Il terremoto del cosentino del 20 febbraio 1980

Era la notte di Carnevale del 1980 quando gli abitanti del cosentino furono svegliati di soprassalto. Alle 3:34 locali del 20 febbraio un forte boato seguito da un’altrettanto forte scuotimento interruppe il sonno degli abitanti di Cosenza, di Rende e di altri centri abitati attigui. Solo pochi minuti più tardi, alle 3:40, una seconda scossa spaventava ulteriormente i cittadini già molto impauriti. Poco impresso nella memoria nazionale, legata quell’anno al catastrofico terremoto in Irpinia del 23 novembre, questo evento è ben radicato nella memoria dei cittadini del cosentino. Pur trattandosi di un terremoto di dimensioni relativamente modeste (Molini et al., 2008), si tratta della scossa più forte avvenuta nell’area di Cosenza negli ultimi decenni. Il terremoto è impresso in particolare nella memoria collettiva di Rende dove il 20 febbraio è festa patronale proprio a seguito del doppio evento sismico del 1980. Il voto dei rendesi verso la Madonna dell’Immacolata rinnovò così una tradizione che vedeva in precedenza celebrare la festa il 12 febbraio in memoria del terremoto del 1854, evento che portò distruzione e lutti in molti paesi del cosentino; ancora prima la festa patronale era ricollegabile al terremoto del 14 luglio 1767, sisma che produsse effetti distruttivi soprattutto nella Valle del Crati.

In questo articolo ricostruiamo le ore successive all’evento del 20 febbraio 1980 attraverso le cronache della Gazzetta del Sud

Il racconto dei cronisti 

 La terra ha tremato per undici interminabili secondi. (…) Un’altra decina di movimenti tellurici si sono poi susseguiti per tutta la giornata. S’è trattato di scosse di assestamento, registrate solo dalla stazione di Arcavacata.L’epicentro del terremoto è stato localizzato da 5 a 8 chilometri a nord-est di Cosenza, nella zona compresa tra Commenda e Quattromiglia di Rende.(…) Il terremoto ha provocato scene di panico

Così si legge in prima pagina sulla Gazzetta del Sud di giovedì 21 febbraio del 1980. Il giornalista autore dell’articolo, Raffaele Nigro, passa in rassegna le zone colpite e parla anche di due vittime indirette del terremoto, stroncate da infarto per lo spavento.

Dalla prima pagina della Gazzetta del Sud del 21 febbraio 1980

Migliaia di personesuccessivamente verranno valutate in circa 90 mila, come riporta la Gazzetta del Sud del 22 febbraio 1980 – passarono la notte in auto nelle piazze, in grandi spazi aperti nelle periferie dei centri abitati o sulle spiagge della costa tirrenica, riscaldandosi con falò; solo nella mattinata molti abitanti dei luoghi colpiti fecero rientro a casa, mentre uffici pubblici, scuole, banche e quasi tutti i negozi rimasero chiusi per l’intera giornata. A causa di notizie infondate diffuse nella mattinata da una radio locale, che davano per scontate il ripetersi di nuove scosse di terremoto di forte intensità, l’esodo dalle abitazioni fu ripetuto dagli abitanti.

La maggior parte delle abitazioni, fatte sgomberare a seguito delle verifiche dai tecnici del Comune, erano nel centro storico di Cosenza. Le zone più colpite nel comune di Rende si trovavano nel quartiere Commenda e nella zona universitaria di Arcavacata: a Commenda furono sgomberati due edifici che ospitavano studenti dell’ateneo rendese, mentre lesioni furono registrate negli edifici appena ultimati nel Villaggio Europa. Nel Campus Universitario furono danneggiate il Polifunzionale, dove andarono in frantumi le vetrate; la sede della Facoltà di Lettere, dove crollarono alcune pareti divisorie e venne chiusa la mensa universitaria per i danni subiti; nel centro storico di Rende furono registrati danni al campanile della Chiesa della Pietà. Crolli, lesioni e danni furono registrati negli edifici di Castiglione Cosentino, Rose, Montalto Uffugo, Celico, Pedace, Torano Castello, Mendicino e Bisignano. Le cronache in quell’edizione della Gazzetta riportano anche notizie da altre località. In particolare, nella zona del Paolano i corrispondenti parlano di “scene di sgomento e paura ovunque”, lievi danni e nessun ferito. Si cita anche la notizia della nascita di un bambino in una clinica privata a Belvedere Marittimo, durante la notte del terremoto. 

