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La mostra INGV “Terremoti: attenti agli elementi. Dettagli che salvano la vita”, un percorso espositivo per rendere più sicure le nostre case

Durante un terremoto, quanto influisce il tipo di terreno sotto la nostra casa?

E quanto le caratteristiche degli edifici?  E se la nostra casa non subisce lesioni, siamo ugualmente a rischio?

Con la mostra “Terremoti: attenti agli elementi! Dettagli che salvano la vita”, in esposizione presso il Festival della Scienza di Genova dal 24 ottobre al 4 novembre 2019, si analizzano le caratteristiche dei terremoti, con particolare attenzione a quegli aspetti che riguardano l’ingegneria, l’interazione tra i tipi di terreno e i fenomeni di amplificazione sismica, le caratteristiche degli edifici e la loro risposta alla sollecitazione ricevuta. Tutti aspetti poco noti sui terremoti ma importanti per la nostra sicurezza.

L’iniziativa, frutto di una collaborazione tra Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Fondazione Eucentre e ricercatori dell’Università di Genova, ha carattere interattivo ed è arricchita da laboratori che puntano a coinvolgere il visitatore. Con giochi ed esperimenti si mettono in evidenza le semplici ma fondamentali azioni di prevenzione che possono ridurre il rischio sismico e i danni alle cose e alle persone durante e dopo un terremoto.

I terremoti hanno costruito e modellato, insieme ad altri fenomeni naturali, il territorio in cui viviamo. Gli eventi sismici non possono essere evitati né fermati, ma la popolazione può prepararsi e agire per ridurne i danni. La mostra “Terremoti: attenti agli elementi” vuole attirare l’attenzione sulla vulnerabilità degli edifici e sulle azioni che possono contenerla.

Le domande chiave che si vogliono suscitare vengono proposte attraverso un filmato introduttivo che, prendendo spunto da casi reali di terremoti che hanno recentemente colpito la penisola italiana, conducono il visitatore in un’analisi dei “punti” deboli (gli elementi del titolo).

Si tratta di situazioni spesso poco considerate nel bilancio del terremoto ma che hanno una grande importanza. La prima parte del percorso definisce e illustra gli elementi, strutturali e non strutturali, che costituiscono un edificio: pilastri, travi e murature portanti da una parte, finestre, impianti, arredi e suppellettili dall’altra.

Si passa quindi alla descrizione del fenomeno terremoto. La strumentazione installata in una stazione sismica mostra come si misurano le accelerazioni del suolo causate dagli eventi sismici. Si esaminano gli effetti in superficie dei terremoti, che dipendono dalle rocce o dai terreni attraversati dalle onde sismiche così come dalla morfologia del territorio, che modificano l’ampiezza, la frequenza e la durata del movimento del suolo.

Due exhibit mostrano un altro importante fenomeno locale legato al terremoto: la liquefazione dei terreni. In uno dei due exhibit è simulato il fenomeno con i suoi effetti. Nel secondo si osserva la rappresentazione tridimensionale dei danni che provoca. Segue una sezione relativa al diverso comportamento che hanno gli edifici in base alle loro caratteristiche costruttive. Modellini di altalene e di pendoli aiutano a capire con quanta forza le case possono essere scosse dai terremoti.

Sono messe a confronto diverse tipologie di edifici, per esempio quelli costruiti in muratura o in cemento armato, sollecitati dallo stesso terremoto. Le differenti risposte sono simulate con l’ausilio di una tavola vibrante tramite modellini in scala di diverse tipologie di edifici, in cui sono presenti sia elementi strutturali che non strutturali.

Ma come capire quali edifici possono resistere al terremoto? Se ne parla nella sezione conclusiva della mostra. Qui si cerca di individuare quali fattori determinano la vulnerabilità degli edifici, e quali azioni si possono adottare per ridurla e rendere più sicure le abitazioni. In una zona ad alta sismicità ci sono buone probabilità di avvertire un terremoto. L’intento della mostra è quello di rendere il visitatore consapevole della possibilità che accada e preparare la propria abitazione e gli altri ambienti di studio, gioco, lavoro, a questa eventualità.

