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Speciale 2019, un anno di terremoti

Nel corso del 2019 grazie alla Rete Sismica Nazionale (RSN) sono stati registrati 16584 terremoti sul territorio italiano e nelle zone limitrofe. Una media di oltre 45 eventi al giorno sono stati localizzati dai nostri ricercatori e tecnici in turno H24 nelle Sale di Sorveglianza dell’INGV. Poco meno di 2 ogni ora, uno ogni 30 minuti circa.

Mappa della sismicità del 2019 registrata dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale.

Nella mappa si può notare che i più forti terremoti del 2019 sono stati localizzati al di fuori del territorio italiano. La maggior parte degli eventi sismici di magnitudo pari o superiore a 5.0 (rappresentati nella mappa con le stelle rosse) sono avvenuti in Albania durante la sequenza sismica di fine novembre: l’evento più forte, di magnitudo Mw 6.2, si è verificato il 26 novembre e poi altri quattro terremoti di magnitudo compresa tra di 5.1 e 5.4 sono avvenuti nelle ore e nei giorni successivi. Nella stessa area si erano verificati, nel mese di settembre, altri due eventi di magnitudo 5.4 e 5.2.

Inoltre il 26 novembre in territorio bosniaco è stato localizzato un terremoto di magnitudo Mb 5.3, mentre nel mese di luglio al largo della costa dell’Algeria è avvenuto un terremoto di magnitudo Mb 5.0.

Sul territorio italiano l’evento di magnitudo più alta, Mw 4.5, è stato registrato il 9 dicembre nel Mugello.

Mappa degli eventi di magnitudo maggiore o uguale a 4.0 registrati in Albania tra settembre e dicembre 2019.

Il numero di terremoti localizzati nel 2019 è ancora in calo rispetto agli ultimi tre anni, in particolare se lo si confronta con il numero di terremoti del 2016 e 2017. Già dal 2018 il contributo di eventi sismici determinato dalla sequenza sismica in Italia centrale, iniziata il 24 agosto 2016, è stato in forte calo; per il 2019 questo contributo si è ancora ridotto, anche se in percentuale rappresenta ancora un valore molto elevato rispetto al totale della sismicità in Italia: circa il 40%.

Nel grafico sottostante è visualizzato il numero di terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dal 2012 al 2019. Con la colonna blu è rappresentato il numero totale di eventi (tutte le magnitudo) che raggiunge valori molto elevati durante il 2016 e 2017, a causa della sequenza in Italia centrale. Negli altri anni questo numero si mantiene intorno ai 20 mila terremoti all’anno, con il 2012, il 2015 e il 2019 che mostrano valori leggermente al di sotto. La colonna rossa invece indica il numero di terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2.0 che in media corrisponde al 10-15% dei terremoti totali registrati e che conferma la tendenza ad una diminuzione nel 2019 rispetto agli anni precedenti.

Numero annuale di eventi localizzati dal 2012 al 2019: in blu il numero totale, in rosso quelli di magnitudo maggiore o uguale a 2.0.

Qualche numero per i terremoti del 2019 in Italia e nelle aree limitrofe

  • 16584 terremoti registrati in Italia e nelle aree limitrofe.
  • 1854 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2.0.
  • 9 eventi di magnitudo maggiore o uguale a 5.0, tutti avvenuti al di fuori del territorio italiano: la maggior parte in Albania, uno in Bosnia e uno in Algeria.
  • 23 terremoti di magnitudo compresa tra 4.0 e 4.9; di cui 12 localizzati in territorio albanese, 8 eventi di magnitudo compresa tra 4.0 e 4.5 in territorio italiano e 3 nel mar Tirreno e nel mar Ionio.
  • 172 terremoti di magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9.

Circa il 90% dei terremoti localizzati in Italia nel 2019 ha avuto magnitudo minore di 2.0, e probabilmente non sono stati avvertiti dalla popolazione, salvo qualche eccezione (per esempio in caso di ipocentri molto superficiali in prossimità di aree abitate).

Nella tabella sono riportati tutti gli eventi registrati dalla Rete Sismica Nazionale di magnitudo pari o superiore a 4.0 sul territorio nazionale o lungo le coste.

