

Sicuramente sta aumentando la comunicazione degli eventi che vengono registrati ovunque dalle reti mondiali; fino a non molti anni fa la notizia di un terremoto in Indonesia o in Papua Nuova Guinea non sarebbe mai stata ripresa dai media.

Se poi consideriamo che ad un forte terremoto che si genera in mare si lega la paura che possa verificarsi uno tsunami (visto le drammatiche vicende di Sumatra 2004 e Giappone 2011), si comprende questa aumentata attenzione per i fenomeni sismici.

Resta il fatto che è diffusa una percezione di aumentata sismicità che si starebbe verificando da qualche anno.

Come ricercatori la risposta che possiamo dare è quella contenuta nei numeri reali delle scosse che vengono localizzate dalle reti sismiche di tutto il mondo. Infatti terremoti di magnitudo elevata vengono osservati da moltissime stazioni sismiche in tutto il pianeta.

Abbiamo selezionato il catalogo mondiale gestito dall’USGS (United States Geological Survey) perché lo possiamo considerare compilato con criteri omogenei e sufficientemente completo per la magnitudo più elevate. Il catalogo è interrogabile da chiunque a questo indirizzo internet: https://earthquake.usgs.gov/earthquakes/search/. Anche INGV localizza i terremoti mondiali più forti ma riporta sul suo sito web soltanto quelli di magnitudo pari o superiore a 6 da una decina di anni a questa parte (e a partire da magnitudo 5 per l’area Mediterranea).

Distribuzione dei terremoti di magnitudo 5 o superiore nel periodo 1973-2019 secondo il catalogo USGS.

Questa mappa mostra la distribuzione della sismicità a scala globale per magnitudo 5 o superiore nel periodo 1973-2019. Si può notare che sono poche le aree che non abbiano sperimentato almeno una scossa di magnitudo 7.

Il catalogo USGS consente di fare selezioni a partire dal 1900. Selezionando a scala mondiale i terremoti registrati con una magnitudo pari a 6 o maggiore si ottiene una distribuzione di eventi per anno come quella mostrata nella figura che segue. Leggi il resto di questa voce

Pubblicata la nuova versione di ITACA, il Database Italiano delle registrazioni accelerometriche

ITACA30.png

E’ stata appena pubblicata la versione 3.0 di ITACA, l’ITalian ACcelerometric Archive (http://itaca.mi.ingv.it/): è la banca dati delle registrazioni accelerometriche dei terremoti con magnitudo superiore a 3.0 avvenuti dal 1972 al 2018 in Italia, o in paesi limitrofi con risentimenti in Italia.

ITACA è il risultato di un percorso mai interrotto, ormai più che decennale. Nel 2007, infatti, veniva pubblicata la prima versione, al termine della convenzione tra INGV e Dipartimento della Protezione Civile nel biennio 2004-2006 (http://istituto.ingv.it/index.php/it/2-non-categorizzato/98-convenzione-quadro-tra-ingv-e-dpc). Da allora, l’archivio è stato aggiornato con cadenza annuale, non solo con i dati dei terremoti avvenuti nel periodo, ma è stato anche arricchito progressivamente con informazioni nuove e più accurate (per esempio sulla caratterizzazione dei siti delle stazioni), con nuovi strumenti per la consultazione, la selezione e l’elaborazione delle registrazioni.

La raccolta sistematica di registrazioni accelerometriche è motivata dalla necessità di avere sempre a disposizione dati aggiornati per applicazioni sismologiche e ingegneristiche, come ad esempio la valutazione del comportamento strutturale delle opere civili o geotecniche, la calibrazione di leggi predittive del moto del suolo, o il calcolo delle mappe di scuotimento.

Il costante aggiornamento della banca dati si è rivelato fondamentale per realizzare in tempi brevi una serie di prodotti utili alla società. Tra le applicazioni più recenti dei dati accelerometrici contenuti in ITACA, ricordiamo la selezione dell’input per le simulazioni numeriche monodimensionali della microzonazione sismica di terzo livello dei 138 comuni maggiormente danneggiati dalla sequenza dell’Italia centrale del 2016-2017 (https://www.centromicrozonazionesismica.it/it/attivita/terremoto-centro-italia). Un’altra importante applicazione dei dati di ITACA è stata la selezione dei modelli predittivi del moto del suolo per il calcolo del nuovo modello di pericolosità sismica a scala nazionale (https://ingvcps.wordpress.com/2015/04/02/aggiornamento-del-modello-di-pericolosita-sismica-di-lungo-termine-per-litalia/) che sarà rilasciato a breve. Infine, in fase di emergenza sismica, la raccolta e la rapida elaborazione delle registrazioni è stata fondamentale per il calcolo delle Shakemaps (http://shakemap.rm.ingv.it/).

