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Sequenze sismiche in Calabria, gennaio – febbraio 2020

Da alcune settimane la Calabria è interessata da tre sequenze sismiche rispettivamente lungo il versante meridionale della Sila, lungo la costa ionica crotonese vicino Cirò Marina (KR) e lungo la costa ionica catanzarese vicino Catanzaro Lido.

Gli eventi sismici che si sono verificati nelle tre aree dal 1 gennaio al 20 febbraio 2020. In arancio la sismicità lungo la costa ionica crotonese vicino Cirò Marina (KR), in giallo quella lungo la costa ionica catanzarese vicino Catanzaro Lido e in blu quella lungo il versante meridionale della Sila.

La prima di queste sequenze, quella lungo il versante meridionale della Sila, in prossimità di Albi (CZ), ha avuto inizio nella notte tra il 16 e il 17 gennaio 2020 con un evento sismico di magnitudo  Mw 3.8 (Ml 4.0) alle ore 00:37 del 17 gennaio, localizzato 6 km a nord-est di Albi a una profondità di 8 chilometri. Da allora a oggi (ore 15.30 del 20 febbraio) sono stati circa 110 i terremoti – di magnitudo Ml compresa tra 0.6 e 4.0 e con profondità entro i 10 km – localizzati in quell’area . Di questi, 10 eventi hanno avuto magnitudo compresa tra 2.5 e 3.0 e 3 eventi magnitudo pari o superiore a 3.0 (vedere i dati nella tabella sotto).

Data e Ora (Italia) Magnitudo Zona
2020-01-17 00:37:09 Mw 3.8, ML 4.0 6 km NE Albi (CZ)
2020-02-02 20:24:08 ML 3.1 5 km N Albi (CZ)
2020-01-30 08:53:08 ML 3.0 6 km N Albi (CZ)

A causa degli ipocentri superficiali questi eventi vengono avvertiti distintamente dalla popolazione, come si evince dalla Mappa del risentimento sismico in scala MCS elaborata a partire dagli oltre 670 questionari online (aggiornato al 14/02/2020) dal sito www.haisentitoilterremoto.it.

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti sul territorio del terremoto principale della sequenza (Mw3.8), come ricostruito dai questionari on line. La stella indica l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. La legenda sulla destra indica il livello di risentimento, che per questo evento ha fatto registrare dei picchi del V grado MCS. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo, profondità e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa della figura.

La seconda sequenza, quella sulla costa ionica crotonese, vicino Cirò Marina (KR), è iniziata il 3 febbraio scorso. Da allora a oggi (ore 15.30 del 20 febbraio) in quell’area si sono verificati circa 120 terremoti di magnitudo Ml compresa tra 0.7 e 3.2, con profondità fino a 24 km. Di questi, 6 terremoti hanno avuto magnitudo compresa tra 2.5 e 3.0 e 3 eventi magnitudo pari o superiore a 3.0 (vedere i dati nella tabella sotto).

Data e Ora (Italia) Magnitudo Zona
2020-02-13 15:25:03 ML 3.2 3 km NE Cirò Marina (KR)
2020-02-07 04:37:04 ML 3.1 Costa Ionica Crotonese (Crotone)
2020-02-16 10:58:11 ML 3.0 3 km N Cirò Marina (KR)

L’evento sismico più forte si è verificato nei pressi di Cirò Marina (KR) il 13 febbraio alle ore 15:25 italiane ed ha avuto magnitudo pari a Ml 3.2. La scossa è stata localizzata a una profondità di circa 21 km ed è stata seguita da diverse repliche, tra cui una scossa di magnitudo ML 2.9 il 16 febbraio alle ore 01:35 italiane e una di magnitudo ML 3.0 alle 10:58 dello stesso giorno, localizzate a profondità tra 16 e 19 km. L’altro evento di magnitudo maggiore di 3.0 si è verificato il 7 febbraio alle ore 4:37 italiane con magnitudo ML 3.1. La profondità focale probabilmente spiega come mai tutte queste scosse siano state solo debolmente percepite dalla popolazione.

