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Aggiornamento terremoto Mw 6.2 del 26 novembre 2019 in Albania

 

Aggiornamento [ore 10:00 27 novembre 2019]

Dopo l’evento Mw 6.2 avvenuto alle 3:54 del 26 novembre 2019, si sono susseguite varie scosse di una certa rilevanza. In particolare sono riportate sul sito terremoti.ingv.it quelle con magnitudo superiore a 5:

Screenshot 2019-11-26 19.28.51.png

Dalla lista si vede che attraverso analisi più approfondite la Magnitudo momento per l’evento principale è stata rivista a Mw 6.2 dalla stima iniziale di Mw 6.5. Le scosse nell’area epicentrale di magnitudo superiore a 5 sono state fino a questo momento 3 a cui si aggiunge un evento di magnitudo mb 5.3 avvenuto in Bosnia-Erzegovina (26 novemebre 2019 ore 10:19) ed un Mw 6.0 avvenuto con epicentro non lontano dall’isola di Creta (Grecia) il 27 novembre alle ore 8:23 (I).

Non sono state le uniche scosse registrate o risentite: ad ora, infatti, contiamo entro 20 km da Durazzo 10 scosse con magnitudo compresa tra 4 e 5, mentre quelle con magnitudo tra 3 e 4 sono circa 50.

 

Inquadramento tettonico.

Il terremoto del 26 novembre 2019, Mw 6.2, si è verificato in Albania, in prossimità della città di Durazzo, in un’area notoriamente sismica. Nel periodo storico questa zona è stata interessata da decine di terremoti, anche con Mw superiore a 5.5-6.0 (SHEEC, https://www.emidius.eu/SHEEC/, Stucchi et al., 2013). Ad esempio, il 15 aprile 1979 un evento di magnitudo 6.9 è avvenuto circa 70 km a nord- nordest di quello odierno causando gravissimi danni e numerosi morti. Diversi eventi storici nell’area hanno inoltre generato onde di maremoto.

Questa intensa attività sismica dimostra che lo strato più esterno della Terra (litosfera) è alla costante ricerca di un proprio equilibrio, per la verità molto distante dall’essere raggiunto. La litosfera è infatti suddivisa in blocchi (placche) in continuo movimento soggetti a sforzi di trazione, compressione e scorrimento. Il bacino del Mediterraneo si trova in corrispondenza di un complesso “puzzle” di placche e microplacche, di cui alcune tendono a scontrarsi fra loro. Questo è ciò che si verifica fra la litosfera adriatica e quella eurasiatica nell’area del terremoto del 26 novembre 2019. Questo scontro tra due blocchi litosferici è all’origine della formazione delle catene montuose (Dinaridi, Albanidi ed Ellenidi) che si trovano sul lato orientale del Mare Adriatico. Tramite indagini geologiche o analisi di dati satellitari siamo oggi in grado di stabilire che la velocità di convergenza di queste placche è di alcuni millimetri all’anno e da questo siamo anche in grado di stimare il numero medio di terremoti forti che potranno accadere nell’area in un intervallo di 300-500 anni (Carafa et al., 2015).

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Figura 1: In arancione le faglie sismogeniche di EDSF (European Database of Seismogenic Faults). . In rosso l’epicentro del terremoto del 26 novembre 2019 (Mw =6.2). In fuxia l’epicentro del terremoto del 21 settembre 2019 (M w =5.8). In blu la sezione mostrata in Figura 2.

La zona interessata dal terremoto di oggi si trova nelle Albanidi (Figura 1), catena montuosa strutturata per pieghe e faglie inverse. Diverse di queste faglie sono state riconosciute come attive e potenzialmente sismogeniche già negli anni passati (vedi Figura 2, Tiberti et al., 2008; Kastelic & Carafa, 2012).

Figura_albanides.png

Figura 2: Struttura profonda delle Albanidi nella zona del terremoto del 26 novembre 2019 (immagine presa da Roure et al., 2004).