Poiché ognuno ha un ruolo cruciale nella messa in sicurezza delle case e delle città, il messaggio che si vuole veicolare è la necessità di agire prima che il prossimo terremoto avvenga per fare in modo che i luoghi di vita e di lavoro siano pronti. Il tema della prevenzione è illustrato mediante diversi livelli di intervento che partono dall’essere informati sui vari aspetti necessari per potenziare la sicurezza della propria casa, per poi passare alle azioni vere e proprie.

In dettaglio, il percorso della prevenzione parte dalla conoscenza della pericolosità sismica della zona di residenza, illustrata con la mappa della pericolosità sismica d’Italia.

Il secondo passo è conoscere la vulnerabilità delle proprie abitazioni; il terzo passo è intervenire per migliorarne la sicurezza. Si sottolinea che in ciascuno di questi passaggi bisogna rivolgersi a chi ha la giusta competenza. La casa in cui viviamo è come un paziente malato per il quale si ricorre a un medico specialista. Nel caso delle costruzioni, la competenza è quella dei tecnici esperti in ingegneria sismica.

Per quanto riguarda gli elementi non strutturali di un edificio ci si sofferma soprattutto su quelli che possono stimolare un comportamento pro-attivo del cittadino: sono quegli elementi interni alle nostre case o negli ambienti di studio, gioco e lavoro, su cui è possibile intervenire subito, facilmente e senza ricorrere a un esperto. Finestre, mobili, scaffali, quadri possono rompersi, cadere, danneggiarsi e procurare altri danni. Il tema della loro messa in sicurezza è affrontato all’interno della mostra mediante un laboratorio interattivo che consiste nel costruire e comporre in modo corretto gli interni di una abitazione, e con giochi a squadre adatti a giovani e adulti. Qui le parole chiave della prevenzione, anche contenute nel video, sono: sposta gli oggetti che potrebbero colpirti e i mobili che potrebbero bloccare le vie di fuga; proteggi gli oggetti fragili di valore; fissa gli oggetti che potrebbero colpirti e fissa i mobili alti alla parete. Sostanzialmente un invito ad adeguare la propria casa, rivolgendosi agli esperti per gli interventi più impegnativi.

La mostra si conclude con il selfie-ricordo dei visitatori.

Per il Festival della Scienza di Genova, la mostra “Terremoti: attenti agli elementi! Dettagli che salvano la vita” è allestita nel Museoteatro della Commenda, in Piazza della Commenda, 1, Genova, ed è visitabile dal 24 ottobre al 4 novembre con i seguenti orari: feriali ore 10:00-17:00; sabato e festivi ore 10:00-18:00. Ma non si ferma qui. La mostra è itinerante e sarà allestita anche a Grottaminarda, a Varese e in altri luoghi.

Info e prenotazioni: http://www.festivalscienza.it/site/home/programma/terremoti-attenti-agli-elementi.html

A cura di Maddalena De Lucia, Gemma Musacchio, Stefano Solarino, Fabrizio Meroni, Elena Eva, Salvatore Marino, Lorenzo Scandolo, con la collaborazione del Laboratorio Grafica e Immagini – Daniela Riposati e Francesca Di Laura.


Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale

Il 12 e 13 ottobre la nona edizione di Io Non Rischio

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Il 12 e 13 ottobre 2019 in centinaia di piazze italiane torna la campagna nazionale di comunicazione “Io Non Rischio”, giunta alla sua nona edizione.  Migliaia di volontari di associazioni di protezione civile, dopo aver seguito, nei mesi scorsi, un percorso formativo comune, coordinato dalle rispettive Regioni e realizzato da una rete di “formatori” esperti, anch’essi volontari, saranno presenti nelle loro realtà locali per sensibilizzare i cittadini sui rischi naturali presenti sul territorio e renderli responsabili e attivi nella riduzione di tali rischi.