La terza sequenza, quella lungo la costa ionica catanzarese vicino Catanzaro Lidoè iniziata l’11 febbraio scorso. Da allora a oggi (ore 15.30 del 20 febbraio) si sono verificati circa 10 terremoti di magnitudo ML compresa tra 1.5 e 3.4 e con profondità fino a 30 km. Di questi, solo 2 hanno superato magnitudo 2.5: il terremoto di magnitudo ML 3.4 avvenuto l’11 febbraio 2020 alle ore 23:01:18 italiane e quello di magnitudo ML 2.9 avvenuto l’11 febbraio 2020 alle ore 23:26:55 italiane.

La sismicità storica delle zone interessate dalle sequenze

L’occorrenza in contemporanea di più sciami o sequenze sismiche vicine nello spazio e nel tempo non è inusuale nella storia sismica italiana.

La situazione cui stiamo assistendo in queste settimane in Calabria si è verificata certamente molte volte in passato, pur se ne abbiamo tracce sfuggenti nel catalogo storico. La differenza fondamentale è che oggi abbiamo una rete sismica molto sofisticata, in grado di localizzare con buona precisione le decine o centinaia di scosse di energia anche molto bassa, scosse di cui raramente possiamo avere traccia nella documentazione storica.

C’è però un altro fattore che rende molto difficile confrontare l’immagine che abbiamo negli occhi oggi delle tre principali sequenze in corso in Calabria: si tratta precisamente della loro collocazione spaziale molto particolare. La serie di eventi che interessa la costa ionica crotonese, vicino Cirò (KR), e la costa ionica catanzarese, nel Golfo di Squillace, se pone problemi di determinazione dei parametri ipocentrali per la configurazione della rete distribuita unicamente nell’entroterra, ancor più limita la possibilità che l’occorrenza di sequenze simili in passato possa aver lasciato tracce nella documentazione storica e nella tradizione sismologica.

Un’estrazione dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani [CPTI15] per un raggio di 20 km dalla localizzazione dell’evento principale della sequenza in corso nella zona di Cirò presenta solo tre terremoti, tutti del secolo scorso: rispettivamente il 3 settembre 1928, il 10 agosto 1993 e il 28 dicembre 1999, tutti di energia moderata (magnitudo Mw da 4.0 a 4.5). Analoghe considerazioni possono essere fatte per il tratto di mare di fronte a Catanzaro Lido: un’analoga estrazione del CPTI15 riporta quattro terremoti, fra 1990 e 2011, di magnitudo Mw compresa fra 4.1 e 4.3, e un terremoto del 15 agosto 1977 di magnitudo Mw 5.2, ma con profondità 57 km.

È del tutto evidente, e comprensibilmente nell’ordine delle cose, come le nostre conoscenze sulla sismicità ‘minore’ di queste due aree siano fortemente incomplete.

Leggermente diverso il caso della zona di Albi (CZ), per la quale una analoga estrazione del CPTI15 restituisce i dati relativi a una ventina di terremoti, a partire dalla metà del XVIII secolo, compreso un terremoto piuttosto importante (localizzato una quindicina di km a SE di Albi), il 21 marzo 1744 di magnitudo Mw 5.7. Anche in questo caso, tuttavia, le nostre conoscenze sulla storia sismica dell’area sono certamente incomplete, soprattutto per quanto riguarda la sismicità relativamente moderata, ben più frequente di quella ‘forte’, e pur in grado di produrre qualche danno.

Come accennato in un articolo precedente, questo settore dell’Appennino Calabro è soggetto a pericolosità sismica molto alta, testimoniata da alcuni forti terremoti che soprattutto fra il Seicento e il Settecento hanno colpito diversi settori del territorio regionale.

La sismicità storica nell’area dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15).

Per quanto riguarda i terremoti di elevata magnitudo si evidenziano gli eventi del 27 marzo 1638 (Mw stimata 7.1), dell’8 giugno 1638 (Mw 6.8), dell’8 marzo 1832 (Mw 6.7) e a NordOvest gli eventi del 1854 e 1870, di magnitudo Mw 6.3 e Mw 6.2 rispettivamente.