 

In dettaglio, la faglia responsabile del terremoto del 26 novembre appartiene alle strutture compressive responsabili della deformazione e accavallamento dei sedimenti che costituiscono il nucleo della catena delle Albanidi, in accordo anche con i dati del meccanismo focale dell’evento del 26 novembre. Sono al momento in corso analisi dei dati sismologici e geodetici per identificare la faglia responsabile del terremoto. Per maggiori dettagli su questa e altre faglie sismogeniche della zona si possono consultare le banche dati DISS e EDSF (European Database of Seismogenic Faults), prodotte e gestite dall’INGV. Queste banche dati sono il risultato del lavoro pluridecennale sulla individuazione e parametrizzazione delle faglie sismogenetiche e sono un ingrediente importante del modello europeo SHARE sulla pericolosità sismica. Con una Mw stimata tra 6.2 e 6.4, questo rappresenta il terremoto più forte registrato in Albania negli ultimi decenni. Lo stesso sistema di faglie aveva causato anche il terremoto del 21 settembre di quest’anno (Mw 5.8).

Gli effetti del terremoto inoltre potrebbero essere stati amplificati dalle condizioni geologiche della regione, dove sono presenti alcuni bacini sedimentari non consolidati dove l’ampiezza delle onde sismiche possono aumentare anche di 4 o 5 volte rispetto alle ampiezze che si avrebbero nella stessa regione ma con suolo roccioso e consolidato.

Onde sismiche registrate dalla rete sismica nazionale

 Nell’animazione è illustrato come le onde sismiche dovute al terremoto odierno, abbiano attraversato tutto il territorio italiano in circa 15 minuti.  Ogni cerchio rappresenta l’ampiezza normalizzata della componente verticale dell’onda sismica registrata in alcune stazioni sismiche e filtrata tra 6 e 200 secondi di periodo. Il colore di ogni simbolo quindi identifica la velocità del movimento del suolo verso l’alto (blu) e verso il basso (rosso). Colori più intensi indicano maggiore velocità.Il sismogramma di riferimento (sulla sinistra) è stato registrato nella stazione di CAPA (Cerignola, FG) identificata nella mappa attraverso un quadrato rosso.Questa animazione permette di osservare come le registrazioni dei sismometri mostrino una propagazione preferenziale lungo regioni della costa adriatiche e l’area napoletana (in accordo con la mappa del risentimento ottenuta attraverso i questionari di www.haisentitoilterremoto.it).

Bibliografia

Carafa, M., Barba, S., & Bird, P. (2015), Neotectonics and long-term seismicity in Europe and the Mediterranean region, Journal of Geophysical Research-Solid Earth, 120(7), 5311-5342, doi: 10.1002/2014jb011751.

 

Kastelic, V., & Carafa, M. M. C. (2012), Fault slip rates for the active External Dinarides thrust-and-fold belt, Tectonics, 31, 18, doi: 10.1029/2011TC003022.

 

Roure, F., S. Nazaj, K. Mushka, I. Fili, J.-P. Cadet, and M. Bonneau, 2004, Kinematic evolution and petroleum systems—An appraisal of the Outer Albanides, in K. R. McClay, ed., Thrust tectonics and hydrocarbon systems: AAPG Memoir 82, p. 474 – 493.

 

Stucchi, M., et al. (2013), The SHARE European Earthquake Catalogue (SHEEC) 1000–1899, Journal of Seismology, 17(2), 523-544, doi: 10.1007/s10950-012-9335-2.

 

Tiberti, M. M., Lorito, S., Basili, R., Kastelic, V., Piatanesi, A., & Valensise, G. (2008), Scenarios of Earthquake-Generated Tsunamis for the Italian Coast of the Adriatic Sea, Pure and Applied Geophysics, 165(11), 2117-2142, doi: 10.1007/s00024-008-0417-6.

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5 novembre: giornata mondiale della consapevolezza sugli tsunami – l’esercitazione Latina 2019

La giornata mondiale della consapevolezza sugli Tsunami 2019 (World Tsunami Awareness Day: WTAD) organizzata dall’UNDRR (United Nations Office for Disaster Risk Reduction), si focalizza in particolare su uno dei sette obiettivi globali del protocollo di Sendai, che ha come oggetto la riduzione dei danni generati da catastrofi naturali alle strutture civili sensibili e alle infrastrutture esposte (“Substantially reduce disaster damage to critical infrastructure and disruption of basic services, among them health and educational facilities, including through developing their resilience by 2030“).