Le testimonianze dei cittadini

Nell’articolo intitolato “La lunga notte della paura”, a pagina 4 dell’edizione del 21 febbraio della Gazzetta del Sud, sono raccolte alcune testimonianze dirette. 

Una paura così non l’avevo avuta da quasi quarant’anni – dice un pensionato – da quando cioè, durante la guerra, i caccia bombardieri sorvolavano la nostra città, seminando lutti e rovine. Sono scappato (da casa, ndr) non appena ho avvertito la prima scossa di terremoto: sono stato io ad avvertire per primo ed ho svegliato i miei figli. Appena siamo arrivati in strada abbiamo incontrato centinaia di altre persone in preda al panico”.

“Ho proprio pensato – racconta un’altra cittadina – che era arrivata la fine del mondo, a casa mia ha ondeggiato tutto e non me la sono proprio sentita di restare al chiuso. Abito nella città vecchia… ho avvertito un boato enorme. In un primo momento avevo temuto che si fosse trattato di un attentato terroristico. Poi mi sono affacciata ed ho sentito persone che gridavano che c’era stato il terremoto. E’ un miracolo che non sia crollata nessuna casa. Sono venuta a Piazza Loreto perché è una zona sicura”.

Dalle cronache delle prime ore emerge anche la voce di un docente di geologia del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università della Calabria, il professor Cesare Roda. In particolare, firma un pezzo in prima pagina intitolato “Vivere con il terremoto” in cui descrive l’evento e sottolinea l’alto rischio sismico del territorio regionale e la necessità di “predisporsi a vivere insieme ai terremoti”, elencando diverse iniziative adottate in varie parti del mondo per gestire il rischio sismico.

Piazza Valdesi a Cosenza, durante la notte del terremoto, dall’articolo “La lunga notte della paura”, Gazzetta del Sud del 21 febbraio 1980, pag. 4

I danni

I danni agli edifici pubblici e privati furono diffusi. Dall’edizione del 22 febbraio della Gazzetta del Sud sappiamo che l’onorevole Francesco Principe (PSI) rivolse una interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio e al Ministro dei Lavori Pubblici “… per sapere se siano a conoscenza dei notevoli danni causati nella notte tra il 19 ed il 20 febbraio nel cosentino da scosse sismiche”; anche gli onorevoli democristiani Pietro Rende e Riccardo Misasi presentarono una interpellanza al Ministero dell’Interno al quale riferirono che “… appaiono gravemente lesionati dal sisma diversi immobili pubblici e privati dei comuni posti in un raggio di circa 50 chilometri dall’epicentro di Rende – Montalto Uffugo (…) in particolare nel centro storico di Cosenza le strutture hanno subito lesioni tali da indurre la popolazione ad abbandonare le proprie abitazioni per cui si registra la presenza di centinaia di senza tetto.” 

Secondo un articolo della Gazzetta del Sud del 27 febbraio, una prima valutazione dei danni sarebbe ammontata a 100 miliardi di lire. Nella sola Rende vennero contate 1200 abitazioni danneggiate, 150 famiglie senza tetto, 6 chiese inagibili di cui saranno abbattuti alcuni campanili pericolanti; a Cosenza gli edifici con lesioni superano il migliaio.

Dal punto di vista macrosismico, il lavoro di Molin et al. (2008) evidenzia che una ricostruzione della distribuzione del danno risulta tutt’altro che semplice.

Gazzetta del Sud, 21 febbraio 1980, pag. 5

Il terremoto e la sismicità storica dell’area

Come riportato nel  “Bollettino mensile dell’Istituto Nazionale di Geofisica” (ING, 1980), il primo evento è avvenuto alle 3:34 locali, la magnitudo ML pari a 4.2 e l’epicentro localizzato a circa 2.3 km a sud-ovest di Marano Principato. Il catalogo riporta anche la forte replica avvenuta circa 6 minuti più tardi (ore 3:40 locali), la localizzazione epicentrale è la stessa dell’evento principale e la magnitudo ML pari a 4.0.

