La mostra INGV “Terremoti: attenti agli elementi. Dettagli che salvano la vita”, un percorso espositivo per rendere più sicure le nostre case

Durante un terremoto, quanto influisce il tipo di terreno sotto la nostra casa?

E quanto le caratteristiche degli edifici?  E se la nostra casa non subisce lesioni, siamo ugualmente a rischio?

Con la mostra “Terremoti: attenti agli elementi! Dettagli che salvano la vita”, in esposizione presso il Festival della Scienza di Genova dal 24 ottobre al 4 novembre 2019, si analizzano le caratteristiche dei terremoti, con particolare attenzione a quegli aspetti che riguardano l’ingegneria, l’interazione tra i tipi di terreno e i fenomeni di amplificazione sismica, le caratteristiche degli edifici e la loro risposta alla sollecitazione ricevuta. Tutti aspetti poco noti sui terremoti ma importanti per la nostra sicurezza.

L’iniziativa, frutto di una collaborazione tra Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Fondazione Eucentre e ricercatori dell’Università di Genova, ha carattere interattivo ed è arricchita da laboratori che puntano a coinvolgere il visitatore. Con giochi ed esperimenti si mettono in evidenza le semplici ma fondamentali azioni di prevenzione che possono ridurre il rischio sismico e i danni alle cose e alle persone durante e dopo un terremoto.

I terremoti hanno costruito e modellato, insieme ad altri fenomeni naturali, il territorio in cui viviamo. Gli eventi sismici non possono essere evitati né fermati, ma la popolazione può prepararsi e agire per ridurne i danni. La mostra “Terremoti: attenti agli elementi” vuole attirare l’attenzione sulla vulnerabilità degli edifici e sulle azioni che possono contenerla.

Le domande chiave che si vogliono suscitare vengono proposte attraverso un filmato introduttivo che, prendendo spunto da casi reali di terremoti che hanno recentemente colpito la penisola italiana, conducono il visitatore in un’analisi dei “punti” deboli (gli elementi del titolo).

Si tratta di situazioni spesso poco considerate nel bilancio del terremoto ma che hanno una grande importanza. La prima parte del percorso definisce e illustra gli elementi, strutturali e non strutturali, che costituiscono un edificio: pilastri, travi e murature portanti da una parte, finestre, impianti, arredi e suppellettili dall’altra.

Si passa quindi alla descrizione del fenomeno terremoto. La strumentazione installata in una stazione sismica mostra come si misurano le accelerazioni del suolo causate dagli eventi sismici. Si esaminano gli effetti in superficie dei terremoti, che dipendono dalle rocce o dai terreni attraversati dalle onde sismiche così come dalla morfologia del territorio, che modificano l’ampiezza, la frequenza e la durata del movimento del suolo.

Due exhibit mostrano un altro importante fenomeno locale legato al terremoto: la liquefazione dei terreni. In uno dei due exhibit è simulato il fenomeno con i suoi effetti. Nel secondo si osserva la rappresentazione tridimensionale dei danni che provoca. Segue una sezione relativa al diverso comportamento che hanno gli edifici in base alle loro caratteristiche costruttive. Modellini di altalene e di pendoli aiutano a capire con quanta forza le case possono essere scosse dai terremoti.

Sono messe a confronto diverse tipologie di edifici, per esempio quelli costruiti in muratura o in cemento armato, sollecitati dallo stesso terremoto. Le differenti risposte sono simulate con l’ausilio di una tavola vibrante tramite modellini in scala di diverse tipologie di edifici, in cui sono presenti sia elementi strutturali che non strutturali.

Ma come capire quali edifici possono resistere al terremoto? Se ne parla nella sezione conclusiva della mostra. Qui si cerca di individuare quali fattori determinano la vulnerabilità degli edifici, e quali azioni si possono adottare per ridurla e rendere più sicure le abitazioni. In una zona ad alta sismicità ci sono buone probabilità di avvertire un terremoto. L’intento della mostra è quello di rendere il visitatore consapevole della possibilità che accada e preparare la propria abitazione e gli altri ambienti di studio, gioco, lavoro, a questa eventualità.

Poiché ognuno ha un ruolo cruciale nella messa in sicurezza delle case e delle città, il messaggio che si vuole veicolare è la necessità di agire prima che il prossimo terremoto avvenga per fare in modo che i luoghi di vita e di lavoro siano pronti. Il tema della prevenzione è illustrato mediante diversi livelli di intervento che partono dall’essere informati sui vari aspetti necessari per potenziare la sicurezza della propria casa, per poi passare alle azioni vere e proprie.