Insieme ai consueti punti informativi nelle piazze, in molte realtà saranno organizzate iniziative collaterali, in particolare veri e propri percorsi di trekking urbano, alla scoperta delle tracce dei rischi che caratterizzano il territorio.

Lo slogan che identifica la campagna “Io Non Rischio” è l’affermazione di un proposito ben preciso, è una dichiarazione di intenti che ogni cittadino e ogni comunità può fare come parte attiva del Servizio Nazionale di Protezione Civile, così come previsto dal nuovo “Codice”.

I temi affrontati dalla campagna, oltre a quelli ormai consolidati (terremoto, maremoto, alluvione), si arricchiscono quest’anno del rischio vulcanico in una versione sperimentale per l’area flegrea – che sarà realizzata sabato 19 ottobre -, in occasione dell’esercitazione nazionale “Exe Flegrei 2019” prevista dal 16 al 20 ottobre.

Volontari della Campania “a lezione” di Io non rischio Vulcano Campi Flegrei in vista dell’esercitazione

La campagna IO NON RISCHIO, che quest’anno apre la “Settimana della Protezione Civile”, è promossa dal Dipartimento di Protezione Civile, da INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ANPAS – Associazione Nazione delle Pubbliche Assistenze, Fondazione CIMA e ReLUIS – Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismicaed è realizzata in collaborazione con Regioni e Comuni.

L’INGV, come promotore  e partner scientifico della campagna, ha contribuito e contribuisce attivamente alla ideazione e produzione dei materiali di comunicazione, alla formazione dei volontari che vanno in piazza sui rischi terremoto e maremoto (da quest’anno anche sul rischio vulcanico) – fornendo direttamente alle associazioni spunti e materiali per la progettazione degli allestimenti di piazza –  e a tutte le numerose attività di comunicazione, tra le quali lo sviluppo delle mappe interattive per il portale www.iononrischio.it.

L’elenco delle centinaia di piazze italiane interessate dall’evento il prossimo 12 e 13 ottobre è disponibile – in costante aggiornamento – sulla pagina web ufficiale della campagna dove è disponibile ulteriore materiale informativo.

Per promuovere e sostenere l’iniziativa attraverso i social si possono utilizzare gli hashtag ufficiali della campagna per il 2019: #iononrischio e #iononrischio2019.

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Un video partecipativo sull’adeguamento antisismico degli edifici

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, storicamente impegnato nella ricerca sui terremoti e nelle azioni di comunicazione sulla pericolosità e il rischio sismico, ha deciso di patrocinare questo video partecipativo sugli interventi di adeguamento e miglioramento antisismico, come riconoscimento del valore dell’iniziativa ed espressione dell’adesione simbolica dell’Ente a questa iniziativa senza scopo di lucro. Il video, ideato e realizzato da alcune famiglie del Centro Italia, avvalendosi del supporto tecnico di alcuni esperti in materia, è interamente autofinanziato e si propone di sensibilizzare i cittadini sulla possibilità di migliorare la sicurezza della propria casa attraverso lo strumento del “Sismabonus“, che consente di recuperare fino all’85% della spesa sostenuta. L’iniziativa ha ottenuto un analogo riconoscimento anche dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT). Sul sito del MIT tutte le informazioni sulle modalità di accesso al Sismabonus. Torneremo su questo tema a breve con altri approfondimenti.

Io non rischio torna in piazza sabato 14 ottobre

Siamo ormai vicini alla settima edizione della campagna di comunicazione nazionale sui rischi naturali che interessano il nostro Paese. Sabato 14 ottobre torna IO NON RISCHIO in un’unica giornata di informazione e comunicazione, un evento trainante per un grande obiettivo: diffondere buone pratiche di protezione civile e sensibilizzare i cittadini sul tema della prevenzione.  IO NON RISCHIO 2017 quest’anno si arricchirà di iniziative ed eventi legati alla conoscenza dei luoghi e dei rischi presenti sul territorio e si svolgerà in tutti i capoluoghi di provincia, vedendo come attori principali i volontari delle associazioni di protezione civile di ciascuna provincia.