Il WTAD2019 è stato istituito per ricordare il rischio maremoto e per sollecitare i governi affinché siano investite risorse economiche nella costruzione e adeguamento degli edifici civili e strategici per renderli resilienti agli eventi naturali catastrofici, nei sistemi di allerta rapida da terremoto e tsunami e nell’istruzione, fondamentale per diffondere consapevolezza e proteggere persone e beni dal rischio di tsunami nel futuro. Oltre 700 milioni di persone, al giorno d’oggi, vivono in aree in via di sviluppo caratterizzate da coste lunghe e pianeggianti esposte a rischi estremi tra cui il rischio tsunami.

Perché è stata scelta come data emblematica il 5 Novembre? Lo raccontiamo in un articolo di questo blog.

Un’immagine simbolo dello tsunami del 2011 in Giappone

Nella conferenza tenutasi a Ginevra nel 2016, il segretario generale UNDRR Robert Glasser ammoniva: “Nonostante i numerosi successi in ambito scientifico, si contano ancora troppe vite perse in eventi catastrofici oramai conosciuti a causa di fallimenti o mancati investimenti nell’implementazione dei sistemi di allerta rapida (tsunami o terremoto) ma ancor più banalmente dal mancato insegnamento che eventi avvenuti nel passato avrebbero dovuto imprimere nella mente degli abitanti di alcune zone. Queste azioni sono spesso rafforzate da mancati interventi amministrativi e poca sensibilizzazione ai crescenti pericoli naturali”.

Prosegue sostenendo che: “la consapevolezza – carente nel grande pubblico – è un tema di vitale importanza e rappresenta il punto nodale della Campagna dei Sette anni di Sendai concordata con i membri delle Nazioni Unite.”

Proprio per questi motivi, il 10 Ottobre 2019 si è svolta un’esercitazione sul rischio maremoto in Italia, organizzata dall’Agenzia Regionale di Protezione Civile del Lazio con la Prefettura di Latina e dodici Comuni costieri della Provincia, con la collaborazione del Dipartimento di Protezione Civile, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dell’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale.

L’esercitazione, definita sinteticamente TSUNEXTT, si è svolta “per posti di comando” (ossia senza un coinvolgimento diretto della popolazione) e ha coinvolto direttamente i comuni costieri della provincia di Latina simulando, nel corso della mattinata, una situazione emergenziale connessa a un ipotetico maremoto. Lo scenario, stabilito prima dal Centro Allerta Tsunami dell’INGV (CAT-INGV), ma non comunicato prima dell’esercitazione, prevedeva che si generasse uno tsunami in seguito a un terremoto di magnitudo 7.0 avvenuto ipoteticamente lungo le coste della Calabria. Lo scopo dell’esercitazione era quello di sperimentare i flussi di attivazione e di comunicazione fra le diverse strutture operative e di comando che devono gestire l’emergenza e i modelli di intervento dei singoli Comuni coinvolti.

Mappa della zona interessata dalla simulazione, con l’epicentro dell’evento (stella rossa) e i livelli di allerta conseguenti visualizzati ai Forecast Point (in rosso quelli di livello Watch/rosso; in giallo quelli di livello Advisory/Arancione; in verde quelli di livello Information/Informazione). Le linee in mare rappresentano le isocrone (linee di uguale tempo di propagazione) della prima onda di tsunami.

Focus sulla zona dell’Italia meridionale interessata dall’evento sismico simulato.

Nel corso dell’esercitazione è stato inoltre testato il Sistema di Allertamento del SiAM (Sistema di Allertamento nazionale per i Maremoti) gestito, a livello nazionale, dal Dipartimento di Protezione Civile (DPC) in collaborazione con il CAT-INGV e l’ISPRA. In pratica, i messaggi di allerta vengono predisposti da quest’ultimo pochi minuti dopo l’accadimento di ogni forte terremoto nell’area mediterranea e inviati al DPC che li smista in tempo reale a tutti gli Enti partecipanti al sistema nazionale di protezione civile.

Un momento della preparazione dell’esercitazione TSUNEXTT 2019 presso la Prefettura di Latina. 