In dettaglio, il percorso della prevenzione parte dalla conoscenza della pericolosità sismica della zona di residenza, illustrata con la mappa della pericolosità sismica d’Italia.

Il secondo passo è conoscere la vulnerabilità delle proprie abitazioni; il terzo passo è intervenire per migliorarne la sicurezza. Si sottolinea che in ciascuno di questi passaggi bisogna rivolgersi a chi ha la giusta competenza. La casa in cui viviamo è come un paziente malato per il quale si ricorre a un medico specialista. Nel caso delle costruzioni, la competenza è quella dei tecnici esperti in ingegneria sismica.

Per quanto riguarda gli elementi non strutturali di un edificio ci si sofferma soprattutto su quelli che possono stimolare un comportamento pro-attivo del cittadino: sono quegli elementi interni alle nostre case o negli ambienti di studio, gioco e lavoro, su cui è possibile intervenire subito, facilmente e senza ricorrere a un esperto. Finestre, mobili, scaffali, quadri possono rompersi, cadere, danneggiarsi e procurare altri danni. Il tema della loro messa in sicurezza è affrontato all’interno della mostra mediante un laboratorio interattivo che consiste nel costruire e comporre in modo corretto gli interni di una abitazione, e con giochi a squadre adatti a giovani e adulti. Qui le parole chiave della prevenzione, anche contenute nel video, sono: sposta gli oggetti che potrebbero colpirti e i mobili che potrebbero bloccare le vie di fuga; proteggi gli oggetti fragili di valore; fissa gli oggetti che potrebbero colpirti e fissa i mobili alti alla parete. Sostanzialmente un invito ad adeguare la propria casa, rivolgendosi agli esperti per gli interventi più impegnativi.

La mostra si conclude con il selfie-ricordo dei visitatori.

Per il Festival della Scienza di Genova, la mostra “Terremoti: attenti agli elementi! Dettagli che salvano la vita” è allestita nel Museoteatro della Commenda, in Piazza della Commenda, 1, Genova, ed è visitabile dal 24 ottobre al 4 novembre con i seguenti orari: feriali ore 10:00-17:00; sabato e festivi ore 10:00-18:00. Ma non si ferma qui. La mostra è itinerante e sarà allestita anche a Grottaminarda, a Varese e in altri luoghi.

Info e prenotazioni: http://www.festivalscienza.it/site/home/programma/terremoti-attenti-agli-elementi.html

A cura di Maddalena De Lucia, Gemma Musacchio, Stefano Solarino, Fabrizio Meroni, Elena Eva, Salvatore Marino, Lorenzo Scandolo, con la collaborazione del Laboratorio Grafica e Immagini – Daniela Riposati e Francesca Di Laura.


Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale

Una story map dello sviluppo della Rete Sismica Nazionale

Come si registravano i terremoti prima dell’evento in Irpinia del 1980?

Come si è evoluta e sviluppata la Rete Sismica Nazionale (RSN) dai pochi punti di osservazione sparsi sul territorio nazionale fino alle centinaia di stazioni multiparametriche dei nostri giorni?

In occasione del Ventennale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, INGVterremoti ha realizzato una nuova story map che racconta lo sviluppo negli anni di una delle infrastrutture più importanti dell’Istituto che ha permesso, e permette, di monitorare la sismicità in Italia e nel Mondo e di assicurare il servizio di sorveglianza sismica del nostro territorio per il Dipartimento della Protezione Civile.

La story map propone una ricostruzione storica dello sviluppo della rete di monitoraggio dell’INGV (prima ING) che, all’inizio degli anni ’80, a seguito del terremoto in Irpinia del 23 novembre 1980, venne centralizzata per fornire un servizio di monitoraggio e sorveglianza a livello nazionale in tempo reale o quasi. Nacque così il primo prototipo di Rete Sismica Nazionale Centralizzata (RSNC), che contava una trentina di stazioni ubicate sul territorio italiano, per lo più presso gli osservatori pubblici e/o privati esistenti.

Attraverso l’ausilio di alcune mappe interattive, testi, foto, video, immagini storiche e recenti vengono raccontati i principali aspetti relativi allo sviluppo tecnologico e strumentale delle stazioni di monitoraggio (sensori, ricevitori, trasmissione dati, alimentazione), all’incremento del numero di stazioni e infine alla conseguente evoluzione del servizio di sorveglianza (localizzazioni eventi, turnazione H24, comunicazione verso DPC e il pubblico).