Interventi per il miglioramento del monitoraggio nell’area

Nella zona interessata dalla sequenza lungo il versante meridionale della Sila, il personale INGV della sede di Rende ha installato, nei giorni scorsi, una stazione sismica temporanea, allo scopo di migliorare il monitoraggio della regione. La stazione, dotata di velocimetro e accelerometro, è stata installata nel comune di Albi e indicata con la sigla ALB1. Una seconda stazione, dotata di solo accelerometro (sigla GIZZ), è stata installata nel comune di Gizzeria ed è stata collegata, assieme ad ALB1, al sistema di acquisizione dati per la sorveglianza sismica. Le stazioni stanno contribuendo alla localizzazione degli eventi sismici di queste ore.

a cura del GdL INGVterremotiRomano Camassi (INGV, Bologna) con il contributo di Pierdomenico Del Gaudio, ONT-Sede di Rende.


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Esplosione in mare a Venezia registrata dalla Rete Sismica Nazionale (2/2/2020 ore 15:37)

Si è conclusa oggi (2 febbraio 2020) con un piccolo “terremoto” la vicenda dell’ordigno bellico della Seconda Guerra Mondiale rinvenuto due settimane fa in un cantiere di Marghera. Da questa mattina una vasta area intorno al luogo del ritrovamento era stata evacuata mentre gli artificieri disinnescavano la bomba, un ordigno del peso di 226 chilogrammi che al suo interno ne conteneva 127 di tritolo. La bomba è stata poi portata in mare aperto per farla brillare (dettagli qui).

Alle 15:37, la Rete Sismica Nazionale dell’INGV ha registrato un piccolo evento sismico che è stato localizzato nell’alto Adriatico, al largo di Venezia. Si trattava proprio dell’esplosione dovuta al brillamento dell’ordigno di Marghera, peraltro segnalataci questa mattina dal Dipartimento della Protezione Civile nazionale.

Mappa delle stazioni sismiche che hanno rilevato l’esplosione e area dell’epicentro identificato dai turnisti in sala sismica INGV

L’analisi effettuata in sala sismica INGV per questo caso è stata simile a quella che viene effettuata di routine per i terremoti naturali. Le differenze principali riguardano il tipo di sorgente sismica e di conseguenza i segnali emessi. Nel caso di un terremoto, infatti, lo spostamento della faglia fa sì che si generino onde P (o di compressione) e onde S (o di taglio), mentre nel caso di esplosioni la sorgente non emette onde di taglio (o le emette in misura molto minore). La localizzazione di un’esplosione è infatti più difficile rispetto a quella per un terremoto proprio per la mancanza delle onde S, che non consente di vincolare bene la distanza dai sismometri e la profondità, soprattutto in caso di scoppi a mare per l’assenza di sismometri in un ampio intervallo angolare (in questo caso verso sud). A causa dell’assenza delle onde S, la magnitudo dell’evento è stata calcolata in base alla durata del segnale (Md), ottenendo un valore di 1.5.

Sapendo che si trattava di un’esplosione la profondità è stata fissata a 0.1 km, eliminando così un’incognita dalla soluzione (le altre tre sono la latitudine, la longitudine e il tempo origine dell’evento). La figura sotto mostra i sismogrammi registrati in occasione dell’esplosione, usati dai turnisti della sala sismica INGV per calcolare le coordinate del luogo dell’esplosione.

Sismogrammi utilizzati per la localizzazione dell’esplosione

Per i motivi menzionati sopra la precisione della soluzione epicentrale non può essere elevata, ma la registrazione dell’evento ha permesso di verificare il buono stato di salute della rete sismica nazionale, che nell’area del nord-est si avvale anche dell’integrazione con la rete sismica regionale dell’OGS, con cui da molti anni esiste una collaborazione. Dalle forme d’onda della figura sopra si nota come la stazione sismica più vicina al luogo dell’esplosione (VENL: Venezia Lido, posta a meno di 10 km) presenti un segnale deciso, con un’onda P evidente, mentre le altre stazioni sismiche sono distanti oltre 50 km e presentano quindi segnali più deboli, quasi oscurati dal rumore di fondo dovuto alle vibrazioni naturali del terreno (mare, vento, ecc.). Si noti che l’esplosione è stata rilevata a nord fino alle Alpi e a sudest in Istria.

