Archivi categoria: TERREMOTI nel MONDO

post sui terremoti nel mondo, incluso il Mediterraneo.

Terremoto di magnitudo 7.8 (Mwpd) a Cuba del 28 gennaio ore 20:10

Un forte terremoto è stato registrato alle 20:10 (ora italiana) nel Mar dei Caraibi, tra le isole di Cuba, la Jamaica e le Cayman. Il terremoto è superficiale (ipocentro a circa 10 km di profondità).

La magnitudo stimata dal Centro di Allerta Tsunami dell’INGV è pari a 7.8 (Mwpd), la stima dell’USGS è 7.7. La figura sotto mostra le ipotetiche linee dei tempi di propagazione di un eventuale tsunami (al momento – le 21:00 – si vedono delle piccole variazioni del livello del mare sui mareografi della regione, dovute a uno tsunami di modeste dimensioni).

Mappa con l’ipocentro del terremoto. Le isolinee colorate rappresentano le linee dei tempi di propagazione del possibile tsunami (al momento – le 21:00 – confermato con piccole anomalie osservate). Il verde chiaro delimita l’area che potrebbe venire colpita entro 3 ore dal tempo origine dell’evento.

 

Il terremoto si localizza lungo una nota faglia trascorrente che delimita la placca dei Caraibi, a sud, da quella nord-americana. Si tratta di una faglia molto attiva, trascorrente con movimento sinistro.

Schema geologico della regione colpita, con le principali faglie attive (By Alataristarion – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Tectonic_plates_boundaries_detailed-en.svg, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=40001013 )

Il terremoto ha avuto un meccanismo focale di tipo trascorrente, ossia con un movimento prevalentemente orizzontale dei due blocchi. In questi casi la generazione di uno tsunami è meno probabile che in caso di movimento verticale dei blocchi.

A cura del Gdl INGVterremoti.


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Terremoto M6.8 in Turchia (Elazig) del 24 gennaio 2020

Il 24 gennaio 2020 alle 18:55 ore italiane (20:55 locali) la Turchia è stata colpita da un terremoto con una magnitudo pari a 6.8 (stima dell’AFAD, Agenzia turca per la gestione dell’emergenza e dei disastri; 6.7 è la stima dell’USGS, 6.6 secondo l’INGV). Il terremoto ha colpito la Turchia orientale, nella provincia di Elaziğ (città di circa 600.000 abitanti), e ha provocato danni rilevanti nei villaggi di Sivrice e Çevrimtaş, più prossimi all’epicentro, provocando circa 30 vittime e più di 1200 feriti (stime provvisorie). Secondo alcune stime pervenute dalla regione, ci sarebbero circa 100 edifici crollati (totalmente o parzialmente).

Secondo il rapporto dell’AFAD, il terremoto ha avuto un ipocentro a 8 km di profondità ed è stato sentito anche nelle province di Tunceli e Diyarbakir e in altre regioni distanti 200 km dall’epicentro. Va ricordato che per terremoti di questa magnitudo la faglia che si attiva ha una dimensione di alcune centinaia di chilometri quadrati e l’ipocentro rappresenta il punto, lungo il piano di faglia, da cui parte il processo di rottura e spostamento della faglia stessa.

Dopo l’evento principale, secondo l’AFAD, sono state localizzate oltre 360 repliche con una magnitudo superiore a 2.0 (vedi Fig. 1); tra queste la più forte, fino a questo momento (le ore 19 italiane del 25/01), ha avuto magnitudo 5.1 e si è verificata il 25/01/2020 alle ore 17:30:08 italiane (19:30:08 ora locale).

Fig. 1 Mappa epicentrale del terremoto di magnitudo M 6.8 (stella arancione) e degli aftershocks delle ore successive (fonte: AFAD)

Il terremoto è avvenuto su una faglia trascorrente nella zona orientale del Paese, come si vede dal meccanismo focale dell’evento (Fig. 2) e dall’allineamento delle scosse successive (aftershocks, Fig. 1). Si tratta di una faglia molto conosciuta, la Faglia Est Anatolica (EAF, v. sotto), dove recentemente si sono verificati terremoti di magnitudo simile: quello di magnitudo M 6.1 nel 2010 a Elazig, il terremoto di magnitudo M 6.4 e quello di magnitudo M 6.8 a Bingol nel 2003 e nel 1971. Il catalogo strumentale dall’anno 1900 ad oggi presenta più di 300 terremoti con magnitudo maggiore di 4.0 e il più forte ha avuto magnitudo pari a 6.8.