Immagini dei primi del Novecento di alcuni Osservatori sismologici operativi in Italia: sede storica dell’Osservatorio Vesuviano (in alto a sx), Osservatorio del Collegio dell’Opera Pia “Alberoni” di Piacenza (in alto a dx), Osservatorio Meteorico e Geodinamico del Comizio Agrario di Reggio Calabria (in basso a dx), Regio Osservatorio Geofisico di Pavia (in basso a sx).

Le aree tematiche sviluppate nella story map per raccontare negli anni la RSN sono:

  • Il monitoraggio sismico prima del 1980
  • La Rete Sismica Nazionale negli anni ‘80, la centralizzazione
  • La nascita della Rete MEDNET e della tecnologia digitale
  • Lo sviluppo della Rete negli anni 2000 e il Progetto CESIS
  • La stazione di monitoraggio multiparametrica
  • La Rete Sismica Nazionale Integrata
  • Il servizio di sorveglianza sismica del territorio nazionale

La story map evidenzia alcuni aspetti fondamentali nell’evoluzione del monitoraggio in Italia: per esempio come nei primi anni 2000, con lo sviluppo di stazioni e reti digitali con trasmissione dei dati satellitare, si assiste ad una crescita esponenziale del numero di stazioni della Rete Sismica Nazionale, che passa nel giro di tre-quattro anni, da un centinaio di stazioni analogiche, a quasi 300 stazioni digitali multiparametriche affiancando ai sensori tradizionali come velocimetri e accelerometri, anche GPS geodetici e strumenti per la misura del Radon, installati nel medesimo sito di stazione.

Stazione di monitoraggio permanente satellitare di JOPP-Joppolo (VV) della Rete Sismica Nazionale.

Oggi la Rete Sismica Nazionale Integrata, grazie anche al contributo dei dati provenienti da stazioni estere, installate in regioni confinanti, conta ormai quasi 500 stazioni in tempo reale.

Mappa della Rete Sismica Nazionale Integrata (agg. settembre 2019).

Dagli anni ’80 l’incremento del numero di stazioni della RSN è molto evidente: si è passati dalle circa 80 stazioni nel 1986 ad oltre 500 in questi ultimi anni. Un confronto tra gli intervalli temporali più significativi per lo sviluppo della RSN può essere visualizzato attraverso le 4 mappe interattive sincronizzate riportate qui di seguito. In ciascuna mappa sono rappresentate in arancio le stazioni dell’INGV (prima ING) e in magenta le stazioni collegate alla RSN gestite da altri Enti, Università, Osservatori, ecc.

Lo sviluppo della Rete Sismica Nazionale dell’INGV dagli anni ’80 ad oggi in 4 mappe interattive  sincronizzate (1986-1996-2008-2019).

Il modello utilizzato per la realizzazione della story map è lo “Story Map Cascade℠” (https://storymaps.arcgis.com/en/app-list/cascade/) che consente di combinare testo narrativo con mappe, immagini e contenuti multimediali in un’esperienza di scorrimento a schermo intero molto coinvolgente.  In una story map di tipo “Cascade” le sezioni contenenti testo e media in linea possono essere intervallate da sezioni “immersive” che riempiono lo schermo con mappe, immagini e video, ideale per creare storie avvincenti e approfondite, facilmente consultabili dagli utenti.

La story map è stata realizzata da M. Pignone, A. Nardi, A. Delladio, P. Battelli e R. Moschillo. Hanno contribuito alla raccolta delle immagini e dei testi: R. Di Maro, E. Lencioni, S. Mazza, S. Rao e A. Amato.

La story map è stata inserita nella galleria StoryMaps & Terremoti ed è disponibile al seguente LINK.

A cura di Maurizio Pignone e Anna Nardi (INGV – Osservatorio Nazionale Terremoti)


Licenza

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Il 12 e 13 ottobre la nona edizione di Io Non Rischio

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Il 12 e 13 ottobre 2019 in centinaia di piazze italiane torna la campagna nazionale di comunicazione “Io Non Rischio”, giunta alla sua nona edizione.  Migliaia di volontari di associazioni di protezione civile, dopo aver seguito, nei mesi scorsi, un percorso formativo comune, coordinato dalle rispettive Regioni e realizzato da una rete di “formatori” esperti, anch’essi volontari, saranno presenti nelle loro realtà locali per sensibilizzare i cittadini sui rischi naturali presenti sul territorio e renderli responsabili e attivi nella riduzione di tali rischi.

Insieme ai consueti punti informativi nelle piazze, in molte realtà saranno organizzate iniziative collaterali, in particolare veri e propri percorsi di trekking urbano, alla scoperta delle tracce dei rischi che caratterizzano il territorio.