Data e Ora (Italia) Magnitudo Zona Profondità
2019-12-09 04:37:04 Mw 4.5 4 km N Scarperia e San Piero (FI) 9
2019-11-07 18:35:21 Mw 4.4 5 km SE Balsorano (AQ) 16
2019-10-31 07:59:00 Mw 4.1 Mar Ionio Settentrionale (MARE) 27
2019-10-25 06:31:38 Mw 4.4 Tirreno Meridionale (MARE) 12
2019-10-07 08:11:32 Mw 4.0 4 km W Caraffa di Catanzaro (CZ) 25
2019-09-21 21:55:44 ML 4.3 3 km NE Cicerale (SA) 328
2019-09-09 04:57:47 ML 4.2 Tirreno Meridionale (MARE) 266
2019-09-01 02:02:39 Mw 4.0 3 km E Norcia (PG) 10
2019-01-15 00:03:57 Mw 4.3 10 km SE Ravenna (RA) 21
2019-01-09 00:50:34 ML 4.1 10 km NW Milo (CT) 2
2019-01-01 19:37:46 Mw 4.1 3 km W Collelongo (AQ) 17

Scorrendo la tabella segnaliamo che alcuni di questi terremoti sono legati a sequenze sismiche, più o meno lunghe, avvenute in Italia nel 2019. Altri invece possono essere considerati eventi “isolati”, come ad esempio il terremoto profondo (oltre 300 km) del 21 settembre in provincia di Salerno, quello del 15 gennaio in provincia di Ravenna e gli eventi  nel Mar Tirreno del 9 settembre e nel Mar Ionio del 31 ottobre.

Alcune delle sequenze sismiche registrate nel 2019 erano già attive negli anni precedenti come ad esempio quella in Italia centrale e quella di dicembre 2018 in area etnea. Le sequenze sismiche iniziate nel 2019 sono avvenute in diverse aree del nostro territorio, generalmente di breve durata (al massimo qualche decina di giorni) e con valori di magnitudo non elevati.

Di seguito vengono analizzate alcune delle principali sequenze del 2019.

La sequenza in Italia centrale nel 2019

Nel 2019 l’attività sismica nell’area della sequenza di Amatrice-Visso-Norcia (centro Italia), iniziata il 24 agosto del 2016 e proseguita negli anni successivi, è diminuita sia nel numero complessivo di scosse sia nel numero di eventi di magnitudo rilevante. Come già detto in precedenza, questa sequenza però contribuisce ancora in maniera significativa alla sismicità totale in Italia. Con i suoi circa 7500 terremoti nel 2019 rappresenta oltre il 40% dei terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale nello scorso anno.

Sismicità registrata nel 2019 nell’area della sequenza sismica di Amatrice-Visso-Norcia.

L’evento di magnitudo maggiore registrato in quest’area nel 2019, Mw 4.0, è avvenuto il 1 settembre con epicentro nei pressi di Norcia (PG). Durante l’anno appena trascorso, la sismicità si è concentrata proprio intorno al comune umbro e nell’area intorno al lago di Campotosto in provincia dell’Aquila.

Approfondimento sulla sequenza pubblicato nella ricorrenza del terzo anniversario dal terremoto del 24 agosto 2016. 

La sequenza nel Mugello

A dicembre un’area in provincia di Firenze, a circa 20 km dal capoluogo toscano, è stata interessata da numerosi eventi sismici; in particolare nella notte tra l’8 e il 9 dicembre è stato registrato un terremoto di magnitudo Mw 4.5 con epicentro tra i comuni di Scarperia e San Piero e Barberino del Mugello. Questo evento, il più forte del 2019 in territorio italiano, è stato risentito in tutta l’area dell’Appennino tosco-emiliano, in particolare in provincia di Firenze e in tutta la parte settentrionale della Toscana provocando anche alcuni danni. Altri eventi sono avvenuti nei giorni successivi e per tutto il mese di dicembre: in totale si contano oltre 230 terremoti, di cui 13 con magnitudo maggiore o uguale a 3.0.

Sequenza sismica nel Mugello nel dicembre 2019.

Articolo sul terremoto del 9 dicembre 2019 in provincia di Firenze. 

La sequenza di Balsorano (AQ)

Il 7 novembre è stato registrato un terremoto di magnitudo Mw 4.4 al confine tra Lazio e Abruzzo e con epicentro nel comune di Balsorano (AQ) al confine con la provincia di Frosinone. Il terremoto è stato avvertito in un’ampia regione dell’Italia centrale e nei giorni successivi sono state numerose le repliche nell’area. Dal 7 novembre al 31 dicembre sono oltre 170 i terremoti registrati, tutti di bassa magnitudo, e un solo evento di magnitudo superiore a 3.0.

Area interessata dalla sequenza sismica registrata nei mesi di novembre e dicembre 2019 tra le province di Frosinone e dell’Aquila.