Terremoto di magnitudo 7.8 (Mwpd) a Cuba del 28 gennaio ore 20:10

Un forte terremoto è stato registrato alle 20:10 (ora italiana) nel Mar dei Caraibi, tra le isole di Cuba, la Jamaica e le Cayman. Il terremoto è superficiale (ipocentro a circa 10 km di profondità).

La magnitudo stimata dal Centro di Allerta Tsunami dell’INGV è pari a 7.8 (Mwpd), la stima dell’USGS è 7.7. La figura sotto mostra le ipotetiche linee dei tempi di propagazione di un eventuale tsunami (al momento – le 21:00 – si vedono delle piccole variazioni del livello del mare sui mareografi della regione, dovute a uno tsunami di modeste dimensioni).

Mappa con l’ipocentro del terremoto. Le isolinee colorate rappresentano le linee dei tempi di propagazione del possibile tsunami (al momento – le 21:00 – confermato con piccole anomalie osservate). Il verde chiaro delimita l’area che potrebbe venire colpita entro 3 ore dal tempo origine dell’evento.

 

Il terremoto si localizza lungo una nota faglia trascorrente che delimita la placca dei Caraibi, a sud, da quella nord-americana. Si tratta di una faglia molto attiva, trascorrente con movimento sinistro.

Schema geologico della regione colpita, con le principali faglie attive (By Alataristarion – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Tectonic_plates_boundaries_detailed-en.svg, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=40001013 )

Il terremoto ha avuto un meccanismo focale di tipo trascorrente, ossia con un movimento prevalentemente orizzontale dei due blocchi. In questi casi la generazione di uno tsunami è meno probabile che in caso di movimento verticale dei blocchi.

A cura del Gdl INGVterremoti.


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Terremoto M6.8 in Turchia (Elazig) del 24 gennaio 2020

Il 24 gennaio 2020 alle 18:55 ore italiane (20:55 locali) la Turchia è stata colpita da un terremoto con una magnitudo pari a 6.8 (stima dell’AFAD, Agenzia turca per la gestione dell’emergenza e dei disastri; 6.7 è la stima dell’USGS, 6.6 secondo l’INGV). Il terremoto ha colpito la Turchia orientale, nella provincia di Elaziğ (città di circa 600.000 abitanti), e ha provocato danni rilevanti nei villaggi di Sivrice e Çevrimtaş, più prossimi all’epicentro, provocando circa 30 vittime e più di 1200 feriti (stime provvisorie). Secondo alcune stime pervenute dalla regione, ci sarebbero circa 100 edifici crollati (totalmente o parzialmente).

Secondo il rapporto dell’AFAD, il terremoto ha avuto un ipocentro a 8 km di profondità ed è stato sentito anche nelle province di Tunceli e Diyarbakir e in altre regioni distanti 200 km dall’epicentro. Va ricordato che per terremoti di questa magnitudo la faglia che si attiva ha una dimensione di alcune centinaia di chilometri quadrati e l’ipocentro rappresenta il punto, lungo il piano di faglia, da cui parte il processo di rottura e spostamento della faglia stessa.

Dopo l’evento principale, secondo l’AFAD, sono state localizzate oltre 360 repliche con una magnitudo superiore a 2.0 (vedi Fig. 1); tra queste la più forte, fino a questo momento (le ore 19 italiane del 25/01), ha avuto magnitudo 5.1 e si è verificata il 25/01/2020 alle ore 17:30:08 italiane (19:30:08 ora locale).

Fig. 1 Mappa epicentrale del terremoto di magnitudo M 6.8 (stella arancione) e degli aftershocks delle ore successive (fonte: AFAD)

Il terremoto è avvenuto su una faglia trascorrente nella zona orientale del Paese, come si vede dal meccanismo focale dell’evento (Fig. 2) e dall’allineamento delle scosse successive (aftershocks, Fig. 1). Si tratta di una faglia molto conosciuta, la Faglia Est Anatolica (EAF, v. sotto), dove recentemente si sono verificati terremoti di magnitudo simile: quello di magnitudo M 6.1 nel 2010 a Elazig, il terremoto di magnitudo M 6.4 e quello di magnitudo M 6.8 a Bingol nel 2003 e nel 1971. Il catalogo strumentale dall’anno 1900 ad oggi presenta più di 300 terremoti con magnitudo maggiore di 4.0 e il più forte ha avuto magnitudo pari a 6.8.