IO NON RISCHIO è una campagna nazionale di comunicazione sulle “buone pratiche di protezione civile”, intese nel senso più pieno, vale a dire su tutte le azioni che i cittadini possono mettere in atto fin da subito per ridurre il rischio. Lo slogan scelto per identificare la campagna “Io Non Rischio” è l’affermazione di un proposito ben preciso, è una dichiarazione di intenti che ogni cittadino e ogni comunità può fare come parte del sistema nazionale di protezione civile.

La campagna è promossa dal Dipartimento di Protezione Civile (DPC), in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Associazione Nazione delle Pubbliche Assistenze (ANPAS) e la Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica (ReLUIS) ed è realizzata in collaborazione con Regioni e Comuni.

L’Italia è un paese esposto a molti rischi naturali, ma la reale consistenza del rischio può essere sensibilmente ridotta attraverso una conoscenza reale dell’ambiente in cui viviamo, delle sue caratteristiche di pericolosità e l’adozione, fin da subito, di scelte consapevoli che riducano, in particolare, la vulnerabilità dell’ambiente costruito e della nostre comunità.

L’INGV, come partner scientifico della campagna, partecipa attivamente alla formazione dei volontari che andranno in piazza sui rischi terremoto e maremoto e alle altre numerose attività, tra le quali lo sviluppo delle mappe interattive per il portale www.iononrischio.it.
L’inserimento del rischio maremoto e alluvione ha visto il coinvolgimento anche dell’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (INOGS), dell’Agenzia Interregionale per il fiume Po (AiPo), Arpa Emilia-Romagna, Autorità di Bacino del fiume Arno, Università della Calabria (CamiLab), Fondazione Cima e Irpi-Istituto di ricerca per la Protezione idro-geologica.

L’elenco dei comuni che, il 14 ottobre 2016, ospiteranno IONONORISCHIO2017  con la descrizione degli eventi e delle iniziative che animeranno le piazze della campagna sono disponibili sul sito ufficiale della campagna http://iononrischio.it/, dove è possibile consultare e scaricare i materiali informativi sui diversi rischi e consultare le mappe interattive realizzate per l’occasione dall’INGV.

La mappa interattiva dei terremoti recenti dal 2005 al 2017.

Un’iniziativa importante per promuovere la partecipazione dei cittadini nelle piazze delle proprie città è prevista per venerdì 13 ottobre, quando i promotori della campagna#iononrischio danno appuntamento a tutti per una mobilitazione virtuale su Twitter. L’idea è quella di realizzare un tweetstorm, un flusso di tweet simultaneo, utilizzando l’hashtag #IoNonRischio2017 che accompagnerà la campagna quest’anno.

Sul portale www.iononrischio.it sono disponibili tutte le informazioni sulla campagna e tutti i materiali (pieghevole e schede dei rischi) che i volontari distribuiscono nella giornata del 14 ottobre nelle piazze italiane.

Segui “Io Non Rischio” sul sito web www.iononrischio.it e sui canali social della campagna.

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a cura di Concetta Nostro, Maurizio Pignone Romano Camassi, INGV.

Il rischio e la sua percezione

Sempre più spesso, oggigiorno, sentiamo parlare di percezione del rischio di “qualcosa”: criminalità, malattie, terrorismo, economico, etc. Ma cosa s’intende esattamente con il termine “percezione”? Quali sono i principali approcci scientifici allo studio della percezione? E inoltre, cosa intendono i sismologi con il termine rischio sismico e perché questo termine è spesso confuso o considerato sinonimo di pericolosità e pericolo? Introdurremo, infine, lo studio sulla percezione del rischio sismico in Italia realizzato dall’INGV in questi ultimi anni, i cui risultati saranno oggetto di successivi articoli di questa rubrica.

La percezione

Contrariamente a quanto siamo abituati a pensare, la nostra percezione del mondo non è un dato “oggettivo”, al contrario la percezione è fortemente influenzata – a volte addirittura distorta – dalla nostra mente e dalla rappresentazione che abbiamo del mondo. Gli esempi classici riguardano la percezione visiva. Immagini come quelle riportate di seguito (Figura 1) dimostrano chiaramente come il nostro modo di vedere è guidato oltre che dal senso della vista (in questo caso) anche dal nostro cervello che elabora le informazioni sensoriali secondo il contesto, la luce, il colore, le esperienze pregresse.

Figura 1 – A sinistra: variazione di percezione della lunghezza di un segmento in base alla variazione del contesto. A destra: il triangolo bianco viene percepito anche se in realtà non è disegnato.

Questo stesso modello percettivo – cioè guidato dalla nostra mente – influenza la nostra percezione ad un livello cognitivo complesso. In un famoso esperimento Loftus e Palmer (1974) sottoposero alcuni gruppi di soggetti alla visione di un filmato di due auto che si scontravano (vedi filmato). Subito dopo la visione del filmato lo sperimentatore formulava ai soggetti la seguente domanda, nella quale utilizzava un termine diverso: “A quale velocità andavano le due auto quando si sono fracassate/scontrate/colpite/urtate/toccate?” I due autori si accorsero che le risposte dei soggetti variavano sulla base del termine che era stato utilizzato nel porre la domanda, e che si ottenevano stime della velocità delle auto molto diverse. Nella tabella seguente (Tabella 1) sono riportati i risultati dell’esperimento, con una valutazione della velocità media delle risposte dei soggetti che varia da 31,8 Km/h se nella domanda si usa il termine “toccate” a 40,8 quando si usa il termine “fracassate”.

Termine usato nella domanda Velocità stimata
Fracassate (Smashed) 40,8
Scontrate (Collided) 39,3
Colpite (Bumped) 38,1
Urtate (Hit) 34,0
Toccate (Contacted) 31,8

Tabella 1 – Percezione della velocità delle auto nell’esperimento di Loftus e Palmer del 1974.

Ulteriori esempi di influenza sulla nostra percezione sono quelli conosciuti come teoria del contesto, che ha valso il premio Nobel per l’economia allo psicologo Daniel Kahneman nel 2002. Nel suo studio originale del 1981, condotto insieme a Amos Twesky, conosciuto come “Asian Desease Problem”, i due autori ponevano i seguenti quesiti a due gruppi di soggetti.

Gli USA si stanno preparando a fronteggiare l’insorgere di una malattia asiatica insolita, che dovrebbe colpire 600 persone. Per combattere la malattia sono stati proposti due programmi alternativi. Al primo gruppo di soggetti veniva chiesto di scegliere tra questi due possibili programmi.

  • Programma A: 200 persone saranno salvate.
  • Programma B: C’è una probabilità di 1/3 che 600 persone saranno salvate e una probabilità di 2/3 che nessuna persona sarà salvata.

In questo quadro decisionale il 72% dei partecipanti preferiva il programma A, mentre il restante 28% optava per il programma B. Ad un secondo gruppo di soggetti veniva chiesto di scegliere tra questi due possibili programmi.

  • Programma C: 400 persone moriranno.
  • Programma D: C’è una probabilità di 1/3 che nessuno muoia e una probabilità di 2/3 che moriranno 600 persone.

In questo secondo quadro decisionale, il 78% preferiva il programma D, mentre il restante 22% sceglieva il programma C.

I programmi A e C sono identici, così come i programmi B e D. La modifica del quadro decisionale tra i due gruppi di partecipanti ha prodotto un’inversione di preferenza: quando i programmi sono stati presentati in termini di vite salvate, i partecipanti hanno preferito il programma sicuro A (200 persone saranno salvate); quando i programmi sono stati presentati in termini di morti previste, i partecipanti hanno scelto la scommessa D (c’è la probabilità di 1/3 che nessuno muoia…).