Nella mappa viene anche mostrata, qualche chilometro a nord della sequenza iniziata il 7 novembre, un’altra piccola sequenza nei pressi di Collelongo (provincia dell’Aquila) con un terremoto di magnitudo Mw 4.1 il 1 gennaio 2019.

Inquadramento sismotettonico del terremoto del 7 novembre 2019

Riflessioni sulla sequenza sismica di Balsorano

La sismicità nell’area etnea 

Nel mese di dicembre 2018 l’attività sismica in area etnea è stata molto intensa specie nei settori orientale e meridionale. In queste aree si sono verificati i terremoti più forti, incluso l’evento registrato il 26 dicembre 2018 di magnitudo Mw 4.9 (ML 4.8) nel comune di Viagrande (CT). Anche nel 2019 la sismicità nell’area etnea è stata frequente: in particolare, nei primi giorni dell’anno il 9 gennaio, si è verificato un terremoto di magnitudo Ml 4.1 con epicentro nel comune di Linguaglossa (CT), in un settore differente rispetto a quelli degli epicentri dei terremoti di fine 2018.

Sismicità registrata nel 2019 nell’area etnea.

La sismicità al largo della costa calabra nord-occidentale

Nel 2019 in un’area qualche chilometro a largo della costa calabra nord-occidentale (provincia di Cosenza) sono stati registrati numerosi terremoti, circa 115 di diverse magnitudo e profondità ipocentrali. L’evento del 25 ottobre, di magnitudo Mw 4.4 e profondità 12 km, è stato il più forte e anche quello maggiormente risentito nelle aree costiere adiacenti. Tutti gli altri eventi sono stati di bassa magnitudo, di questi solo 6 hanno raggiunto o superato magnitudo 3.0.

Sismicità nel 2019 al largo della costa calabra nord-occidentale (provincia di Cosenza).

La sequenza nel beneventano

Nei mesi di novembre e dicembre 2019, un’area qualche chilometro a sud della città di Benevento è stata interessata da numerosi eventi sismici localizzati tra i comuni di San Leucio del Sannio (BN) e Ceppaloni (BN). In particolare nelle giornate del 25 novembre e del 16 dicembre sono stati registrati diversi terremoti con magnitudo compresa tra 3.0 e 3.9. Il terremoto di magnitudo maggiore è stato quello delle ore 11:36 del 16 dicembre, Mw 3.9, risentito in una vasta area tra le province di Benevento e Avellino (comprese le città capoluogo), ma anche in alcune località delle vicine province di Napoli e Salerno. In totale dal 21 novembre al 31 dicembre sono stati localizzati nell’area circa 70 terremoti.

Sequenza sismica a sud della città di Benevento registrata tra novembre e dicembre 2019.

La mappa interattiva dei terremoti del 2019

La sismicità del 2019 registrata dalla Rete Simica Nazionale dell’INGV viene mostrata in una mappa interattiva (dashboard), pubblicata nella galleria StoryMaps&Terremoti. In questa applicazione sono rappresentati i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2.0, classificati e tematizzati in base alla loro magnitudo. Ogni evento può essere interrogato per visualizzare i relativi parametri ipocentrali.

Nell’applicazione sono disponibili le infografiche che mostrano, per un’area scelta dall’utente, il numero di terremoti totali localizzati nel 2019, la magnitudo massima e la loro distribuzione nei 12 mesi dell’anno.  E’ inoltre possibile attivare il TIME SLIDER per far partire un’animazione spazio-temporale della sismicità dal 1 gennaio 2019 o da altri intervalli temporali. Infine altre funzionalità disponibili sono alcuni ZOOM sulle principali sequenze del 2019 e una mappa di densità dei terremoti attivabile dalla funzione LAYERS.

Apri la mappa interattiva dei terremoti del 2019

A cura di Maurizio Pignone, INGV – Osservatorio Nazionale Terremoti.


Crediti dati e nota

ISIDe working group (2016) version 1.0, DOI: 10.13127/ISIDe, Italian Seismological Instrumental and parametric database: http://iside.rm.ingv.it/iside

Ricordiamo che i dati di tutti gli eventi sismici che avvengono in Italia vengono calcolati e rivisti dai sismologi in turno h24 nelle Sale Operative INGV di Roma, Napoli e Catania e pubblicati pochi minuti dopo ogni terremoto sul portale dei dati in tempo reale del Dipartimento TERREMOTI (http://terremoti.ingv.it/).