Fig. 2 Meccanismo focale del terremoto del 24 gennaio (fonte: USGS)

L’accelerazione massima misurata nel terremoto del 24 gennaio è stata circa il 30% dell’accelerazione di gravità nella componente est-ovest di una stazione accelerometrica posta a 24 km dall’epicentro. La mappa di pericolosità sismica è stata recentemente aggiornata e presenta un valore di 0.65 g nell’epicentro del terremoto di Elazig (si tratta della mappa di pericolosità sismica probabilistica in termini di PGA con il 10% di probabilità di eccedenza in 50 anni).

Fig. 3 La mappa di pericolosità sismica probabilistica è espressa in termini di accelerazione orizzontale del suolo con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni per la zona di Elazig e dintorni, la stella indica l’epicentro del terremoto del 24 Gennaio 2020 (fonte: AFAD).

La Turchia si trova in una zona altamente sismica attraversata da numerosi sistemi di faglia; tra questi, le faglie più importanti sono la Faglia Nord Anatolica (NAF) e la Faglia Est Anatolica (EAF) (Fig. 4).

Fig.4 Mappa tettonica semplificata della Turchia (modificata da Gülen, 1989). La Faglia Nord Anatolica (NAF), la Faglia Est Anatolica (EAF) e quelle della catena montuosa di Bitlis – Zagros sono i sistemi di faglia più importanti della Turchia.

La NAF ha una lunghezza di circa 1500 km, si caratterizza con un movimento trascorrente destro ed attraversa tutto il Paese dall’est ad ovest. Su questa faglia lo spostamento avviene con una velocità di circa 20-25 mm/anno.

La EAF, lungo la quale è avvenuto il terremoto del 24 gennaio, ha una lunghezza di circa 500 km, si caratterizza con un movimento trascorrente sinistro causato dalla spinta della placca Arabica. Su questa faglia lo spostamento avviene con una velocità di 10 mm/anno.

La Turchia è una delle regioni sismicamente più attive del mondo ed è molto probabile che terremoti di questa magnitudo continueranno a verificarsi nei prossimi anni, specialmente nelle zone in cui si trovano questi sistemi di faglie attive. Ancora oggi ricordiamo molto bene il terremoto di Izmit del 1999, avvenuto sulla Faglia Nord Anatolica, nella parte occidentale della Turchia, di magnitudo 7.2 che è provocato più di diciassettemila vittime. Per questo motivo la Turchia ha intrapreso da alcuni anni un grande progetto di ricostruzione e messa in sicurezza degli edifici esistenti, come parte della mitigazione del rischio sismico, soprattutto nella zona di Istanbul.

A cura di Aybige Akinci, INGV – Rm1 e il GdL INGVTerremoti.


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Aggiornamento terremoto Mw 6.2 del 26 novembre 2019 in Albania

 

Aggiornamento [ore 10:00 27 novembre 2019]

Dopo l’evento Mw 6.2 avvenuto alle 3:54 del 26 novembre 2019, si sono susseguite varie scosse di una certa rilevanza. In particolare sono riportate sul sito terremoti.ingv.it quelle con magnitudo superiore a 5:

Screenshot 2019-11-26 19.28.51.png

Dalla lista si vede che attraverso analisi più approfondite la Magnitudo momento per l’evento principale è stata rivista a Mw 6.2 dalla stima iniziale di Mw 6.5. Le scosse nell’area epicentrale di magnitudo superiore a 5 sono state fino a questo momento 3 a cui si aggiunge un evento di magnitudo mb 5.3 avvenuto in Bosnia-Erzegovina (26 novemebre 2019 ore 10:19) ed un Mw 6.0 avvenuto con epicentro non lontano dall’isola di Creta (Grecia) il 27 novembre alle ore 8:23 (I).

Non sono state le uniche scosse registrate o risentite: ad ora, infatti, contiamo entro 20 km da Durazzo 10 scosse con magnitudo compresa tra 4 e 5, mentre quelle con magnitudo tra 3 e 4 sono circa 50.

 

Inquadramento tettonico.

Il terremoto del 26 novembre 2019, Mw 6.2, si è verificato in Albania, in prossimità della città di Durazzo, in un’area notoriamente sismica. Nel periodo storico questa zona è stata interessata da decine di terremoti, anche con Mw superiore a 5.5-6.0 (SHEEC, https://www.emidius.eu/SHEEC/, Stucchi et al., 2013). Ad esempio, il 15 aprile 1979 un evento di magnitudo 6.9 è avvenuto circa 70 km a nord- nordest di quello odierno causando gravissimi danni e numerosi morti. Diversi eventi storici nell’area hanno inoltre generato onde di maremoto.