Sulla base dei risultati ottenuti con questo tipo di esperimenti Tvesky e Kahneman hanno formulato la teoria del contesto (in inglese Frame Theory), che ritiene che le scelte siano effettuate dalle persone non sulla base di un effettivo calcolo delle probabilità, ma secondo il contesto in cui le scelte sono proposte. Gli autori hanno definito il primo un “contesto di guadagno” dove i soggetti manifestano una avversione al rischio (risk adversion); mentre il secondo è considerato un “contesto di perdite” dove le risposte da parte dei soggetti mostrano una tendenza alla ricerca del rischio (risk seeking). La teoria del prospetto ha integrato in una formulazione matematica gli aspetti più propriamente psicologici della valutazione individuale con il principio fondamentale della teoria dell’utilità attesa, secondo cui la scelta più razionale è quella che massimizza il prodotto del valore atteso di ogni evento per la sua probabilità.

In campo economico, prima delle ricerche di Tversky e Kahneman, si faceva esclusivo riferimento alla teoria della utilità attesa, che si basa sull’ipotesi che l’utilità di un agente, in condizioni di incertezza, possa essere calcolata come una media ponderata delle utilità in ogni stato possibile, utilizzando come pesi le probabilità del verificarsi dei singoli stati come stimate dall’agente (Von Neumann & Morgenstern, 1953).

Figura 2 – La funzione asimmetrica di valore di Kahneman e Tversky. Contrariamente alla tradizionale funzione di utilità, la funzione di valore viene definita rispetto alle variazioni della ricchezza. E’ più ripida rispetto alle perdite che rispetto ai guadagni, è concava nei guadagni e convessa nelle perdite. Questa proprietà della funzione di valore è alla base di numerose applicazioni pratiche, soprattutto a livello di marketing.

In conclusione, possiamo affermare che, questi studi hanno dimostrato in modo inequivocabile che la nostra mente influenza, completa, distorce, i dati che provengono dai nostri sensi e che questo stesso processo avviene non soltanto a livello sensoriale ma anche ad un livello cognitivo più complesso, influenzando fortemente il nostro modo di conoscere e organizzare il mondo intorno a noi. Studiare la percezione – soprattutto quando si tratta di percepire a livello cognitivo un fenomeno complesso come il rischio – è fondamentale per capire quali sono le variabili che lo influenzano. Per questo, conoscere meglio la percezione del rischio può fornire un contributo fondamentale per una progettazione efficace di interventi educativi e di comunicazione del rischio.

Il rischio sismico

Oltre a comprendere meglio cos’è il concetto di percezione occorre ora però definire cosa si intende quando si parla di rischio sismico. Fortunatamente in sismologia e ingegneria sismica c’è un buon accordo rispetto alla definizione di rischio sismico, mentre questo non è sempre vero per le scienze sociali ed economiche che a volte presentano delle definizioni di rischio anche molto diverse tra loro.

In sismologia il rischio è definito come il prodotto di tre fattori: pericolosità, valore esposto, vulnerabilità. Proviamo brevemente a vedere cosa indicano questi termini.

In sismologia si usa il termine pericolosità per esprimere la probabilità che, in una determinata area geografica, si verifichi un terremoto di una certa magnitudo (o con una accelerazione attesa al suolo) in un definito intervallo di tempo. Gli studi che riguardano la pericolosità trovano una sintesi scientifica, alla quale contribuisce tutta la comunità scientifica, nelle mappe di pericolosità, che esprimono le attuali conoscenze in termini di pericolosità sismica a lungo, medio e breve termine (https://ingvcps.wordpress.com/tag/centro-pericolosita-sismica).

Con valore esposto si intende indicare le persone, gli edifici e in generale tutto ciò (si tratta dei cosiddetti beni tangibili e intangibili presenti su un determinato territorio) che è presente in una determinata zona geografica e che potenzialmente potrebbe essere distrutto o danneggiato a causa del verificarsi di un terremoto (Primo Rapporto ANCE/CRESME – Lo stato del territorio italiano 2012).

Il termine vulnerabilità attiene agli studi, principalmente di ingegneria sismica, che definiscono in modo puntuale o per categorie la propensione di un edificio a subire un danno al verificarsi di un terremoto di una determinata magnitudo o in presenza di una determinata accelerazione al suolo (http://www.reluis.it/).