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5 novembre: giornata mondiale della consapevolezza sugli tsunami – l’esercitazione Latina 2019

La giornata mondiale della consapevolezza sugli Tsunami 2019 (World Tsunami Awareness Day: WTAD) organizzata dall’UNDRR (United Nations Office for Disaster Risk Reduction), si focalizza in particolare su uno dei sette obiettivi globali del protocollo di Sendai, che ha come oggetto la riduzione dei danni generati da catastrofi naturali alle strutture civili sensibili e alle infrastrutture esposte (“Substantially reduce disaster damage to critical infrastructure and disruption of basic services, among them health and educational facilities, including through developing their resilience by 2030“).

Il WTAD2019 è stato istituito per ricordare il rischio maremoto e per sollecitare i governi affinché siano investite risorse economiche nella costruzione e adeguamento degli edifici civili e strategici per renderli resilienti agli eventi naturali catastrofici, nei sistemi di allerta rapida da terremoto e tsunami e nell’istruzione, fondamentale per diffondere consapevolezza e proteggere persone e beni dal rischio di tsunami nel futuro. Oltre 700 milioni di persone, al giorno d’oggi, vivono in aree in via di sviluppo caratterizzate da coste lunghe e pianeggianti esposte a rischi estremi tra cui il rischio tsunami.

Perché è stata scelta come data emblematica il 5 Novembre? Lo raccontiamo in un articolo di questo blog.

Un’immagine simbolo dello tsunami del 2011 in Giappone

Nella conferenza tenutasi a Ginevra nel 2016, il segretario generale UNDRR Robert Glasser ammoniva: “Nonostante i numerosi successi in ambito scientifico, si contano ancora troppe vite perse in eventi catastrofici oramai conosciuti a causa di fallimenti o mancati investimenti nell’implementazione dei sistemi di allerta rapida (tsunami o terremoto) ma ancor più banalmente dal mancato insegnamento che eventi avvenuti nel passato avrebbero dovuto imprimere nella mente degli abitanti di alcune zone. Queste azioni sono spesso rafforzate da mancati interventi amministrativi e poca sensibilizzazione ai crescenti pericoli naturali”.

Prosegue sostenendo che: “la consapevolezza – carente nel grande pubblico – è un tema di vitale importanza e rappresenta il punto nodale della Campagna dei Sette anni di Sendai concordata con i membri delle Nazioni Unite.”

Proprio per questi motivi, il 10 Ottobre 2019 si è svolta un’esercitazione sul rischio maremoto in Italia, organizzata dall’Agenzia Regionale di Protezione Civile del Lazio con la Prefettura di Latina e dodici Comuni costieri della Provincia, con la collaborazione del Dipartimento di Protezione Civile, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dell’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale.

L’esercitazione, definita sinteticamente TSUNEXTT, si è svolta “per posti di comando” (ossia senza un coinvolgimento diretto della popolazione) e ha coinvolto direttamente i comuni costieri della provincia di Latina simulando, nel corso della mattinata, una situazione emergenziale connessa a un ipotetico maremoto. Lo scenario, stabilito prima dal Centro Allerta Tsunami dell’INGV (CAT-INGV), ma non comunicato prima dell’esercitazione, prevedeva che si generasse uno tsunami in seguito a un terremoto di magnitudo 7.0 avvenuto ipoteticamente lungo le coste della Calabria. Lo scopo dell’esercitazione era quello di sperimentare i flussi di attivazione e di comunicazione fra le diverse strutture operative e di comando che devono gestire l’emergenza e i modelli di intervento dei singoli Comuni coinvolti.

Mappa della zona interessata dalla simulazione, con l’epicentro dell’evento (stella rossa) e i livelli di allerta conseguenti visualizzati ai Forecast Point (in rosso quelli di livello Watch/rosso; in giallo quelli di livello Advisory/Arancione; in verde quelli di livello Information/Informazione). Le linee in mare rappresentano le isocrone (linee di uguale tempo di propagazione) della prima onda di tsunami.

Focus sulla zona dell’Italia meridionale interessata dall’evento sismico simulato.

Nel corso dell’esercitazione è stato inoltre testato il Sistema di Allertamento del SiAM (Sistema di Allertamento nazionale per i Maremoti) gestito, a livello nazionale, dal Dipartimento di Protezione Civile (DPC) in collaborazione con il CAT-INGV e l’ISPRA. In pratica, i messaggi di allerta vengono predisposti da quest’ultimo pochi minuti dopo l’accadimento di ogni forte terremoto nell’area mediterranea e inviati al DPC che li smista in tempo reale a tutti gli Enti partecipanti al sistema nazionale di protezione civile.

Un momento della preparazione dell’esercitazione TSUNEXTT 2019 presso la Prefettura di Latina. 

All’esercitazione hanno partecipato, oltre all’Agenzia Regionale di Protezione Civile della Regione Lazio, alla Prefettura e ai Comuni di Ponza, Ventotene, Minturno, Gaeta, Formia, Itri, Sperlonga, Fondi, Terracina, Sabaudia e Latina, anche le Forze di Polizia, i Vigili del Fuoco, la Capitaneria di Porto, l’ASL, l’ARES-118 e la Croce Rossa; inoltre erano presenti osservatori inviati dal DPC, dall’Agenzia Regionale e dall’INGV, per un totale di circa 100 persone, che hanno interagito per prendere decisioni con lo scopo di gestire al meglio la situazione di crisi.

Nel video, è possibile ripercorrere le fasi di “avviso di evento sismico” e a seguire le tre fasi caratterizzanti il “lancio” dei messaggi di allerta e fine evento alle strutture preposte (va tenuto presente che la tempistica seguita nell’esercitazione non rispecchia quella di un reale evento maremoto; per questo specifico scenario sarebbero stati inviati molto probabilmente più di 2 messaggi di conferma e il messaggio di fine allerta sarebbe stato inviato certamente molte ore dopo rispetto a quanto fatto durante l’ esercitazione).

 In tabella si riportano i quattro messaggi inviati dalla Sala di Sorveglianza Sismica e Allerta Tsunami dell’INGV di Roma:

Tipologia Messaggio Ora di Invio Allerta emessa
Iniziale 09:32 Arancione per Lazio meridionale
Conferma 09:42 Tsunami confermato dopo verifica dati mareografi Isole Eolie
Conferma 10:14 Tsunami confermato dopo verifica dati mareografi Sicilia, Calabria, Campania
Fine Evento 12:33 Chiusura 

Con l’auspicio che esercitazioni di tale portata e interesse diventino un comun denominatore per tutte le coste italiane esposte al pericolo Tsunami.


Se senti un terremoto lungo o forte, allontanati verso le zone più elevate.

A cura del Centro Allerta Tsunami (CAT) dell’INGV.


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La mostra INGV “Terremoti: attenti agli elementi. Dettagli che salvano la vita”, un percorso espositivo per rendere più sicure le nostre case

Durante un terremoto, quanto influisce il tipo di terreno sotto la nostra casa?

E quanto le caratteristiche degli edifici?  E se la nostra casa non subisce lesioni, siamo ugualmente a rischio?

Con la mostra “Terremoti: attenti agli elementi! Dettagli che salvano la vita”, in esposizione presso il Festival della Scienza di Genova dal 24 ottobre al 4 novembre 2019, si analizzano le caratteristiche dei terremoti, con particolare attenzione a quegli aspetti che riguardano l’ingegneria, l’interazione tra i tipi di terreno e i fenomeni di amplificazione sismica, le caratteristiche degli edifici e la loro risposta alla sollecitazione ricevuta. Tutti aspetti poco noti sui terremoti ma importanti per la nostra sicurezza.

L’iniziativa, frutto di una collaborazione tra Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Fondazione Eucentre e ricercatori dell’Università di Genova, ha carattere interattivo ed è arricchita da laboratori che puntano a coinvolgere il visitatore. Con giochi ed esperimenti si mettono in evidenza le semplici ma fondamentali azioni di prevenzione che possono ridurre il rischio sismico e i danni alle cose e alle persone durante e dopo un terremoto.

I terremoti hanno costruito e modellato, insieme ad altri fenomeni naturali, il territorio in cui viviamo. Gli eventi sismici non possono essere evitati né fermati, ma la popolazione può prepararsi e agire per ridurne i danni. La mostra “Terremoti: attenti agli elementi” vuole attirare l’attenzione sulla vulnerabilità degli edifici e sulle azioni che possono contenerla.

Le domande chiave che si vogliono suscitare vengono proposte attraverso un filmato introduttivo che, prendendo spunto da casi reali di terremoti che hanno recentemente colpito la penisola italiana, conducono il visitatore in un’analisi dei “punti” deboli (gli elementi del titolo).

Si tratta di situazioni spesso poco considerate nel bilancio del terremoto ma che hanno una grande importanza. La prima parte del percorso definisce e illustra gli elementi, strutturali e non strutturali, che costituiscono un edificio: pilastri, travi e murature portanti da una parte, finestre, impianti, arredi e suppellettili dall’altra.