All’esercitazione hanno partecipato, oltre all’Agenzia Regionale di Protezione Civile della Regione Lazio, alla Prefettura e ai Comuni di Ponza, Ventotene, Minturno, Gaeta, Formia, Itri, Sperlonga, Fondi, Terracina, Sabaudia e Latina, anche le Forze di Polizia, i Vigili del Fuoco, la Capitaneria di Porto, l’ASL, l’ARES-118 e la Croce Rossa; inoltre erano presenti osservatori inviati dal DPC, dall’Agenzia Regionale e dall’INGV, per un totale di circa 100 persone, che hanno interagito per prendere decisioni con lo scopo di gestire al meglio la situazione di crisi.

Nel video, è possibile ripercorrere le fasi di “avviso di evento sismico” e a seguire le tre fasi caratterizzanti il “lancio” dei messaggi di allerta e fine evento alle strutture preposte (va tenuto presente che la tempistica seguita nell’esercitazione non rispecchia quella di un reale evento maremoto; per questo specifico scenario sarebbero stati inviati molto probabilmente più di 2 messaggi di conferma e il messaggio di fine allerta sarebbe stato inviato certamente molte ore dopo rispetto a quanto fatto durante l’ esercitazione).

 In tabella si riportano i quattro messaggi inviati dalla Sala di Sorveglianza Sismica e Allerta Tsunami dell’INGV di Roma:

Tipologia Messaggio Ora di Invio Allerta emessa
Iniziale 09:32 Arancione per Lazio meridionale
Conferma 09:42 Tsunami confermato dopo verifica dati mareografi Isole Eolie
Conferma 10:14 Tsunami confermato dopo verifica dati mareografi Sicilia, Calabria, Campania
Fine Evento 12:33 Chiusura 

Con l’auspicio che esercitazioni di tale portata e interesse diventino un comun denominatore per tutte le coste italiane esposte al pericolo Tsunami.


Se senti un terremoto lungo o forte, allontanati verso le zone più elevate.

A cura del Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV.


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La mostra INGV “Terremoti: attenti agli elementi. Dettagli che salvano la vita”, un percorso espositivo per rendere più sicure le nostre case

Durante un terremoto, quanto influisce il tipo di terreno sotto la nostra casa?

E quanto le caratteristiche degli edifici?  E se la nostra casa non subisce lesioni, siamo ugualmente a rischio?

Con la mostra “Terremoti: attenti agli elementi! Dettagli che salvano la vita”, in esposizione presso il Festival della Scienza di Genova dal 24 ottobre al 4 novembre 2019, si analizzano le caratteristiche dei terremoti, con particolare attenzione a quegli aspetti che riguardano l’ingegneria, l’interazione tra i tipi di terreno e i fenomeni di amplificazione sismica, le caratteristiche degli edifici e la loro risposta alla sollecitazione ricevuta. Tutti aspetti poco noti sui terremoti ma importanti per la nostra sicurezza.

L’iniziativa, frutto di una collaborazione tra Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Fondazione Eucentre e ricercatori dell’Università di Genova, ha carattere interattivo ed è arricchita da laboratori che puntano a coinvolgere il visitatore. Con giochi ed esperimenti si mettono in evidenza le semplici ma fondamentali azioni di prevenzione che possono ridurre il rischio sismico e i danni alle cose e alle persone durante e dopo un terremoto.

I terremoti hanno costruito e modellato, insieme ad altri fenomeni naturali, il territorio in cui viviamo. Gli eventi sismici non possono essere evitati né fermati, ma la popolazione può prepararsi e agire per ridurne i danni. La mostra “Terremoti: attenti agli elementi” vuole attirare l’attenzione sulla vulnerabilità degli edifici e sulle azioni che possono contenerla.

Le domande chiave che si vogliono suscitare vengono proposte attraverso un filmato introduttivo che, prendendo spunto da casi reali di terremoti che hanno recentemente colpito la penisola italiana, conducono il visitatore in un’analisi dei “punti” deboli (gli elementi del titolo).

Si tratta di situazioni spesso poco considerate nel bilancio del terremoto ma che hanno una grande importanza. La prima parte del percorso definisce e illustra gli elementi, strutturali e non strutturali, che costituiscono un edificio: pilastri, travi e murature portanti da una parte, finestre, impianti, arredi e suppellettili dall’altra.