Storicamente nell’area si sono verificati 3 terremoti con magnitudo maggiore di 6.0: il 24 maggio 1184 un forte terremoto con magnitudo momento stimata pari a 6.8 che ha provocato molti danni in varie località con intensità fino al IX grado della scala MCS (scala Mercalli-Cancani-Sieberg); il 12 febbraio 1854 un forte terremoto con magnitudo momento stimata pari a 6.3 che ha provocato molti danni in varie località e con intensità fino al X grado della scala MCS a Donnici e a Sant’Ippolito; il 4 ottobre 1870 un forte terremoto con magnitudo momento stimata pari a 6.2 che ha provocato molti danni in varie località e con intensità fino al X grado della scala MCS a Mangone. 

Sismicità storica dell’area dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI15.

La zona interessata dal terremoto è caratterizzata da pericolosità sismica molto alta, come testimoniato dalla Mappa della Pericolosità Sismica del territorio nazionale (MPS04; http://zonesismiche.mi.ingv.it/) e dai forti terremoti avvenuti in passato.

Modello di Pericolosità Sismica del territorio nazionale (MPS04: http://zonesismiche.mi.ingv.it/); la legenda riporta i valori di accelerazione orizzontale con una probabilità di superamento del 10% in 50 anni. Sovrapposte le potenziali sorgenti sismogenetiche (in rosa le sorgenti individuali, in arancio le sorgenti composite) contenute nel Database of Individual Seismogenic Sources (DISS; https://diss.ingv.it/). La stella gialla indica l’epicentro del terremoto del 20 febbraio 1980.

La fonte scientifica di riferimento per questo terremoto è Molin et al. (2008); per questo motivo  questo evento non è stato riportato nella prima versione del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI, 1999) né in quella del 2004. Inoltre, esso non compare neppure nel Bollettino Macrosismico dell’Istituto Nazionale di Geofisica (BMING, 1980) e a tutt’oggi non risulta essere stato oggetto di approfondimenti e di studi sismologico-macrosismici. Lo studio di Molin et al. (2008) riferisce i risentimenti alla scossa principale (quella delle ore 3:34), in quanto non è possibile distinguere il danneggiamento di scosse così ravvicinate nel tempo. Nell’ultima versione del CPTI l’evento è stato inserito riportando i dati di Molin, rivalutandone la localizzazione epicentrale e la magnitudo con criteri conformi al resto degli eventi. 

Mappa dell’intensità dell’evento del 20 febbraio 1980 dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI15.

Nello specifico, il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani dell’INGV (CPTI15 v4.0) riporta la magnitudo momento Mw pari a 4.4 e una profondità ipocentrale di 3.7 chilometri. Le due scosse consecutive interessarono una vasta area della Calabria centro-settentrionale, in particolare la Valle del fiume Crati, con i massimi effetti concentrati nell’area intorno a Cosenza, con le massime intensità MCS a: Marano Marchesato (VII grado MCS), Cosenza, Rende e Spezzano Piccolo (VI – VII grado MCS), Arcavacata, Castiglione Cosentino, Castrolibero, Commenda, Montalto Uffugo e Roges (VI grado MCS). Inoltre, le scosse furono avvertite fortemente sia nella zona pre-silana (fino al V – VI grado MCS), sia lungo la fascia tirrenica da Amantea a Belvedere Marittimo (fino a V – VI grado MCS) con intensità massime pari al V – VI grado MCS nelle più vicine Paola e San Lucido; risentimenti sono presenti fino a Lamezia Terme (V grado MCS), alle Serre vibonesi e nella stessa Vibo Valentia e, verso nord, fino a Praia a Mare (IV grado MCS).

A cura di Pierdomenico Del Gaudio, Grazia Pia Attolini, Daniela Fucilla, Anna Nardi, (INGV-ONT) e Carlo Meletti (INGV-Pi).

Si ringrazia la Gazzetta del Sud per la concessione degli articoli.

Bibliografia

Gazzetta del Sud, 21 febbraio 1980, anno 29, n. 50

Gazzetta del Sud, 22 febbraio 1980, anno 29, n. 51

Gazzetta del Sud, 27 febbraio 1980, anno 29, n.55

Molin D., Bernardini F., Camassi R., Caracciolo C.H., Castelli V., Ercolani E., Postpischl L., 2008. Materiali per un catalogo dei terremoti italiani: revisione della sismicità minore del territorio nazionale. Quaderni di Geofisica, 57, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Roma, 75 pp.


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