Si passa quindi alla descrizione del fenomeno terremoto. La strumentazione installata in una stazione sismica mostra come si misurano le accelerazioni del suolo causate dagli eventi sismici. Si esaminano gli effetti in superficie dei terremoti, che dipendono dalle rocce o dai terreni attraversati dalle onde sismiche così come dalla morfologia del territorio, che modificano l’ampiezza, la frequenza e la durata del movimento del suolo.

Due exhibit mostrano un altro importante fenomeno locale legato al terremoto: la liquefazione dei terreni. In uno dei due exhibit è simulato il fenomeno con i suoi effetti. Nel secondo si osserva la rappresentazione tridimensionale dei danni che provoca. Segue una sezione relativa al diverso comportamento che hanno gli edifici in base alle loro caratteristiche costruttive. Modellini di altalene e di pendoli aiutano a capire con quanta forza le case possono essere scosse dai terremoti.

Sono messe a confronto diverse tipologie di edifici, per esempio quelli costruiti in muratura o in cemento armato, sollecitati dallo stesso terremoto. Le differenti risposte sono simulate con l’ausilio di una tavola vibrante tramite modellini in scala di diverse tipologie di edifici, in cui sono presenti sia elementi strutturali che non strutturali.

Ma come capire quali edifici possono resistere al terremoto? Se ne parla nella sezione conclusiva della mostra. Qui si cerca di individuare quali fattori determinano la vulnerabilità degli edifici, e quali azioni si possono adottare per ridurla e rendere più sicure le abitazioni. In una zona ad alta sismicità ci sono buone probabilità di avvertire un terremoto. L’intento della mostra è quello di rendere il visitatore consapevole della possibilità che accada e preparare la propria abitazione e gli altri ambienti di studio, gioco, lavoro, a questa eventualità.

Poiché ognuno ha un ruolo cruciale nella messa in sicurezza delle case e delle città, il messaggio che si vuole veicolare è la necessità di agire prima che il prossimo terremoto avvenga per fare in modo che i luoghi di vita e di lavoro siano pronti. Il tema della prevenzione è illustrato mediante diversi livelli di intervento che partono dall’essere informati sui vari aspetti necessari per potenziare la sicurezza della propria casa, per poi passare alle azioni vere e proprie.

In dettaglio, il percorso della prevenzione parte dalla conoscenza della pericolosità sismica della zona di residenza, illustrata con la mappa della pericolosità sismica d’Italia.

Il secondo passo è conoscere la vulnerabilità delle proprie abitazioni; il terzo passo è intervenire per migliorarne la sicurezza. Si sottolinea che in ciascuno di questi passaggi bisogna rivolgersi a chi ha la giusta competenza. La casa in cui viviamo è come un paziente malato per il quale si ricorre a un medico specialista. Nel caso delle costruzioni, la competenza è quella dei tecnici esperti in ingegneria sismica.

Per quanto riguarda gli elementi non strutturali di un edificio ci si sofferma soprattutto su quelli che possono stimolare un comportamento pro-attivo del cittadino: sono quegli elementi interni alle nostre case o negli ambienti di studio, gioco e lavoro, su cui è possibile intervenire subito, facilmente e senza ricorrere a un esperto. Finestre, mobili, scaffali, quadri possono rompersi, cadere, danneggiarsi e procurare altri danni. Il tema della loro messa in sicurezza è affrontato all’interno della mostra mediante un laboratorio interattivo che consiste nel costruire e comporre in modo corretto gli interni di una abitazione, e con giochi a squadre adatti a giovani e adulti. Qui le parole chiave della prevenzione, anche contenute nel video, sono: sposta gli oggetti che potrebbero colpirti e i mobili che potrebbero bloccare le vie di fuga; proteggi gli oggetti fragili di valore; fissa gli oggetti che potrebbero colpirti e fissa i mobili alti alla parete. Sostanzialmente un invito ad adeguare la propria casa, rivolgendosi agli esperti per gli interventi più impegnativi.

La mostra si conclude con il selfie-ricordo dei visitatori.

Per il Festival della Scienza di Genova, la mostra “Terremoti: attenti agli elementi! Dettagli che salvano la vita” è allestita nel Museoteatro della Commenda, in Piazza della Commenda, 1, Genova, ed è visitabile dal 24 ottobre al 4 novembre con i seguenti orari: feriali ore 10:00-17:00; sabato e festivi ore 10:00-18:00. Ma non si ferma qui. La mostra è itinerante e sarà allestita anche a Grottaminarda, a Varese e in altri luoghi.