Gli accessi numerosi e continui a ITACA sin dalla pubblicazione testimoniano che in questi anni è diventato un riferimento e una fonte di informazioni fondamentali non solo per i ricercatori, ma anche per molti professionisti.

La versione 3.0 di ITACA (http://itaca.mi.ingv.it/) è la risposta alla necessità di innovazione attraverso l’adozione di strumenti software più aggiornati, utili a migliorare la velocità della selezione dei dati e l’accessibilità alle informazioni contenute.

Tra le principali novità segnaliamo:

  • La possibilità di effettuare l’accesso al sito tramite il proprio account google o orcid
  • L’adozione della base cartografica Openstreetmap (https://www.openstreetmap.org/)
  • Un’ampia documentazione, inclusa la statistica sui dati contenuti (Figura 1)
  • Il link alle mappe di scuotimento degli eventi sismici (http://shakemap.rm.ingv.it/)
  • Le analisi sismologiche finalizzate alla caratterizzazione della risposta dei siti di registrazione (Figura 2)
  • La pubblicazione di mappe geotematiche e parametri di sito quali la frequenza di risonanza e la velocità delle onde di taglio calcolata al substrato sismico.
  • Le informazioni relative alla sorgente sismica, di cui è riportata la geometria della faglia e le coordinate del punto di enucleazione
Itaca_Fig1

Figura 1 – Dettaglio della statistica dei contenuti di ITACA 3.0: distribuzione delle registrazioni in funzione della magnitudo di evento e della distanza epicentrale sorgente – sito.

Itaca_Fig2

Figura 2 – Rapporto tra la componente orizzontale e verticale dello spettro di Fourier (fase S) per la stazione di Amatrice (IT.AMT).

I numeri di ITACA 3.0 sono:

  • 1882 terremoti dal 1972 al 2018, nell’intervallo di magnitudo 3 – 6.9.
  • 1543 stazioni appartenenti alle due maggiori reti nazionali (Rete Accelerometrica Nazionale, RAN – gestita da DPC -, e Rete Sismologica Nazionale, RSN – gestita da INGV), una serie di reti regionali, tra cui quella dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste, e reti temporanee per lo studio degli effetti di sito, quali la rete 3A, installata nei comuni del centro Italia nel 2016.
  • 43258 forme d’onda che sono distribuite sia nella versione originale sia nella versione elaborata, dopo un attento controllo degli errori e l’eliminazione del rumore eventualmente presente attraverso procedure di filtraggio del segnale. Insieme alle registrazioni accelerometriche vengono distribuite le forme d’onda di velocità e spostamento e gli spettri di risposta elastici in accelerazione e spostamento, calcolati assumendo il 5% del rapporto di smorzamento critico (Figura 3).
Itaca_Fig3

Figura 3 – Componente E-W della registrazione accelerometrica del terremoto del 24 Agosto 2016 (Mw 6.0) alla stazione Amatrice (IT.AMT).

A cura di Lucia Luzi e Giovanni Lanzano, INGV Milano.


Licenza

Licenza Creative Commons

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Trenta anni di terremoti in Italia

In occasione del Convegno “LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO E DELLA POPOLAZIONE DAL RISCHIO SISMICO” organizzato dal Consiglio Nazionale dei Geologi e l’Ordine dei Geologi della Regione Marche, che si terrà a San Benedetto del Tronto il giorno 11 e 12 settembre,  l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha realizzato una carta tematica dal tema “Trenta anni di terremoti in Italia”.

La carta "Trenta anni di terremoti in Italia " che verrà distribuita ai partecipanti al Convegno  di San Benedetto del Tronto l'11 e 12 settembre 2014.

La carta “Trenta anni di terremoti in Italia ” che verrà distribuita ai partecipanti al Convegno di San Benedetto del Tronto l’11 e 12 settembre 2014.

La carta, in formato 70×100, mostra la localizzazione di circa 20.000 terremoti con magnitudo uguale o maggiore di 2.5 registrati dal 1 gennaio 1985 al 30 giugno 2014 dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV, estratti dal database ISIDE . I terremoti sono rappresentati con una doppia classificazione: in tre classi di magnitudo con simboli diversi (2.5=<M<4.0; 4.0=<M<5.0; M>=5.0) ed in 4 classi di profondità con colori diversi (0-18km; 19-35km; 36-100km; 101-650km). Leggi il resto di questa voce

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: