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Speciale 2019, un anno di terremoti

Nel corso del 2019 grazie alla Rete Sismica Nazionale (RSN) sono stati registrati 16584 terremoti sul territorio italiano e nelle zone limitrofe. Una media di oltre 45 eventi al giorno sono stati localizzati dai nostri ricercatori e tecnici in turno H24 nelle Sale di Sorveglianza dell’INGV. Poco meno di 2 ogni ora, uno ogni 30 minuti circa.

Mappa della sismicità del 2019 registrata dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale.

Nella mappa si può notare che i più forti terremoti del 2019 sono stati localizzati al di fuori del territorio italiano. La maggior parte degli eventi sismici di magnitudo pari o superiore a 5.0 (rappresentati nella mappa con le stelle rosse) sono avvenuti in Albania durante la sequenza sismica di fine novembre: l’evento più forte, di magnitudo Mw 6.2, si è verificato il 26 novembre e poi altri quattro terremoti di magnitudo compresa tra di 5.1 e 5.4 sono avvenuti nelle ore e nei giorni successivi. Nella stessa area si erano verificati, nel mese di settembre, altri due eventi di magnitudo 5.4 e 5.2.

Inoltre il 26 novembre in territorio bosniaco è stato localizzato un terremoto di magnitudo Mb 5.3, mentre nel mese di luglio al largo della costa dell’Algeria è avvenuto un terremoto di magnitudo Mb 5.0.

Sul territorio italiano l’evento di magnitudo più alta, Mw 4.5, è stato registrato il 9 dicembre nel Mugello.

Mappa degli eventi di magnitudo maggiore o uguale a 4.0 registrati in Albania tra settembre e dicembre 2019.

Il numero di terremoti localizzati nel 2019 è ancora in calo rispetto agli ultimi tre anni, in particolare se lo si confronta con il numero di terremoti del 2016 e 2017. Già dal 2018 il contributo di eventi sismici determinato dalla sequenza sismica in Italia centrale, iniziata il 24 agosto 2016, è stato in forte calo; per il 2019 questo contributo si è ancora ridotto, anche se in percentuale rappresenta ancora un valore molto elevato rispetto al totale della sismicità in Italia: circa il 40%.

Nel grafico sottostante è visualizzato il numero di terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 2012 al 2019. Con la colonna blu è rappresentato il numero totale di eventi (tutte le magnitudo) che raggiunge valori molto elevati durante il 2016 e 2017, a causa della sequenza in Italia centrale. Negli altri anni questo numero si mantiene intorno ai 20 mila terremoti all’anno, con il 2012, il 2015 e il 2019 che mostrano valori leggermente al di sotto. La colonna rossa invece indica il numero di terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2.0 che in media corrisponde al 10-15% dei terremoti totali registrati e che conferma la tendenza ad una diminuzione nel 2019 rispetto agli anni precedenti.

Numero annuale di eventi localizzati dal 2012 al 2019: in blu il numero totale, in rosso quelli di magnitudo maggiore o uguale a 2.0.

Qualche numero per i terremoti del 2019 in Italia e nelle aree limitrofe

  • 16584 terremoti registrati in Italia e nelle aree limitrofe.
  • 1854 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2.0.
  • 9 eventi di magnitudo maggiore o uguale a 5.0, tutti avvenuti al di fuori del territorio italiano: la maggior parte in Albania, uno in Bosnia e uno in Algeria.
  • 23 terremoti di magnitudo compresa tra 4.0 e 4.9; di cui 12 localizzati in territorio albanese, 8 eventi di magnitudo compresa tra 4.0 e 4.5 in territorio italiano e 3 nel mar Tirreno e nel mar Ionio.
  • 172 terremoti di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9.

Circa il 90% dei terremoti localizzati in Italia nel 2019 ha avuto magnitudo minore di 2.0, e probabilmente non sono stati avvertiti dalla popolazione, salvo qualche eccezione (per esempio in caso di ipocentri molto superficiali in prossimità di aree abitate).

Nella tabella sono riportati tutti gli eventi registrati dalla Rete Sismica Nazionale di magnitudo pari o superiore a 4.0 sul territorio nazionale o lungo le coste.

Data e Ora (Italia) Magnitudo Zona Profondità
2019-12-09 04:37:04 Mw 4.5 4 km N Scarperia e San Piero (FI) 9
2019-11-07 18:35:21 Mw 4.4 5 km SE Balsorano (AQ) 16
2019-10-31 07:59:00 Mw 4.1 Mar Ionio Settentrionale (MARE) 27
2019-10-25 06:31:38 Mw 4.4 Tirreno Meridionale (MARE) 12
2019-10-07 08:11:32 Mw 4.0 4 km W Caraffa di Catanzaro (CZ) 25
2019-09-21 21:55:44 ML 4.3 3 km NE Cicerale (SA) 328
2019-09-09 04:57:47 ML 4.2 Tirreno Meridionale (MARE) 266
2019-09-01 02:02:39 Mw 4.0 3 km E Norcia (PG) 10
2019-01-15 00:03:57 Mw 4.3 10 km SE Ravenna (RA) 21
2019-01-09 00:50:34 ML 4.1 10 km NW Milo (CT) 2
2019-01-01 19:37:46 Mw 4.1 3 km W Collelongo (AQ) 17

Scorrendo la tabella segnaliamo che alcuni di questi terremoti sono legati a sequenze sismiche, più o meno lunghe, avvenute in Italia nel 2019. Altri invece possono essere considerati eventi “isolati”, come ad esempio il terremoto profondo (oltre 300 km) del 21 settembre in provincia di Salerno, quello del 15 gennaio in provincia di Ravenna e gli eventi  nel Mar Tirreno del 9 settembre e nel Mar Ionio del 31 ottobre.

Alcune delle sequenze sismiche registrate nel 2019 erano già attive negli anni precedenti come ad esempio quella in Italia centrale e quella di dicembre 2018 in area etnea. Le sequenze sismiche iniziate nel 2019 sono avvenute in diverse aree del nostro territorio, generalmente di breve durata (al massimo qualche decina di giorni) e con valori di magnitudo non elevati.

Di seguito vengono analizzate alcune delle principali sequenze del 2019.

La sequenza in Italia centrale nel 2019

Nel 2019 l’attività sismica nell’area della sequenza di Amatrice-Visso-Norcia (centro Italia), iniziata il 24 agosto del 2016 e proseguita negli anni successivi, è diminuita sia nel numero complessivo di scosse sia nel numero di eventi di magnitudo rilevante. Come già detto in precedenza, questa sequenza però contribuisce ancora in maniera significativa alla sismicità totale in Italia. Con i suoi circa 7500 terremoti nel 2019 rappresenta oltre il 40% dei terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale nello scorso anno.

Sismicità registrata nel 2019 nell’area della sequenza sismica di Amatrice-Visso-Norcia.

L’evento di magnitudo maggiore registrato in quest’area nel 2019, Mw 4.0, è avvenuto il 1 settembre con epicentro nei pressi di Norcia (PG). Durante l’anno appena trascorso, la sismicità si è concentrata proprio intorno al comune umbro e nell’area intorno al lago di Campotosto in provincia dell’Aquila.

Approfondimento sulla sequenza pubblicato nella ricorrenza del terzo anniversario dal terremoto del 24 agosto 2016. 

La sequenza nel Mugello

A dicembre un’area in provincia di Firenze, a circa 20 km dal capoluogo toscano, è stata interessata da numerosi eventi sismici; in particolare nella notte tra l’8 e il 9 dicembre è stato registrato un terremoto di magnitudo Mw 4.5 con epicentro tra i comuni di Scarperia e San Piero e Barberino del Mugello. Questo evento, il più forte del 2019 in territorio italiano, è stato risentito in tutta l’area dell’Appennino tosco-emiliano, in particolare in provincia di Firenze e in tutta la parte settentrionale della Toscana provocando anche alcuni danni. Altri eventi sono avvenuti nei giorni successivi e per tutto il mese di dicembre: in totale si contano oltre 230 terremoti, di cui 13 con magnitudo maggiore o uguale a 3.0.

Sequenza sismica nel Mugello nel dicembre 2019.

Articolo sul terremoto del 9 dicembre 2019 in provincia di Firenze. 

La sequenza di Balsorano (AQ)

Il 7 novembre è stato registrato un terremoto di magnitudo Mw 4.4 al confine tra Lazio e Abruzzo e con epicentro nel comune di Balsorano (AQ) al confine con la provincia di Frosinone. Il terremoto è stato avvertito in un’ampia regione dell’Italia centrale e nei giorni successivi sono state numerose le repliche nell’area. Dal 7 novembre al 31 dicembre sono oltre 170 i terremoti registrati, tutti di bassa magnitudo, e un solo evento di magnitudo superiore a 3.0.

Area interessata dalla sequenza sismica registrata nei mesi di novembre e dicembre 2019 tra le province di Frosinone e dell’Aquila.

Nella mappa viene anche mostrata, qualche chilometro a nord della sequenza iniziata il 7 novembre, un’altra piccola sequenza nei pressi di Collelongo (provincia dell’Aquila) con un terremoto di magnitudo Mw 4.1 il 1 gennaio 2019.

Inquadramento sismotettonico del terremoto del 7 novembre 2019

Riflessioni sulla sequenza sismica di Balsorano

La sismicità nell’area etnea 

Nel mese di dicembre 2018 l’attività sismica in area etnea è stata molto intensa specie nei settori orientale e meridionale. In queste aree si sono verificati i terremoti più forti, incluso l’evento registrato il 26 dicembre 2018 di magnitudo Mw 4.9 (ML 4.8) nel comune di Viagrande (CT). Anche nel 2019 la sismicità nell’area etnea è stata frequente: in particolare, nei primi giorni dell’anno il 9 gennaio, si è verificato un terremoto di magnitudo Ml 4.1 con epicentro nel comune di Linguaglossa (CT), in un settore differente rispetto a quelli degli epicentri dei terremoti di fine 2018.

Sismicità registrata nel 2019 nell’area etnea.

La sismicità al largo della costa calabra nord-occidentale

Nel 2019 in un’area qualche chilometro a largo della costa calabra nord-occidentale (provincia di Cosenza) sono stati registrati numerosi terremoti, circa 115 di diverse magnitudo e profondità ipocentrali. L’evento del 25 ottobre, di magnitudo Mw 4.4 e profondità 12 km, è stato il più forte e anche quello maggiormente risentito nelle aree costiere adiacenti. Tutti gli altri eventi sono stati di bassa magnitudo, di questi solo 6 hanno raggiunto o superato magnitudo 3.0.

Sismicità nel 2019 al largo della costa calabra nord-occidentale (provincia di Cosenza).

La sequenza nel beneventano

Nei mesi di novembre e dicembre 2019, un’area qualche chilometro a sud della città di Benevento è stata interessata da numerosi eventi sismici localizzati tra i comuni di San Leucio del Sannio (BN) e Ceppaloni (BN). In particolare nelle giornate del 25 novembre e del 16 dicembre sono stati registrati diversi terremoti con magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9. Il terremoto di magnitudo maggiore è stato quello delle ore 11:36 del 16 dicembre, Mw 3.9, risentito in una vasta area tra le province di Benevento e Avellino (comprese le città capoluogo), ma anche in alcune località delle vicine province di Napoli e Salerno. In totale dal 21 novembre al 31 dicembre sono stati localizzati nell’area circa 70 terremoti.

Sequenza sismica a sud della città di Benevento registrata tra novembre e dicembre 2019.

La mappa interattiva dei terremoti del 2019

La sismicità del 2019 registrata dalla Rete Simica Nazionale dell’INGV viene mostrata in una mappa interattiva (dashboard), pubblicata nella galleria StoryMaps&Terremoti. In questa applicazione sono rappresentati i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2.0, classificati e tematizzati in base alla loro magnitudo. Ogni evento può essere interrogato per visualizzare i relativi parametri ipocentrali.

Nell’applicazione sono disponibili le infografiche che mostrano, per un’area scelta dall’utente, il numero di terremoti totali localizzati nel 2019, la magnitudo massima e la loro distribuzione nei 12 mesi dell’anno.  E’ inoltre possibile attivare il TIME SLIDER per far partire un’animazione spazio-temporale della sismicità dal 1 gennaio 2019 o da altri intervalli temporali. Infine altre funzionalità disponibili sono alcuni ZOOM sulle principali sequenze del 2019 e una mappa di densità dei terremoti attivabile dalla funzione LAYERS.

Apri la mappa interattiva dei terremoti del 2019

A cura di Maurizio Pignone, INGV – Osservatorio Nazionale Terremoti.


Crediti dati e nota

ISIDe working group (2016) version 1.0, DOI: 10.13127/ISIDe, Italian Seismological Instrumental and parametric database: http://iside.rm.ingv.it/iside

Ricordiamo che i dati di tutti gli eventi sismici che avvengono in Italia vengono calcolati e rivisti dai sismologi in turno h24 nelle Sale Operative INGV di Roma, Napoli e Catania e pubblicati pochi minuti dopo ogni terremoto sul portale dei dati in tempo reale del Dipartimento TERREMOTI (http://terremoti.ingv.it/).


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La mostra INGV “Terremoti: attenti agli elementi. Dettagli che salvano la vita”, un percorso espositivo per rendere più sicure le nostre case

Durante un terremoto, quanto influisce il tipo di terreno sotto la nostra casa?

E quanto le caratteristiche degli edifici?  E se la nostra casa non subisce lesioni, siamo ugualmente a rischio?

Con la mostra “Terremoti: attenti agli elementi! Dettagli che salvano la vita”, in esposizione presso il Festival della Scienza di Genova dal 24 ottobre al 4 novembre 2019, si analizzano le caratteristiche dei terremoti, con particolare attenzione a quegli aspetti che riguardano l’ingegneria, l’interazione tra i tipi di terreno e i fenomeni di amplificazione sismica, le caratteristiche degli edifici e la loro risposta alla sollecitazione ricevuta. Tutti aspetti poco noti sui terremoti ma importanti per la nostra sicurezza.

L’iniziativa, frutto di una collaborazione tra Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Fondazione Eucentre e ricercatori dell’Università di Genova, ha carattere interattivo ed è arricchita da laboratori che puntano a coinvolgere il visitatore. Con giochi ed esperimenti si mettono in evidenza le semplici ma fondamentali azioni di prevenzione che possono ridurre il rischio sismico e i danni alle cose e alle persone durante e dopo un terremoto.

I terremoti hanno costruito e modellato, insieme ad altri fenomeni naturali, il territorio in cui viviamo. Gli eventi sismici non possono essere evitati né fermati, ma la popolazione può prepararsi e agire per ridurne i danni. La mostra “Terremoti: attenti agli elementi” vuole attirare l’attenzione sulla vulnerabilità degli edifici e sulle azioni che possono contenerla.

Le domande chiave che si vogliono suscitare vengono proposte attraverso un filmato introduttivo che, prendendo spunto da casi reali di terremoti che hanno recentemente colpito la penisola italiana, conducono il visitatore in un’analisi dei “punti” deboli (gli elementi del titolo).

Si tratta di situazioni spesso poco considerate nel bilancio del terremoto ma che hanno una grande importanza. La prima parte del percorso definisce e illustra gli elementi, strutturali e non strutturali, che costituiscono un edificio: pilastri, travi e murature portanti da una parte, finestre, impianti, arredi e suppellettili dall’altra.

Si passa quindi alla descrizione del fenomeno terremoto. La strumentazione installata in una stazione sismica mostra come si misurano le accelerazioni del suolo causate dagli eventi sismici. Si esaminano gli effetti in superficie dei terremoti, che dipendono dalle rocce o dai terreni attraversati dalle onde sismiche così come dalla morfologia del territorio, che modificano l’ampiezza, la frequenza e la durata del movimento del suolo.

Due exhibit mostrano un altro importante fenomeno locale legato al terremoto: la liquefazione dei terreni. In uno dei due exhibit è simulato il fenomeno con i suoi effetti. Nel secondo si osserva la rappresentazione tridimensionale dei danni che provoca. Segue una sezione relativa al diverso comportamento che hanno gli edifici in base alle loro caratteristiche costruttive. Modellini di altalene e di pendoli aiutano a capire con quanta forza le case possono essere scosse dai terremoti.

Sono messe a confronto diverse tipologie di edifici, per esempio quelli costruiti in muratura o in cemento armato, sollecitati dallo stesso terremoto. Le differenti risposte sono simulate con l’ausilio di una tavola vibrante tramite modellini in scala di diverse tipologie di edifici, in cui sono presenti sia elementi strutturali che non strutturali.

Ma come capire quali edifici possono resistere al terremoto? Se ne parla nella sezione conclusiva della mostra. Qui si cerca di individuare quali fattori determinano la vulnerabilità degli edifici, e quali azioni si possono adottare per ridurla e rendere più sicure le abitazioni. In una zona ad alta sismicità ci sono buone probabilità di avvertire un terremoto. L’intento della mostra è quello di rendere il visitatore consapevole della possibilità che accada e preparare la propria abitazione e gli altri ambienti di studio, gioco, lavoro, a questa eventualità.

Poiché ognuno ha un ruolo cruciale nella messa in sicurezza delle case e delle città, il messaggio che si vuole veicolare è la necessità di agire prima che il prossimo terremoto avvenga per fare in modo che i luoghi di vita e di lavoro siano pronti. Il tema della prevenzione è illustrato mediante diversi livelli di intervento che partono dall’essere informati sui vari aspetti necessari per potenziare la sicurezza della propria casa, per poi passare alle azioni vere e proprie.

In dettaglio, il percorso della prevenzione parte dalla conoscenza della pericolosità sismica della zona di residenza, illustrata con la mappa della pericolosità sismica d’Italia.

Il secondo passo è conoscere la vulnerabilità delle proprie abitazioni; il terzo passo è intervenire per migliorarne la sicurezza. Si sottolinea che in ciascuno di questi passaggi bisogna rivolgersi a chi ha la giusta competenza. La casa in cui viviamo è come un paziente malato per il quale si ricorre a un medico specialista. Nel caso delle costruzioni, la competenza è quella dei tecnici esperti in ingegneria sismica.

Per quanto riguarda gli elementi non strutturali di un edificio ci si sofferma soprattutto su quelli che possono stimolare un comportamento pro-attivo del cittadino: sono quegli elementi interni alle nostre case o negli ambienti di studio, gioco e lavoro, su cui è possibile intervenire subito, facilmente e senza ricorrere a un esperto. Finestre, mobili, scaffali, quadri possono rompersi, cadere, danneggiarsi e procurare altri danni. Il tema della loro messa in sicurezza è affrontato all’interno della mostra mediante un laboratorio interattivo che consiste nel costruire e comporre in modo corretto gli interni di una abitazione, e con giochi a squadre adatti a giovani e adulti. Qui le parole chiave della prevenzione, anche contenute nel video, sono: sposta gli oggetti che potrebbero colpirti e i mobili che potrebbero bloccare le vie di fuga; proteggi gli oggetti fragili di valore; fissa gli oggetti che potrebbero colpirti e fissa i mobili alti alla parete. Sostanzialmente un invito ad adeguare la propria casa, rivolgendosi agli esperti per gli interventi più impegnativi.

La mostra si conclude con il selfie-ricordo dei visitatori.

Per il Festival della Scienza di Genova, la mostra “Terremoti: attenti agli elementi! Dettagli che salvano la vita” è allestita nel Museoteatro della Commenda, in Piazza della Commenda, 1, Genova, ed è visitabile dal 24 ottobre al 4 novembre con i seguenti orari: feriali ore 10:00-17:00; sabato e festivi ore 10:00-18:00. Ma non si ferma qui. La mostra è itinerante e sarà allestita anche a Grottaminarda, a Varese e in altri luoghi.

Info e prenotazioni: http://www.festivalscienza.it/site/home/programma/terremoti-attenti-agli-elementi.html

A cura di Maddalena De Lucia, Gemma Musacchio, Stefano Solarino, Fabrizio Meroni, Elena Eva, Salvatore Marino, Lorenzo Scandolo, con la collaborazione del Laboratorio Grafica e Immagini – Daniela Riposati e Francesca Di Laura.


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Terremoto-non-terremoto: probabile scoppio in cava in provincia di Viterbo

Le stazioni della Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’INGV hanno registrato venerdì 10 maggio 2019 alle ore 12:52 italiane un evento sismico di magnitudo ML 0.9 (MD 1.9) inizialmente localizzato e valutato come un piccolo terremoto strumentale.

Mappa epicentrale dell’evento del 10/05/2019 in provincia di Viterbo. Sulla sinistra l’elenco dei terremoti localizzati dal sistema di acquisizione in funzione presso la Sala di Sorveglianza Sismica e Allerta Tsunami dell’INGV, sulla destra i parametri ipocentrali ottenuti dopo la revisione delle registrazioni.

Una successiva analisi più approfondita dei sismogrammi delle stazioni sismiche che avevano concorso alla localizzazione ipocentrale dell’evento ha consentito di rivalutare il piccolo terremoto come la probabile registrazione di uno scoppio in cava, quindi direttamente collegato ad attività antropica nell’area circostante l’abitato di Proceno in provincia di Viterbo. Data la sua posizione, l’evento in questione è stato registrato da 9 stazioni sismiche ubicate nell’alto Lazio, in Toscana e in Umbria, come mostrato nella mappa epicentrale sopra (quadrati giallo-rossi in figura). Va precisato che l’incertezza con cui può essere effettuata una determinazione ipocentrale con i pochi dati a disposizione per un piccolo evento come quello descritto, non può essere minore di 1-2 km. Per questo motivo non è possibile asserire con certezza assoluta che la sorgente dell’evento sia una specifica cava. Se però esaminiamo i dintorni dell’epicentro calcolato troviamo una cava poco più a sud (a circa 1 km). È quindi ragionevole ipotizzare che sia quella la sorgente dei segnali rilevati e mostrati più avanti.

La mappa della figura sottostante mostra la posizione dell’epicentro calcolato, l’abitato di Proceno e la cava possibile luogo di origine dei segnali registrati dalle stazioni sismiche della RSN.

Mappa di dettaglio (da Google Earth) della zona di Proceno, in cui si vede in alto a sinistra l’epicentro stimato per l’evento (simbolo rosso con le coordinate), in alto a destra l’abitato di Proceno e in basso a sinistra la cava dove potrebbe essere stato effettuato lo scoppio, a scopi estrattivi. La distanza tra l’epicentro calcolato e la cava è di circa 1000 metri.

Le caratteristiche salienti che consentono di discriminare un piccolo terremoto da un evento legato ad attività di estrazione in cava (scoppio) non sono sempre così evidenti nelle registrazioni; inoltre nella Sala di Sorveglianza Sismica e Allerta Tsunami la tempistica di comunicazione e di elaborazione degli eventi spesso non consente di soffermarsi troppo sui sismogrammi con analisi di estremo dettaglio, soprattutto per i microterremoti.

Proprio per questo motivo il Gruppo di Analisti del Bollettino Sismico Italiano (BSI) si impegna da più di un decennio nella rielaborazione in tempi piuttosto rapidi di alcuni di questi segnali; l’individuazione, ove possibile, dell’ubicazione sul territorio nazionale di cave estrattive ci consente di raccogliere informazioni per realizzare un catalogo più omogeneo e completo di registrazioni di piccoli eventi legati ad attività antropica e al tempo stesso di poter discriminare in tempi più rapidi tali eventi rispetto ai piccoli terremoti.

Sismogrammi dell’evento del 10 maggio alle ore 12:52 italiane, ordinati in ordine di tempo di arrivo dell’onda P. Sono riportate le componenti verticali del moto del suolo. Le barre verticali rosse indicano l’arrivo dell’onda P.

Le registrazioni di eventi legati ad attività antropica appaiono generalmente differenti rispetto ad un normale segnale sismico di origine tettonica. I segnali di esplosioni si presentano solitamente più “monocromatici” di un terremoto, a causa del tipo di impulso che genera le onde. Inoltre, sulla componente della registrazione che mostra il movimento verticale del terreno il primo arrivo è generalmente caratterizzato da un impulso verso l’alto (movimento compressivo), tipico dei segnali causati da una esplosione (nel caso di un terremoto, al contrario, si hanno sia primi impulsi verso l’alto che verso il basso, a causa del movimento di due blocchi ai lati della faglia e delle caratteristiche della distribuzione di radiazione delle onde). L’analisi completa di tutta la registrazione evidenzia la presenza di molteplici fasi secondarie, che potrebbero erroneamente essere interpretate come fasi S, ma che in realtà sono molto probabilmente onde superficiali o eventualmente fasi convertite in corrispondenza di superfici di discontinuità.

L’analisi di migliaia di terremoti che avvengono ogni anno in Italia consente di riconoscere numerose sorgenti di eventi “sismici anomali”, tra cui molte cave in diverse regioni italiane (Mele et al., 2010) e alcuni cementifici (Latorre et al., 2014). Si tratta comunque di eventi di bassa magnitudo, generalmente inferiore a 2.0, che raramente vengono avvertiti, tranne nei casi in cui le cave si trovano in prossimità di centri abitati, come per l’evento sopra descritto. Mediamente negli ultimi dieci anni la percentuale di eventi di origine antropica rispetto a quelli di origine tettonica è stata tra il 2% e il 3%.

a cura di Anna Nardi, Alessandro Marchetti e Alessandro Amato, Osservatorio Nazionale Terremoti, INGV.


Riferimenti bibliografici

Mele, F., Arcoraci, L., Battelli, P., Berardi, M., Castellano, C., Lozzi, G., Marchetti, A., Nardi, A., Pirro, M., e A. Rossi (2010). Bollettino Sismico Italiano 2008. Quaderni di Geofisica, 85, INGV, Roma.

Latorre, D., Amato, A., Cattaneo, M., Carannante, S., e A. Michelini (2014). Man-induced low-frequency seismic events in Italy. Geophysical Research Letters, vol. 41, p. 8261-8268, ISSN: 0094-8276, doi: 10.1002/2014GL062044


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SPECIALE 2018, un anno di terremoti

Nel corso del 2018 la Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’INGV ha localizzato 23180 terremoti sul territorio italiano e nelle zone limitrofe. Una media di oltre 63 eventi al giorno sono stati localizzati dai nostri ricercatori e tecnici in turno H24 nella Sala di Sorveglianza Sismica dell’INGV. Poco meno di 3 ogni ora, uno ogni 20 minuti.

In realtà i terremoti che avvengono in un territorio sismico come quello italiano sono molti di più. Parliamo naturalmente di micro-terremoti, quelli che rimangono al di sotto della soglia di rilevamento. Pur essendo questa soglia di magnitudo molto bassa in molte regioni d’Italia (in diverse aree del territorio nazionale siamo in grado di localizzare accuratamente eventi di magnitudo anche inferiore a 1.0), quando si installano delle reti temporanee più dense della RSN, come accaduto per esempio nella zona tra Lazio, Umbria e Marche a partire dall’agosto 2016, siamo in grado di rilevare e localizzare un numero di eventi fino a dieci volte superiore.

La mappa della sismicità localizzata nel 2018 dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV.

I terremoti localizzati nel 2018 sono in numero decisamente minore rispetto a quelli identificati in Italia negli ultimi due anni, Leggi il resto di questa voce

DISS, ovvero il Database delle sorgenti sismogenetiche italiane

Il Database delle sorgenti sismogenetiche italiane (DISS Working Group, 2018) è un repository georiferito di informazioni di natura sismotettonica. Con il termine sismotettonica si intende il settore disciplinare che si interessa dei rapporti tra la geologia, la tettonica attiva e la sismicità di una data area, e che ha come obiettivo principale l’individuazione delle strutture che generano terremoti – le sorgenti sismogenetiche – e la stima del loro potenziale (per un approfondimento si veda un articolo recente di P. Vannoli e P. Burrato, pubblicato su Geologia dell’Ambiente).

Figura 1: Ultima versione (v. 3.2.1) del Database DISS accessibile online dalla pagina http://diss.rm.ingv.it/diss/

Perché “sorgenti sismogenetiche”? In cosa il Database delle sorgenti sismogenetiche italiane si differenzia da una normale mappa di faglie attive?

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