Fig. 2 Meccanismo focale del terremoto del 24 gennaio (fonte: USGS)

L’accelerazione massima misurata nel terremoto del 24 gennaio è stata circa il 30% dell’accelerazione di gravità nella componente est-ovest di una stazione accelerometrica posta a 24 km dall’epicentro. La mappa di pericolosità sismica è stata recentemente aggiornata e presenta un valore di 0.65 g nell’epicentro del terremoto di Elazig (si tratta della mappa di pericolosità sismica probabilistica in termini di PGA con il 10% di probabilità di eccedenza in 50 anni).

Fig. 3 La mappa di pericolosità sismica probabilistica è espressa in termini di accelerazione orizzontale del suolo con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni per la zona di Elazig e dintorni, la stella indica l’epicentro del terremoto del 24 Gennaio 2020 (fonte: AFAD).

La Turchia si trova in una zona altamente sismica attraversata da numerosi sistemi di faglia; tra questi, le faglie più importanti sono la Faglia Nord Anatolica (NAF) e la Faglia Est Anatolica (EAF) (Fig. 4).

Fig.4 Mappa tettonica semplificata della Turchia (modificata da Gülen, 1989). La Faglia Nord Anatolica (NAF), la Faglia Est Anatolica (EAF) e quelle della catena montuosa di Bitlis – Zagros sono i sistemi di faglia più importanti della Turchia.

La NAF ha una lunghezza di circa 1500 km, si caratterizza con un movimento trascorrente destro ed attraversa tutto il Paese dall’est ad ovest. Su questa faglia lo spostamento avviene con una velocità di circa 20-25 mm/anno.

La EAF, lungo la quale è avvenuto il terremoto del 24 gennaio, ha una lunghezza di circa 500 km, si caratterizza con un movimento trascorrente sinistro causato dalla spinta della placca Arabica. Su questa faglia lo spostamento avviene con una velocità di 10 mm/anno.

La Turchia è una delle regioni sismicamente più attive del mondo ed è molto probabile che terremoti di questa magnitudo continueranno a verificarsi nei prossimi anni, specialmente nelle zone in cui si trovano questi sistemi di faglie attive. Ancora oggi ricordiamo molto bene il terremoto di Izmit del 1999, avvenuto sulla Faglia Nord Anatolica, nella parte occidentale della Turchia, di magnitudo 7.2 che è provocato più di diciassettemila vittime. Per questo motivo la Turchia ha intrapreso da alcuni anni un grande progetto di ricostruzione e messa in sicurezza degli edifici esistenti, come parte della mitigazione del rischio sismico, soprattutto nella zona di Istanbul.

A cura di Aybige Akinci, INGV – Rm1 e il GdL INGVTerremoti.


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Speciale 2019, un anno di terremoti

Nel corso del 2019 grazie alla Rete Sismica Nazionale (RSN) sono stati registrati 16584 terremoti sul territorio italiano e nelle zone limitrofe. Una media di oltre 45 eventi al giorno sono stati localizzati dai nostri ricercatori e tecnici in turno H24 nelle Sale di Sorveglianza dell’INGV. Poco meno di 2 ogni ora, uno ogni 30 minuti circa.

Mappa della sismicità del 2019 registrata dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale.

Nella mappa si può notare che i più forti terremoti del 2019 sono stati localizzati al di fuori del territorio italiano. La maggior parte degli eventi sismici di magnitudo pari o superiore a 5.0 (rappresentati nella mappa con le stelle rosse) sono avvenuti in Albania durante la sequenza sismica di fine novembre: l’evento più forte, di magnitudo Mw 6.2, si è verificato il 26 novembre e poi altri quattro terremoti di magnitudo compresa tra di 5.1 e 5.4 sono avvenuti nelle ore e nei giorni successivi. Nella stessa area si erano verificati, nel mese di settembre, altri due eventi di magnitudo 5.4 e 5.2.

Inoltre il 26 novembre in territorio bosniaco è stato localizzato un terremoto di magnitudo Mb 5.3, mentre nel mese di luglio al largo della costa dell’Algeria è avvenuto un terremoto di magnitudo Mb 5.0.

Sul territorio italiano l’evento di magnitudo più alta, Mw 4.5, è stato registrato il 9 dicembre nel Mugello.

Mappa degli eventi di magnitudo maggiore o uguale a 4.0 registrati in Albania tra settembre e dicembre 2019.

Il numero di terremoti localizzati nel 2019 è ancora in calo rispetto agli ultimi tre anni, in particolare se lo si confronta con il numero di terremoti del 2016 e 2017. Già dal 2018 il contributo di eventi sismici determinato dalla sequenza sismica in Italia centrale, iniziata il 24 agosto 2016, è stato in forte calo; per il 2019 questo contributo si è ancora ridotto, anche se in percentuale rappresenta ancora un valore molto elevato rispetto al totale della sismicità in Italia: circa il 40%.

Nel grafico sottostante è visualizzato il numero di terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 2012 al 2019. Con la colonna blu è rappresentato il numero totale di eventi (tutte le magnitudo) che raggiunge valori molto elevati durante il 2016 e 2017, a causa della sequenza in Italia centrale. Negli altri anni questo numero si mantiene intorno ai 20 mila terremoti all’anno, con il 2012, il 2015 e il 2019 che mostrano valori leggermente al di sotto. La colonna rossa invece indica il numero di terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2.0 che in media corrisponde al 10-15% dei terremoti totali registrati e che conferma la tendenza ad una diminuzione nel 2019 rispetto agli anni precedenti.

Numero annuale di eventi localizzati dal 2012 al 2019: in blu il numero totale, in rosso quelli di magnitudo maggiore o uguale a 2.0.

Qualche numero per i terremoti del 2019 in Italia e nelle aree limitrofe

  • 16584 terremoti registrati in Italia e nelle aree limitrofe.
  • 1854 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2.0.
  • 9 eventi di magnitudo maggiore o uguale a 5.0, tutti avvenuti al di fuori del territorio italiano: la maggior parte in Albania, uno in Bosnia e uno in Algeria.
  • 23 terremoti di magnitudo compresa tra 4.0 e 4.9; di cui 12 localizzati in territorio albanese, 8 eventi di magnitudo compresa tra 4.0 e 4.5 in territorio italiano e 3 nel mar Tirreno e nel mar Ionio.
  • 172 terremoti di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9.

Circa il 90% dei terremoti localizzati in Italia nel 2019 ha avuto magnitudo minore di 2.0, e probabilmente non sono stati avvertiti dalla popolazione, salvo qualche eccezione (per esempio in caso di ipocentri molto superficiali in prossimità di aree abitate).

Nella tabella sono riportati tutti gli eventi registrati dalla Rete Sismica Nazionale di magnitudo pari o superiore a 4.0 sul territorio nazionale o lungo le coste.

Data e Ora (Italia) Magnitudo Zona Profondità
2019-12-09 04:37:04 Mw 4.5 4 km N Scarperia e San Piero (FI) 9
2019-11-07 18:35:21 Mw 4.4 5 km SE Balsorano (AQ) 16
2019-10-31 07:59:00 Mw 4.1 Mar Ionio Settentrionale (MARE) 27
2019-10-25 06:31:38 Mw 4.4 Tirreno Meridionale (MARE) 12
2019-10-07 08:11:32 Mw 4.0 4 km W Caraffa di Catanzaro (CZ) 25
2019-09-21 21:55:44 ML 4.3 3 km NE Cicerale (SA) 328
2019-09-09 04:57:47 ML 4.2 Tirreno Meridionale (MARE) 266
2019-09-01 02:02:39 Mw 4.0 3 km E Norcia (PG) 10
2019-01-15 00:03:57 Mw 4.3 10 km SE Ravenna (RA) 21
2019-01-09 00:50:34 ML 4.1 10 km NW Milo (CT) 2
2019-01-01 19:37:46 Mw 4.1 3 km W Collelongo (AQ) 17

Scorrendo la tabella segnaliamo che alcuni di questi terremoti sono legati a sequenze sismiche, più o meno lunghe, avvenute in Italia nel 2019. Altri invece possono essere considerati eventi “isolati”, come ad esempio il terremoto profondo (oltre 300 km) del 21 settembre in provincia di Salerno, quello del 15 gennaio in provincia di Ravenna e gli eventi  nel Mar Tirreno del 9 settembre e nel Mar Ionio del 31 ottobre.

Alcune delle sequenze sismiche registrate nel 2019 erano già attive negli anni precedenti come ad esempio quella in Italia centrale e quella di dicembre 2018 in area etnea. Le sequenze sismiche iniziate nel 2019 sono avvenute in diverse aree del nostro territorio, generalmente di breve durata (al massimo qualche decina di giorni) e con valori di magnitudo non elevati.

Di seguito vengono analizzate alcune delle principali sequenze del 2019.

La sequenza in Italia centrale nel 2019

Nel 2019 l’attività sismica nell’area della sequenza di Amatrice-Visso-Norcia (centro Italia), iniziata il 24 agosto del 2016 e proseguita negli anni successivi, è diminuita sia nel numero complessivo di scosse sia nel numero di eventi di magnitudo rilevante. Come già detto in precedenza, questa sequenza però contribuisce ancora in maniera significativa alla sismicità totale in Italia. Con i suoi circa 7500 terremoti nel 2019 rappresenta oltre il 40% dei terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale nello scorso anno.

Sismicità registrata nel 2019 nell’area della sequenza sismica di Amatrice-Visso-Norcia.

L’evento di magnitudo maggiore registrato in quest’area nel 2019, Mw 4.0, è avvenuto il 1 settembre con epicentro nei pressi di Norcia (PG). Durante l’anno appena trascorso, la sismicità si è concentrata proprio intorno al comune umbro e nell’area intorno al lago di Campotosto in provincia dell’Aquila.

Approfondimento sulla sequenza pubblicato nella ricorrenza del terzo anniversario dal terremoto del 24 agosto 2016. 

La sequenza nel Mugello

A dicembre un’area in provincia di Firenze, a circa 20 km dal capoluogo toscano, è stata interessata da numerosi eventi sismici; in particolare nella notte tra l’8 e il 9 dicembre è stato registrato un terremoto di magnitudo Mw 4.5 con epicentro tra i comuni di Scarperia e San Piero e Barberino del Mugello. Questo evento, il più forte del 2019 in territorio italiano, è stato risentito in tutta l’area dell’Appennino tosco-emiliano, in particolare in provincia di Firenze e in tutta la parte settentrionale della Toscana provocando anche alcuni danni. Altri eventi sono avvenuti nei giorni successivi e per tutto il mese di dicembre: in totale si contano oltre 230 terremoti, di cui 13 con magnitudo maggiore o uguale a 3.0.

Sequenza sismica nel Mugello nel dicembre 2019.

Articolo sul terremoto del 9 dicembre 2019 in provincia di Firenze. 

La sequenza di Balsorano (AQ)

Il 7 novembre è stato registrato un terremoto di magnitudo Mw 4.4 al confine tra Lazio e Abruzzo e con epicentro nel comune di Balsorano (AQ) al confine con la provincia di Frosinone. Il terremoto è stato avvertito in un’ampia regione dell’Italia centrale e nei giorni successivi sono state numerose le repliche nell’area. Dal 7 novembre al 31 dicembre sono oltre 170 i terremoti registrati, tutti di bassa magnitudo, e un solo evento di magnitudo superiore a 3.0.

Area interessata dalla sequenza sismica registrata nei mesi di novembre e dicembre 2019 tra le province di Frosinone e dell’Aquila.

Nella mappa viene anche mostrata, qualche chilometro a nord della sequenza iniziata il 7 novembre, un’altra piccola sequenza nei pressi di Collelongo (provincia dell’Aquila) con un terremoto di magnitudo Mw 4.1 il 1 gennaio 2019.