Si passa quindi alla descrizione del fenomeno terremoto. La strumentazione installata in una stazione sismica mostra come si misurano le accelerazioni del suolo causate dagli eventi sismici. Si esaminano gli effetti in superficie dei terremoti, che dipendono dalle rocce o dai terreni attraversati dalle onde sismiche così come dalla morfologia del territorio, che modificano l’ampiezza, la frequenza e la durata del movimento del suolo.

Due exhibit mostrano un altro importante fenomeno locale legato al terremoto: la liquefazione dei terreni. In uno dei due exhibit è simulato il fenomeno con i suoi effetti. Nel secondo si osserva la rappresentazione tridimensionale dei danni che provoca. Segue una sezione relativa al diverso comportamento che hanno gli edifici in base alle loro caratteristiche costruttive. Modellini di altalene e di pendoli aiutano a capire con quanta forza le case possono essere scosse dai terremoti.

Sono messe a confronto diverse tipologie di edifici, per esempio quelli costruiti in muratura o in cemento armato, sollecitati dallo stesso terremoto. Le differenti risposte sono simulate con l’ausilio di una tavola vibrante tramite modellini in scala di diverse tipologie di edifici, in cui sono presenti sia elementi strutturali che non strutturali.

Ma come capire quali edifici possono resistere al terremoto? Se ne parla nella sezione conclusiva della mostra. Qui si cerca di individuare quali fattori determinano la vulnerabilità degli edifici, e quali azioni si possono adottare per ridurla e rendere più sicure le abitazioni. In una zona ad alta sismicità ci sono buone probabilità di avvertire un terremoto. L’intento della mostra è quello di rendere il visitatore consapevole della possibilità che accada e preparare la propria abitazione e gli altri ambienti di studio, gioco, lavoro, a questa eventualità.

Poiché ognuno ha un ruolo cruciale nella messa in sicurezza delle case e delle città, il messaggio che si vuole veicolare è la necessità di agire prima che il prossimo terremoto avvenga per fare in modo che i luoghi di vita e di lavoro siano pronti. Il tema della prevenzione è illustrato mediante diversi livelli di intervento che partono dall’essere informati sui vari aspetti necessari per potenziare la sicurezza della propria casa, per poi passare alle azioni vere e proprie.

In dettaglio, il percorso della prevenzione parte dalla conoscenza della pericolosità sismica della zona di residenza, illustrata con la mappa della pericolosità sismica d’Italia.

Il secondo passo è conoscere la vulnerabilità delle proprie abitazioni; il terzo passo è intervenire per migliorarne la sicurezza. Si sottolinea che in ciascuno di questi passaggi bisogna rivolgersi a chi ha la giusta competenza. La casa in cui viviamo è come un paziente malato per il quale si ricorre a un medico specialista. Nel caso delle costruzioni, la competenza è quella dei tecnici esperti in ingegneria sismica.

Per quanto riguarda gli elementi non strutturali di un edificio ci si sofferma soprattutto su quelli che possono stimolare un comportamento pro-attivo del cittadino: sono quegli elementi interni alle nostre case o negli ambienti di studio, gioco e lavoro, su cui è possibile intervenire subito, facilmente e senza ricorrere a un esperto. Finestre, mobili, scaffali, quadri possono rompersi, cadere, danneggiarsi e procurare altri danni. Il tema della loro messa in sicurezza è affrontato all’interno della mostra mediante un laboratorio interattivo che consiste nel costruire e comporre in modo corretto gli interni di una abitazione, e con giochi a squadre adatti a giovani e adulti. Qui le parole chiave della prevenzione, anche contenute nel video, sono: sposta gli oggetti che potrebbero colpirti e i mobili che potrebbero bloccare le vie di fuga; proteggi gli oggetti fragili di valore; fissa gli oggetti che potrebbero colpirti e fissa i mobili alti alla parete. Sostanzialmente un invito ad adeguare la propria casa, rivolgendosi agli esperti per gli interventi più impegnativi.

La mostra si conclude con il selfie-ricordo dei visitatori.

Per il Festival della Scienza di Genova, la mostra “Terremoti: attenti agli elementi! Dettagli che salvano la vita” è allestita nel Museoteatro della Commenda, in Piazza della Commenda, 1, Genova, ed è visitabile dal 24 ottobre al 4 novembre con i seguenti orari: feriali ore 10:00-17:00; sabato e festivi ore 10:00-18:00. Ma non si ferma qui. La mostra è itinerante e sarà allestita anche a Grottaminarda, a Varese e in altri luoghi.

Info e prenotazioni: http://www.festivalscienza.it/site/home/programma/terremoti-attenti-agli-elementi.html

A cura di Maddalena De Lucia, Gemma Musacchio, Stefano Solarino, Fabrizio Meroni, Elena Eva, Salvatore Marino, Lorenzo Scandolo, con la collaborazione del Laboratorio Grafica e Immagini – Daniela Riposati e Francesca Di Laura.


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Il 12 e 13 ottobre la nona edizione di Io Non Rischio

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Il 12 e 13 ottobre 2019 in centinaia di piazze italiane torna la campagna nazionale di comunicazione “Io Non Rischio”, giunta alla sua nona edizione.  Migliaia di volontari di associazioni di protezione civile, dopo aver seguito, nei mesi scorsi, un percorso formativo comune, coordinato dalle rispettive Regioni e realizzato da una rete di “formatori” esperti, anch’essi volontari, saranno presenti nelle loro realtà locali per sensibilizzare i cittadini sui rischi naturali presenti sul territorio e renderli responsabili e attivi nella riduzione di tali rischi.

Insieme ai consueti punti informativi nelle piazze, in molte realtà saranno organizzate iniziative collaterali, in particolare veri e propri percorsi di trekking urbano, alla scoperta delle tracce dei rischi che caratterizzano il territorio.

Lo slogan che identifica la campagna “Io Non Rischio” è l’affermazione di un proposito ben preciso, è una dichiarazione di intenti che ogni cittadino e ogni comunità può fare come parte attiva del Servizio Nazionale di Protezione Civile, così come previsto dal nuovo “Codice”.

I temi affrontati dalla campagna, oltre a quelli ormai consolidati (terremoto, maremoto, alluvione), si arricchiscono quest’anno del rischio vulcanico in una versione sperimentale per l’area flegrea – che sarà realizzata sabato 19 ottobre -, in occasione dell’esercitazione nazionale “Exe Flegrei 2019” prevista dal 16 al 20 ottobre.

Volontari della Campania “a lezione” di Io non rischio Vulcano Campi Flegrei in vista dell’esercitazione

La campagna IO NON RISCHIO, che quest’anno apre la “Settimana della Protezione Civile”, è promossa dal Dipartimento di Protezione Civile, da INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ANPAS – Associazione Nazione delle Pubbliche Assistenze, Fondazione CIMA e ReLUIS – Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismicaed è realizzata in collaborazione con Regioni e Comuni.

L’INGV, come promotore  e partner scientifico della campagna, ha contribuito e contribuisce attivamente alla ideazione e produzione dei materiali di comunicazione, alla formazione dei volontari che vanno in piazza sui rischi terremoto e maremoto (da quest’anno anche sul rischio vulcanico) – fornendo direttamente alle associazioni spunti e materiali per la progettazione degli allestimenti di piazza –  e a tutte le numerose attività di comunicazione, tra le quali lo sviluppo delle mappe interattive per il portale www.iononrischio.it.

L’elenco delle centinaia di piazze italiane interessate dall’evento il prossimo 12 e 13 ottobre è disponibile – in costante aggiornamento – sulla pagina web ufficiale della campagna dove è disponibile ulteriore materiale informativo.

Per promuovere e sostenere l’iniziativa attraverso i social si possono utilizzare gli hashtag ufficiali della campagna per il 2019: #iononrischio e #iononrischio2019.

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Una story map sul terremoto in Irpinia e Basilicata del 23 novembre 1980

La sera del 23 novembre 1980 alle ore 19:34 la terra tremò in larga parte del sud Italia. La scossa principale fu di magnitudo M 6.9 con epicentro tra le province di Avellino, Salerno e Potenza. Colpì una vasta area dell’Appennino meridionale con effetti devastanti soprattutto in Irpinia e nelle zone adiacenti delle province di Salerno e Potenza. Un approfondimento su questo evento è disponibile in un articolo del BLOG.

