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Fig. 5. Schema dell’Appennino meridionale con gli aftershocks e le faglie del 1980 rapportati ai principali terremoti storici della regione. Questo schema (tratto da un “lucido” di quelli che si usavano sulle lavagne luminose) è stato presentato in numerosi sedi (convegno nazionali e internazionali, pubblicazioni scientifiche) nei primi anni ’90.

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Fig. 4. Sezioni verticali attraverso (sopra) e parallela (sotto) al sistema di faglie, che hanno permesso di proporre l’ipotesi di riattivazione di un thrust appenninico come faglia diretta. Inoltre, si osservava come la distribuzione della sismicità in profondità lungo la faglia principale fosse influenzata dalle caratteristiche reologiche della crosta (da Amato and Selvaggi, 1993).

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Fig. 3. Mappa epicentrale e sezione verticale degli aftershocks meglio localizzati della sequenza del 1980.

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Tempi di arrivo (time) alle diverse stazioni della Rete Sismica Nazionale, utilizzati per la localizzazione ipocentrale del terremoto del 16 gennaio 2016, M4.3. In tabella sono indicate anche le distanze tra ciascuna stazione e ipocentro.