Inquadramento sismotettonico del terremoto del 7 novembre 2019

Riflessioni sulla sequenza sismica di Balsorano

La sismicità nell’area etnea 

Nel mese di dicembre 2018 l’attività sismica in area etnea è stata molto intensa specie nei settori orientale e meridionale. In queste aree si sono verificati i terremoti più forti, incluso l’evento registrato il 26 dicembre 2018 di magnitudo Mw 4.9 (ML 4.8) nel comune di Viagrande (CT). Anche nel 2019 la sismicità nell’area etnea è stata frequente: in particolare, nei primi giorni dell’anno il 9 gennaio, si è verificato un terremoto di magnitudo Ml 4.1 con epicentro nel comune di Linguaglossa (CT), in un settore differente rispetto a quelli degli epicentri dei terremoti di fine 2018.

Sismicità registrata nel 2019 nell’area etnea.

La sismicità al largo della costa calabra nord-occidentale

Nel 2019 in un’area qualche chilometro a largo della costa calabra nord-occidentale (provincia di Cosenza) sono stati registrati numerosi terremoti, circa 115 di diverse magnitudo e profondità ipocentrali. L’evento del 25 ottobre, di magnitudo Mw 4.4 e profondità 12 km, è stato il più forte e anche quello maggiormente risentito nelle aree costiere adiacenti. Tutti gli altri eventi sono stati di bassa magnitudo, di questi solo 6 hanno raggiunto o superato magnitudo 3.0.

Sismicità nel 2019 al largo della costa calabra nord-occidentale (provincia di Cosenza).

La sequenza nel beneventano

Nei mesi di novembre e dicembre 2019, un’area qualche chilometro a sud della città di Benevento è stata interessata da numerosi eventi sismici localizzati tra i comuni di San Leucio del Sannio (BN) e Ceppaloni (BN). In particolare nelle giornate del 25 novembre e del 16 dicembre sono stati registrati diversi terremoti con magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9. Il terremoto di magnitudo maggiore è stato quello delle ore 11:36 del 16 dicembre, Mw 3.9, risentito in una vasta area tra le province di Benevento e Avellino (comprese le città capoluogo), ma anche in alcune località delle vicine province di Napoli e Salerno. In totale dal 21 novembre al 31 dicembre sono stati localizzati nell’area circa 70 terremoti.

Sequenza sismica a sud della città di Benevento registrata tra novembre e dicembre 2019.

La mappa interattiva dei terremoti del 2019

La sismicità del 2019 registrata dalla Rete Simica Nazionale dell’INGV viene mostrata in una mappa interattiva (dashboard), pubblicata nella galleria StoryMaps&Terremoti. In questa applicazione sono rappresentati i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2.0, classificati e tematizzati in base alla loro magnitudo. Ogni evento può essere interrogato per visualizzare i relativi parametri ipocentrali.

Nell’applicazione sono disponibili le infografiche che mostrano, per un’area scelta dall’utente, il numero di terremoti totali localizzati nel 2019, la magnitudo massima e la loro distribuzione nei 12 mesi dell’anno.  E’ inoltre possibile attivare il TIME SLIDER per far partire un’animazione spazio-temporale della sismicità dal 1 gennaio 2019 o da altri intervalli temporali. Infine altre funzionalità disponibili sono alcuni ZOOM sulle principali sequenze del 2019 e una mappa di densità dei terremoti attivabile dalla funzione LAYERS.

Apri la mappa interattiva dei terremoti del 2019

A cura di Maurizio Pignone, INGV – Osservatorio Nazionale Terremoti.


Crediti dati e nota

ISIDe working group (2016) version 1.0, DOI: 10.13127/ISIDe, Italian Seismological Instrumental and parametric database: http://iside.rm.ingv.it/iside

Ricordiamo che i dati di tutti gli eventi sismici che avvengono in Italia vengono calcolati e rivisti dai sismologi in turno h24 nelle Sale Operative INGV di Roma, Napoli e Catania e pubblicati pochi minuti dopo ogni terremoto sul portale dei dati in tempo reale del Dipartimento TERREMOTI (http://terremoti.ingv.it/).


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