Lo slogan che identifica la campagna “Io Non Rischio” è l’affermazione di un proposito ben preciso, è una dichiarazione di intenti che ogni cittadino e ogni comunità può fare come parte attiva del Servizio Nazionale di Protezione Civile, così come previsto dal nuovo “Codice”.

I temi affrontati dalla campagna, oltre a quelli ormai consolidati (terremoto, maremoto, alluvione), si arricchiscono quest’anno del rischio vulcanico in una versione sperimentale per l’area flegrea – che sarà realizzata sabato 19 ottobre -, in occasione dell’esercitazione nazionale “Exe Flegrei 2019” prevista dal 16 al 20 ottobre.

Volontari della Campania “a lezione” di Io non rischio Vulcano Campi Flegrei in vista dell’esercitazione

La campagna IO NON RISCHIO, che quest’anno apre la “Settimana della Protezione Civile”, è promossa dal Dipartimento di Protezione Civile, da INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ANPAS – Associazione Nazione delle Pubbliche Assistenze, Fondazione CIMA e ReLUIS – Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismicaed è realizzata in collaborazione con Regioni e Comuni.

L’INGV, come promotore  e partner scientifico della campagna, ha contribuito e contribuisce attivamente alla ideazione e produzione dei materiali di comunicazione, alla formazione dei volontari che vanno in piazza sui rischi terremoto e maremoto (da quest’anno anche sul rischio vulcanico) – fornendo direttamente alle associazioni spunti e materiali per la progettazione degli allestimenti di piazza –  e a tutte le numerose attività di comunicazione, tra le quali lo sviluppo delle mappe interattive per il portale www.iononrischio.it.

L’elenco delle centinaia di piazze italiane interessate dall’evento il prossimo 12 e 13 ottobre è disponibile – in costante aggiornamento – sulla pagina web ufficiale della campagna dove è disponibile ulteriore materiale informativo.

Per promuovere e sostenere l’iniziativa attraverso i social si possono utilizzare gli hashtag ufficiali della campagna per il 2019: #iononrischio e #iononrischio2019.

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Il terremoto del 7 ottobre 2019, Mw 4.0 in provincia di Catanzaro: approfondimento geologico

Il terremoto del 7 ottobre 2019, Mw 4.0, si è verificato circa 10 km ad ovest della città di Catanzaro ad una profondità di 27 km, nel contesto della zona di subduzione dell’Arco Calabro (Figura 1).

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Figura 1: La stella rossa rappresenta l’epicentro del terremoto del 7 ottobre 2019, Mw 4.0, nel contesto della subduzione dell’Arco Calabro. Il piano di subduzione è rappresentato con isolinee di profondità (il valore di profondità è indicato in bianco), è tratto da DISS v. 3.2.1 (DISS Working Group, 2018; http://diss.rm.ingv.it/diss/, il Database delle sorgenti sismogenetiche italiane è descritto in questo articolo del blog) e visualizzato attraverso Google Earth.

La subduzione è un processo che si instaura lungo il margine tra due placche che convergono, per cui una delle due scorre sotto l’altra, sprofondando nel mantello sottostante. La subduzione dell’Arco Calabro è il risultato della convergenza tra la placca euroasiatica -a nord- e la placca africana – a sud. Le misure geodetiche confermano che questo movimento relativo avviene ad una velocità di alcuni millimetri ogni anno.

Il processo di subduzione (ossia di immersione nel mantello terrestre) di crosta oceanica ionica (africana) al di sotto della placca euroasiatica è iniziato circa 80 milioni di anni fa ed è attualmente ancora in corso nella porzione dell’Arco Calabro compresa tra la Stretta di Catanzaro e lo Stretto di Messina, causando l’arretramento verso sud-est dell’Arco Calabro. La crosta oceanica subdotta (slab) raggiunge una profondità di circa 600 km. I terremoti che avvengono all’interno dello slab permettono di delinearne approssimativamente la geometria, rappresentata attraverso linee di uguale profondità in Figura 1. Per un approfondimento sulla sismicità profonda dell’Arco Calabro è possibile leggere questo post e vedere il video:

Studi recenti hanno definito la geometria dell’interfaccia tra le due placche e le principali caratteristiche della placca in subduzione (vedi Neri et al., 2009; Maesano et al., 2017 e bibliografia relativa). 

L’insieme dei processi geodinamici in atto nella zona di subduzione controlla la sismotettonica dell’area, cioè l’insieme dei processi dovuti all’interazione tra la tettonica attiva e la sismicità.