Info e prenotazioni: http://www.festivalscienza.it/site/home/programma/terremoti-attenti-agli-elementi.html

A cura di Maddalena De Lucia, Gemma Musacchio, Stefano Solarino, Fabrizio Meroni, Elena Eva, Salvatore Marino, Lorenzo Scandolo, con la collaborazione del Laboratorio Grafica e Immagini – Daniela Riposati e Francesca Di Laura.


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Una story map dello sviluppo della Rete Sismica Nazionale

Come si registravano i terremoti prima dell’evento in Irpinia del 1980?

Come si è evoluta e sviluppata la Rete Sismica Nazionale (RSN) dai pochi punti di osservazione sparsi sul territorio nazionale fino alle centinaia di stazioni multiparametriche dei nostri giorni?

In occasione del Ventennale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, INGVterremoti ha realizzato una nuova story map che racconta lo sviluppo negli anni di una delle infrastrutture più importanti dell’Istituto che ha permesso, e permette, di monitorare la sismicità in Italia e nel Mondo e di assicurare il servizio di sorveglianza sismica del nostro territorio per il Dipartimento della Protezione Civile.

La story map propone una ricostruzione storica dello sviluppo della rete di monitoraggio dell’INGV (prima ING) che, all’inizio degli anni ’80, a seguito del terremoto in Irpinia del 23 novembre 1980, venne centralizzata per fornire un servizio di monitoraggio e sorveglianza a livello nazionale in tempo reale o quasi. Nacque così il primo prototipo di Rete Sismica Nazionale Centralizzata (RSNC), che contava una trentina di stazioni ubicate sul territorio italiano, per lo più presso gli osservatori pubblici e/o privati esistenti.

Attraverso l’ausilio di alcune mappe interattive, testi, foto, video, immagini storiche e recenti vengono raccontati i principali aspetti relativi allo sviluppo tecnologico e strumentale delle stazioni di monitoraggio (sensori, ricevitori, trasmissione dati, alimentazione), all’incremento del numero di stazioni e infine alla conseguente evoluzione del servizio di sorveglianza (localizzazioni eventi, turnazione H24, comunicazione verso DPC e il pubblico).

Immagini dei primi del Novecento di alcuni Osservatori sismologici operativi in Italia: sede storica dell’Osservatorio Vesuviano (in alto a sx), Osservatorio del Collegio dell’Opera Pia “Alberoni” di Piacenza (in alto a dx), Osservatorio Meteorico e Geodinamico del Comizio Agrario di Reggio Calabria (in basso a dx), Regio Osservatorio Geofisico di Pavia (in basso a sx).

Le aree tematiche sviluppate nella story map per raccontare negli anni la RSN sono:

  • Il monitoraggio sismico prima del 1980
  • La Rete Sismica Nazionale negli anni ‘80, la centralizzazione
  • La nascita della Rete MEDNET e della tecnologia digitale
  • Lo sviluppo della Rete negli anni 2000 e il Progetto CESIS
  • La stazione di monitoraggio multiparametrica
  • La Rete Sismica Nazionale Integrata
  • Il servizio di sorveglianza sismica del territorio nazionale

La story map evidenzia alcuni aspetti fondamentali nell’evoluzione del monitoraggio in Italia: per esempio come nei primi anni 2000, con lo sviluppo di stazioni e reti digitali con trasmissione dei dati satellitare, si assiste ad una crescita esponenziale del numero di stazioni della Rete Sismica Nazionale, che passa nel giro di tre-quattro anni, da un centinaio di stazioni analogiche, a quasi 300 stazioni digitali multiparametriche affiancando ai sensori tradizionali come velocimetri e accelerometri, anche GPS geodetici e strumenti per la misura del Radon, installati nel medesimo sito di stazione.

Stazione di monitoraggio permanente satellitare di JOPP-Joppolo (VV) della Rete Sismica Nazionale.

Oggi la Rete Sismica Nazionale Integrata, grazie anche al contributo dei dati provenienti da stazioni estere, installate in regioni confinanti, conta ormai quasi 500 stazioni in tempo reale.

Mappa della Rete Sismica Nazionale Integrata (agg. settembre 2019).