In occasione dei 38 anni dall’accadimento viene presentata una story map che racconta Il tragico impatto di questo terremoto in alcuni dei suoi aspetti principali attraverso mappe interattive, narrazione, testimonianze, immagini e video.

La story map propone una ricostruzione della sequenza sismica e dello stato del monitoraggio sismico nel 1980 anche attraverso l’ausilio di alcune mappe interattive.  I testi, le immagini e i video raccontano invece i giorni dell’emergenza, l’impatto sulle località colpite, la ricostruzione e gli aspetti socio-economici di questa tragedia che ha interessato oltre 600 comuni dell’Italia meridionale. Sono 7 le aree tematiche in cui è suddivisa:

  • Area epicentrale e sequenza sismica
  • Rete sismica nel 1980
  • Distribuzione degli effetti
  • Impatto nelle località colpite
  • Numeri del terremoto
  • Impatto socio-economico
  • Interventi, gestione dell’emergenza e ricostruzione

La descrizione dell’impatto del terremoto del 23 novembre 1980 in alcune delle località più colpite anche attraverso foto d’epoca.

Il modello utilizzato per la realizzazione della story map è lo “Story Map Cascade℠” (https://storymaps.arcgis.com/en/app-list/cascade/) che consente di combinare testo narrativo con mappe, immagini e contenuti multimediali in un’esperienza di scorrimento a schermo intero molto coinvolgente.  In una story map di tipo “Cascade” le sezioni contenenti testo e media in linea possono essere intervallate da sezioni “immersive” che riempiono lo schermo con mappe, immagini e video, ideale per creare storie avvincenti e approfondite, facilmente consultabili dagli utenti.

Tra i contenuti più interessanti della story map c’è la mappa interattiva della Rete Sismica operativa nel 1980. Già dal 1954 l’Istituto Nazionale di Geofisica controllava circa 23 punti di osservazione divisi tra Osservatori base e Stazioni. Gli Osservatori erano delle strutture che collaboravano con l’ING e oltre ad avere la funzione di registrare ed elaborare gli eventi sismici, erano adibiti anche alla ricerca, mentre le stazioni si limitavano alla registrazione degli eventi ed erano generalmente locali messi a disposizione dalle Università e da Enti pubblici o privati.

La mappa interattiva dei punti di osservazione nel 1980 suddivisi in Osservatori (blu), Università (verde), Stazioni ING (arancio). Nella mappa è rappresentata anche la sismicità 1980-1981 nell’area epicentrale del terremoto del 23 novembre 1980.

Per il terremoto del 23 novembre 1980 non si riuscirono a fornire notizie precise e tempestive riguardanti l’esatta localizzazione dell’evento per mancanza di dati disponibili in tempo reale, dal momento che non esisteva un unico centro di raccolta e di elaborazione dati.

ll sismogramma del terremoto delle 19:34 del 23 novembre 1980 registrato alla stazione sismica ING di Duronia in provincia di Campobasso.

Un’altra importante testimonianza presente nella parte finale della story map è l’appello del Presidente della Repubblica Sandro Pertini sul ritardo dei soccorsi e sul perdurare dell’emergenza contenuto in un video di un servizio della RAI sui giorni successivi al terremoto.

Per la realizzazione della story map sono state utilizzate le seguenti fonti:
  • i dati sulla sequenza sismica del 1980 in Irpinia e Basilicata tratti dalla Scheda SPECIALE CAMPANIA dell’INGV;
  • I testi e i dati di impatto sono estratti dal volume: IL PESO ECONOMICO E SOCIALE DEI DISASTRI SISMICI IN ITALIA NEGLI ULTIMI 150 ANNI 1861-2011 di Emanuela Guidoboni e Gianluca Valensise;  
  • I dati macrosismici provengono dal Database macrosismico italiano 2015 (DBMI15 – https://emidius.mi.ingv.it/DBMI/ ).

La story map è stata inserita nella galleria StoryMaps & Terremoti ed è disponibile al seguente LINK.

A cura di Maurizio Pignone e Anna Nardi (INGV – Osservatorio Nazionale Terremoti)


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