Questi tre fattori, che insieme concorrono a definire il rischio sismico, oltre ad avere una precisa definizione, possono essere espressi in termini quantitativi ed effettuando la loro moltiplicazione si ottiene una quantificazione del rischio sismico. Ovviamente il rischio può essere espresso in diverse forme: per perdita di vite umane, per danneggiamento degli edifici, per danno economico (PIL), etc. e questo dipende dagli indicatori utilizzati e dal metodo e dalle procedure utilizzate per misurarli. In questo modo possono essere costruite delle vere e proprie mappe di rischio, che generalmente sono composte da diversi “strati di dati e di valori sovrapposti” che insieme concorrono ad esprimere in modo scientifico il rischio (GEM Integrated Risk Team).

 

La percezione del rischio sismico in Italia

In conclusione, possiamo ora provare a introdurre la nostra ricerca sulla percezione del rischio sismico in Italia, i cui risultati saranno trattati approfonditamente nei prossimi articoli di questa rubrica. La ricerca sulla percezione del rischio sismico è stata finanziata dal Dipartimento della Protezione Civile nell’ambito dei progetti di ricerca dalla Convenzione DPC-INGV C2012 e C2014 (vedi riferimenti in bibliografia) e aveva l’obiettivo di costruire un questionario e di raccogliere i dati sulla percezione del rischio sismico dei cittadini italiani. Durante lo svolgimento della ricerca (2012-2015) è emerso un secondo obiettivo, forse più ambizioso del precedente, rivolto a costruire un dialogo tra gli scienziati che si occupano di rischio sismico e i comuni cittadini, e per questo si è pensato di organizzare un vero e proprio osservatorio sulla percezione del rischio sismico in Italia. Un tassello fondamentale per la costruzione dell’osservatorio è il questionario sulla percezione del rischio (vedi riferimenti bibliografici), che è uno strumento in grado di raccogliere e quantificare la percezione del rischio dei cittadini per poterla confrontare con il rischio “reale”, così come è definito e quantificato in ambito scientifico.

All’indirizzo www.terremototest.it  trovate il questionario sulla percezione del rischio che è possibile compilare online. Vi invitiamo a farlo, per dare il vostro contributo alla raccolta dei dati sulla percezione del rischio sismico nel nostro Paese e per aiutarci ad indirizzare meglio i nostri sforzi per mitigarlo.

Come già accennato, nei successivi articoli della rubrica, vi illustreremo la nostra ricerca sulla percezione del rischio sismico in Italia, approfondiremo il metodo utilizzato e mostreremo i risultati delle indagini condotte.

Alla prossima puntata…

A cura di Massimo Crescimbene – psicologo (INGV – Roma1)


Riferimenti bibliografici

  • Crescimbene, M., La Longa, F., Camassi, R., & Pino, N. A. (2015). The seismic risk perception questionnaire. Geological Society, London, Special Publications, 419(1), 69-77.
  • Peter Lindsay, Donald A. Norman, L’ uomo elaboratore di informazioni, 1997, Academic Press Inc. London.
  • Luciano Mecacci, Storia della psicologia del Novecento, Roma-Bari, Laterza, 1992. ISBN 9788842041177.
  • Luciano Mecacci, Manuale di storia della psicologia, Firenze, Giunti, 2008. ISBN 9788809030787.
  • Progetto S2-2012 – Constraining observations into seismic hazard, coordinato da L. Peruzza – Prodotto D2.6  https://sites.google.com/site/ingvdpc2012progettos2/deliverables/d2_6
  • Progetto S2-2014 – Constraining observations into seismic hazard, coordinato da L. Peruzza, F. Pacor, A. Goretti – Prodotti D8.1-2-3, https://sites.google.com/site/ingvdpc2014progettos2/deliverables
  • Neumann, John von; Morgenstern, Oskar (1953). Theory of Games and Economic Behavior, Princeton, NJ: Princeton University Press.

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