Questa intensa attività sismica dimostra che lo strato più esterno della Terra (litosfera) è alla costante ricerca di un proprio equilibrio, per la verità molto distante dall’essere raggiunto. La litosfera è infatti suddivisa in blocchi (placche) in continuo movimento soggetti a sforzi di trazione, compressione e scorrimento. Il bacino del Mediterraneo si trova in corrispondenza di un complesso “puzzle” di placche e microplacche, di cui alcune tendono a scontrarsi fra loro. Questo è ciò che si verifica fra la litosfera adriatica e quella eurasiatica nell’area del terremoto del 26 novembre 2019. Questo scontro tra due blocchi litosferici è all’origine della formazione delle catene montuose (Dinaridi, Albanidi ed Ellenidi) che si trovano sul lato orientale del Mare Adriatico. Tramite indagini geologiche o analisi di dati satellitari siamo oggi in grado di stabilire che la velocità di convergenza di queste placche è di alcuni millimetri all’anno e da questo siamo anche in grado di stimare il numero medio di terremoti forti che potranno accadere nell’area in un intervallo di 300-500 anni (Carafa et al., 2015).

EDSF.png

Figura 1: In arancione le faglie sismogeniche di EDSF (European Database of Seismogenic Faults). . In rosso l’epicentro del terremoto del 26 novembre 2019 (Mw =6.2). In fuxia l’epicentro del terremoto del 21 settembre 2019 (M w =5.8). In blu la sezione mostrata in Figura 2.

La zona interessata dal terremoto di oggi si trova nelle Albanidi (Figura 1), catena montuosa strutturata per pieghe e faglie inverse. Diverse di queste faglie sono state riconosciute come attive e potenzialmente sismogeniche già negli anni passati (vedi Figura 2, Tiberti et al., 2008; Kastelic & Carafa, 2012).

Figura_albanides.png

Figura 2: Struttura profonda delle Albanidi nella zona del terremoto del 26 novembre 2019 (immagine presa da Roure et al., 2004).

 

In dettaglio, la faglia responsabile del terremoto del 26 novembre appartiene alle strutture compressive responsabili della deformazione e accavallamento dei sedimenti che costituiscono il nucleo della catena delle Albanidi, in accordo anche con i dati del meccanismo focale dell’evento del 26 novembre. Sono al momento in corso analisi dei dati sismologici e geodetici per identificare la faglia responsabile del terremoto. Per maggiori dettagli su questa e altre faglie sismogeniche della zona si possono consultare le banche dati DISS e EDSF (European Database of Seismogenic Faults), prodotte e gestite dall’INGV. Queste banche dati sono il risultato del lavoro pluridecennale sulla individuazione e parametrizzazione delle faglie sismogenetiche e sono un ingrediente importante del modello europeo SHARE sulla pericolosità sismica. Con una Mw stimata tra 6.2 e 6.4, questo rappresenta il terremoto più forte registrato in Albania negli ultimi decenni. Lo stesso sistema di faglie aveva causato anche il terremoto del 21 settembre di quest’anno (Mw 5.8).

Gli effetti del terremoto inoltre potrebbero essere stati amplificati dalle condizioni geologiche della regione, dove sono presenti alcuni bacini sedimentari non consolidati dove l’ampiezza delle onde sismiche possono aumentare anche di 4 o 5 volte rispetto alle ampiezze che si avrebbero nella stessa regione ma con suolo roccioso e consolidato.

Onde sismiche registrate dalla rete sismica nazionale

 Nell’animazione è illustrato come le onde sismiche dovute al terremoto odierno, abbiano attraversato tutto il territorio italiano in circa 15 minuti.  Ogni cerchio rappresenta l’ampiezza normalizzata della componente verticale dell’onda sismica registrata in alcune stazioni sismiche e filtrata tra 6 e 200 secondi di periodo. Il colore di ogni simbolo quindi identifica la velocità del movimento del suolo verso l’alto (blu) e verso il basso (rosso). Colori più intensi indicano maggiore velocità.Il sismogramma di riferimento (sulla sinistra) è stato registrato nella stazione di CAPA (Cerignola, FG) identificata nella mappa attraverso un quadrato rosso.Questa animazione permette di osservare come le registrazioni dei sismometri mostrino una propagazione preferenziale lungo regioni della costa adriatiche e l’area napoletana (in accordo con la mappa del risentimento ottenuta attraverso i questionari di www.haisentitoilterremoto.it).

Bibliografia

Carafa, M., Barba, S., & Bird, P. (2015), Neotectonics and long-term seismicity in Europe and the Mediterranean region, Journal of Geophysical Research-Solid Earth, 120(7), 5311-5342, doi: 10.1002/2014jb011751.