Dagli anni ’80 l’incremento del numero di stazioni della RSN è molto evidente: si è passati dalle circa 80 stazioni nel 1986 ad oltre 500 in questi ultimi anni. Un confronto tra gli intervalli temporali più significativi per lo sviluppo della RSN può essere visualizzato attraverso le 4 mappe interattive sincronizzate riportate qui di seguito. In ciascuna mappa sono rappresentate in arancio le stazioni dell’INGV (prima ING) e in magenta le stazioni collegate alla RSN gestite da altri Enti, Università, Osservatori, ecc.

Lo sviluppo della Rete Sismica Nazionale dell’INGV dagli anni ’80 ad oggi in 4 mappe interattive  sincronizzate (1986-1996-2008-2019).

Il modello utilizzato per la realizzazione della story map è lo “Story Map Cascade℠” (https://storymaps.arcgis.com/en/app-list/cascade/) che consente di combinare testo narrativo con mappe, immagini e contenuti multimediali in un’esperienza di scorrimento a schermo intero molto coinvolgente.  In una story map di tipo “Cascade” le sezioni contenenti testo e media in linea possono essere intervallate da sezioni “immersive” che riempiono lo schermo con mappe, immagini e video, ideale per creare storie avvincenti e approfondite, facilmente consultabili dagli utenti.

La story map è stata realizzata da M. Pignone, A. Nardi, A. Delladio, P. Battelli e R. Moschillo. Hanno contribuito alla raccolta delle immagini e dei testi: R. Di Maro, E. Lencioni, S. Mazza, S. Rao e A. Amato.

La story map è stata inserita nella galleria StoryMaps & Terremoti ed è disponibile al seguente LINK.

A cura di Maurizio Pignone e Anna Nardi (INGV – Osservatorio Nazionale Terremoti)


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Il 12 e 13 ottobre la nona edizione di Io Non Rischio

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Il 12 e 13 ottobre 2019 in centinaia di piazze italiane torna la campagna nazionale di comunicazione “Io Non Rischio”, giunta alla sua nona edizione.  Migliaia di volontari di associazioni di protezione civile, dopo aver seguito, nei mesi scorsi, un percorso formativo comune, coordinato dalle rispettive Regioni e realizzato da una rete di “formatori” esperti, anch’essi volontari, saranno presenti nelle loro realtà locali per sensibilizzare i cittadini sui rischi naturali presenti sul territorio e renderli responsabili e attivi nella riduzione di tali rischi.

Insieme ai consueti punti informativi nelle piazze, in molte realtà saranno organizzate iniziative collaterali, in particolare veri e propri percorsi di trekking urbano, alla scoperta delle tracce dei rischi che caratterizzano il territorio.

Lo slogan che identifica la campagna “Io Non Rischio” è l’affermazione di un proposito ben preciso, è una dichiarazione di intenti che ogni cittadino e ogni comunità può fare come parte attiva del Servizio Nazionale di Protezione Civile, così come previsto dal nuovo “Codice”.

I temi affrontati dalla campagna, oltre a quelli ormai consolidati (terremoto, maremoto, alluvione), si arricchiscono quest’anno del rischio vulcanico in una versione sperimentale per l’area flegrea – che sarà realizzata sabato 19 ottobre -, in occasione dell’esercitazione nazionale “Exe Flegrei 2019” prevista dal 16 al 20 ottobre.

Volontari della Campania “a lezione” di Io non rischio Vulcano Campi Flegrei in vista dell’esercitazione

La campagna IO NON RISCHIO, che quest’anno apre la “Settimana della Protezione Civile”, è promossa dal Dipartimento di Protezione Civile, da INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ANPAS – Associazione Nazione delle Pubbliche Assistenze, Fondazione CIMA e ReLUIS – Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismicaed è realizzata in collaborazione con Regioni e Comuni.

L’INGV, come promotore  e partner scientifico della campagna, ha contribuito e contribuisce attivamente alla ideazione e produzione dei materiali di comunicazione, alla formazione dei volontari che vanno in piazza sui rischi terremoto e maremoto (da quest’anno anche sul rischio vulcanico) – fornendo direttamente alle associazioni spunti e materiali per la progettazione degli allestimenti di piazza –  e a tutte le numerose attività di comunicazione, tra le quali lo sviluppo delle mappe interattive per il portale www.iononrischio.it.

L’elenco delle centinaia di piazze italiane interessate dall’evento il prossimo 12 e 13 ottobre è disponibile – in costante aggiornamento – sulla pagina web ufficiale della campagna dove è disponibile ulteriore materiale informativo.

Per promuovere e sostenere l’iniziativa attraverso i social si possono utilizzare gli hashtag ufficiali della campagna per il 2019: #iononrischio e #iononrischio2019.

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