In generale, nelle zone di subduzione si possono verificare diversi tipi di terremoti in funzione della posizione in cui avvengono rispetto alla subduzione stessa (Figura 2). Avremo quindi terremoti caratterizzati da cinematica inversa sia sull’interfaccia al contatto tra le due placche che sulle faglie che si propagano all’interno della placca superiore partendo dall’interfaccia in prossimità del margine (dette megasplays). All’interno della placca superiore avremo invece terremoti caratterizzati da cinematica normale ed eventualmente anche trascorrente.  Anche la placca subdotta è sottoposta a forze che generano terremoti (detti intra-slab) con cinematica variabile in funzione di profondità e posizione relativa.

Considerando l’intera storia sismica italiana a nostra disposizione, la Calabria è stata interessata da alcuni dei terremoti più forti, le cui faglie responsabili sono spesso poco evidenti nella geologia di superficie o addirittura cieche (che non intersecano la superficie topografica). Sebbene molte faglie siano state individuate come sorgenti sismogenetiche di forti terremoti, ad oggi è possibile che in questa regione alcune faglie attive e responsabili di forti terremoti storici possano non essere state ancora identificate (vedi Tiberti et al., 2017). 

Figura 2: In alto, rappresentazione schematica di una zona di subduzione (modificata da Doglioni et al., 1999). In basso, schema della subduzione in Calabria, con la posizione delle tipologie di sorgenti sismogenetiche note (A1 e A2 faglie normali, B faglie inverse).  La stella rossa rappresenta l’epicentro del terremoto del 7 ottobre 2019. Figura modificata da Tiberti et al., 2017.

Torniamo al terremoto del 7 ottobre. Il meccanismo focale calcolato indica che si tratta di un terremoto generato da una faglia con cinematica normale. Sappiamo che le faglie normali si collocano agevolmente nel contesto generale della sismicità presente nelle zone di subduzione. Considerando le incertezze relative alla posizione dell’interfaccia di subduzione, possiamo collocare la faglia responsabile del terremoto del 7 ottobre sia all’interno della placca superiore, sia all’interno dello slab subdotto (Figura 2).

a cura di Paola Vannoli e Mara Tiberti, INGV-Roma1.


Bibliografia

DISS Working Group (2018). Database of Individual Seismogenic Sources (DISS), Version 3.2.1: A compilation of potential sources for earthquakes larger than M 5.5 in Italy and surrounding areas. http://diss.rm.ingv.it/diss/, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia; doi:10.6092/INGV.IT-DISS3.2.1.

Doglioni C., P. Harabaglia, S. Merlini, F. Mongelli, A. Peccerillo, C. Piromallo (1999). Orogens and slabs vs. their direction of subduction. Earth-Sci. Rev., 45, 167-208.

Maesano F.E., M.M. Tiberti, R. Basili (2017). The Calabrian Arc: three-dimensional modelling of the subduction interface. Scientific reports, 7, 8887, doi:10.1038/s41598-017-09074-8.

Neri G., B. Orecchio, C. Totaro, G. Falcone, D. Presti (2009). Subduction Beneath Southern Italy Close the Ending: Results from Seismic Tomography. Seismological Research Letters, 80, 63-70, doi:10.1785/gssrl.80.1.63.

Tiberti M.M., P. Vannoli, U. Fracassi, P. Burrato, V. Kastelic, G. Valensise (2017). Understanding seismogenic processes in the Southern Calabrian Arc: a geodynamic perspective. Ital. J. Geosci., 136, 3, 365-388, doi:10.3301/IJG.2016.12.

Problemi tecnici lista web terremoti.ingv.it [risolto]

[AGGIORNAMENTO 08-10-19 ore 14:30] i problemi tecnici sono stati risolti ed il servizio di aggiornamento ripristinato.

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Il servizio di aggiornamento in tempo reale della lista terremoti terremoti.ingv.it non sarà garantito nelle prossime ore,  in seguito ad un distacco improvviso di corrente elettrica ed al conseguente danneggiamento di alcuni server.

Le informazioni in tempo reale sono in ogni caso garantite al Dipartimento di Protezione Civile attraverso i consueti protocolli di comunicazione concordati.

Sono operativi per tutti sia il canale Twitter @ingvterremoti che la pagina Facebook (per eventi di magnitudo superiore a 2.5) mentre sarà possibile reperire sul blog ingvterremoti.wordpress.com informazioni più dettagliate su eventuali terremoti di magnitudo superiore a 4.0.

Ci scusiamo per il disservizio.

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