 

Kastelic, V., & Carafa, M. M. C. (2012), Fault slip rates for the active External Dinarides thrust-and-fold belt, Tectonics, 31, 18, doi: 10.1029/2011TC003022.

 

Roure, F., S. Nazaj, K. Mushka, I. Fili, J.-P. Cadet, and M. Bonneau, 2004, Kinematic evolution and petroleum systems—An appraisal of the Outer Albanides, in K. R. McClay, ed., Thrust tectonics and hydrocarbon systems: AAPG Memoir 82, p. 474 – 493.

 

Stucchi, M., et al. (2013), The SHARE European Earthquake Catalogue (SHEEC) 1000–1899, Journal of Seismology, 17(2), 523-544, doi: 10.1007/s10950-012-9335-2.

 

Tiberti, M. M., Lorito, S., Basili, R., Kastelic, V., Piatanesi, A., & Valensise, G. (2008), Scenarios of Earthquake-Generated Tsunamis for the Italian Coast of the Adriatic Sea, Pure and Applied Geophysics, 165(11), 2117-2142, doi: 10.1007/s00024-008-0417-6.

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Evento sismico Mw 6.0 a Creta (Grecia)

Alle ore 08:23 italiane del 27 novembre 2019, è  stato localizzato un terremoto di magnitudo Mw 6.0 nel mare antistante l’isola di Creta (Grecia), a circa 20 km di profondità.

Screenshot 2019-11-27 09.03.10.png

Nonostante la distanza, l’evento è stato risentito anche in Puglia, in Calabria ed in Sicilia,  come dimostrano i questionari finora compilati su http://www.haisentitoilterremoto.it/ (226 compilazioni alle 8:56).

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line. La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo, profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.


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Evento sismico Mw 6.2, Costa Albanese settentrionale (Albania)

Aggiornamento [27 novembre 2019 ore 10:00]

A questo link è possibile trovare un breve aggiornamento sull’evento e l’inquadramento tettonico della regione.


Aggiornamento [26 novembre 2019 ore 20:15]

Dopo l’evento Mw 6.2 avvenuto alle 3:54, nella giornata odierna si sono susseguite varie scosse di una certa rilevanza. In particolare sono riportate sul sito terremoti.ingv.it quelle con magnitudo superiore a 5:

Screenshot 2019-11-26 19.28.51.png

Dalla lista si vede che attraverso analisi più approfondite la Magnitudo momento per l’evento principale è stata rivista a Mw 6.2 dalla stima iniziale di Mw 6.5. Le scosse nell’area epicentrale di magnitudo superiore a 5 sono 3 a cui si aggiunge un evento di magnitudo mb 5.3 avvenuto in Bosnia-Erzegovina.


 

Alle ore 3:54 italiane del 26 novembre 2019 è stato localizzato un terremoto di magnitudo (Mw 6.2 6.5) nei pressi della Costa Albanese settentrionale, ad una profondità ipocentrale stimata intorno a 10 km. La località più vicina all’epicentro è Durazzo (Albania), la capitale Tirana dista 30 km.

[aggiornamento ore 7.25] Nella stessa zona sono seguite altre scosse, le più forti delle quali sono un evento di magnitudo mb 5.3 (ore 4.03) ed uno di magnitudo mb 5.4 (ore 7.08).

 

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Nel corso del 2019, la stessa regione è stata colpita da altri eventi di magnitudo significativa: Mw 5.8 (21 settembre 2019 ore 16.04) e mb 5.3 (21 settembre 2019  ore 16.15)

La stima dei parametri di scuotimento del suolo che l’INGV effettua per eventi nel  territorio italiano, sulla base dei dati dei sismometri e delle successive interpolazioni derivanti da conoscenze sismologiche, non è in questo caso basata su dati registrati e è quindi esclusivamente teorica. In zona epicentrale, sono attese accelerazioni teoriche di picco pari a circa 30% g che corrispondono ad un’intensità strumentale su terreno roccioso tra l’VIII ed il IX grado (scala MMI, Scala Mercalli Modificata ).

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In questa mappa è riportata la distribuzione delle intensità strumentali . La scala utilizzata è la Scala Mercalli Modificata (MMI – Modified Mercalli Intensity).

L’evento è stato ampiamente risentito sul territorio italiano, in tutta la costa adriatica ed in gran parte delle regione meridionali. Questi risentimenti sono confermati dalla mappa preliminare degli effetti del terremoto ricavate dai questionari (1730 alle 4.45) già inviati al sito www.haisentitoilterremoto.it che è in continuo aggiornamento.

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Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line di http://www.haisentitoilterremoto.it Con la stella viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo (ML), profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.


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