Lo tsunami del 2004 nell’Oceano Indiano: in visita alle aree colpite /parte 2: i musei, la vasca che simula i maremoti, le barche sui tetti
Continua il viaggio nei luoghi colpiti nel 2004 dallo tsunami nell’Oceano Indiano. Il racconto è a cura di Alessandro Amato (INGV), che a distanza di vent’anni, in qualità di presidente del sistema UNESCO di allerta precoce e mitigazione degli tsunami del Mediterraneo e Atlantico nord-orientale NEAMTWS, ha partecipato a Banda Aceh al Global Tsunami Symposium e al field trip organizzato per l’occasione. Leggi il racconto precedente
Nella seconda parte della visita, dopo il villaggio di Lhok Nga e la Moschea Rahamatullah, i nostri colleghi indonesiani ci hanno portato al Museo Tsunami Aceh, aperto nel 2009 con lo scopo di tenere viva la memoria dell’evento e di tramandarla alle giovani generazioni. Pur non avendolo vissuto in prima persona, i più giovani lo conoscono: molti di loro hanno subìto dei lutti in famiglia o tra i loro amici. Tuttavia, per avere un’idea del disastro che aveva colpito la loro terra c’era bisogno di un luogo della memoria, con oggetti, foto, video, storie, che permettessero di ricordare, riflettere, imparare e soprattutto ripartire.
Il museo è molto emozionante. Ci sono moltissime testimonianze dello tsunami, dei danni prodotti, delle vite perse, dei segni indelebili sul territorio, ma anche della lunga e faticosa ricostruzione tuttora in corso.
Il Museo Tsunami Aceh
All’interno del museo, alcuni spazi sono concepiti per far comprendere ai visitatori la portata del disastro che ha colpito la regione quella domenica mattina del 26 dicembre 2004.
LORONG TSUNAMI (Tsunami Alley)
Si inizia con il “corridoio dello tsunami”, descritto così al suo ingresso:
“This alley takes you back to the Sunday morning atmosphere of December 24, 2004, when the tsunami occurred. It’s a dark corridor with water splashing from both sides, the sound of prayers, and the rush of water, reminding you of the tsunami that struck Aceh. The corridor is designed at the same height as the average tsunami height on the coast of Aceh area, which is 30 meters”.
“Questo corridoio ti riporta indietro all’atmosfera della domenica mattina del 26 dicembre 2004, quando avvenne lo tsunami. È un corridoio buio, con l’acqua che schizza da entrambi i lati, il suono delle preghiere, e l’impeto dell’acqua, che ti ricordano lo tsunami che colpì Aceh. Il corridoio è costruito alla stessa altezza dell’altezza media dello tsunami sulla costa dell’area di Aceh, che è di 30 metri.”
Il lento passaggio in questo corridoio, buio e con il solo suono dell’acqua che scorre sulle pareti, è impressionante. Se si guarda verso l’alto non si riesce quasi a vedere la cima di quella lenta cascata, la cui altezza è pari a quella dello tsunami quando ha colpito la costa ad Aceh: 30 metri!
RUANG RENUNGAN (Memorial Hall)
Si prosegue con la “stanza della memoria” dove sono esposti 26 pannelli fotografici con immagini dei danni provocati dallo tsunami in varie località e delle fasi di scavo delle macerie, durante le quali vennero utilizzati anche degli elefanti.
Su uno dei primi pannelli si legge:
“This room serve as a reminder of the Aceh tsunami. Constructed on the ground floor, it’s a dimly space with 26 media panels showing past tsunami dates. The room is designed to resemble the situation under the sea, with glass on both sides revealing the vastness of the sea. Soft lighting imitates sunlight shining on the ocean, with the media panels represent coral in the ocean”.
“Questa stanza serve come memoria dello tsunami di Aceh. Costruito al piano terra, è uno spazio debolmente illuminato con 26 pannelli che mostrano diverse date dello tsunami. La stanza è disegnata per ricordare la situazione sotto il mare, con vetri su entrambi i lati che evocano la vastità del mare. L’illuminazione soffice imita la luce del sole sull’oceano, mentre i pannelli con le foto rappresentano il corallo degli oceani”.

SUMUR DOA (Chamber of blessing)
Si passa poi attraverso la “camera della preghiera”. Questo ambiente, a forma di cilindro verticale molto alto illuminato da una fioca finestra in cima, simboleggia una tomba di massa, con i nomi delle vittime dello tsunami incise sulle pareti. È un luogo molto toccante.
“Praying wall with dark atmosphere with cylinder-shaped wells (walls? NdR) shined by the light over hole with Arabic written word “Allah” (Allah means God from Islamic religion). This room symbolizes a mass grave, with the names of tsunami victims engraved on the walls. Here, you can send prayers for those who have passed away”.
“Muro della preghiera con un’atmosfera buia con pareti a forma di cilindro illuminate dalla luce sopra il buco con la scritta in arabo “Allah” (Allah significa Dio nella religione islamica). Questo ambiente simboleggia una sepoltura di massa, con i nomi delle vittime dello tsunami incise sulle pareti. Qui si possono mandare preghiere per coloro che sono morti”.
LA SIMULAZIONE DELLO TSUNAMI
In un ambiente specifico viene proiettato su una parete un video di un bel mare quasi calmo visto dalla spiaggia. In lontananza si avverte il regolare rumore delle onde che s’infrangono sugli scogli. Non mi è stato subito chiaro il senso di quella proiezione, finché non ho capito che il mare si era ritirato, lasciando scoperte molte rocce. È uno dei segni distintivi dell’arrivo di uno tsunami, anche se non viene osservato ovunque perché dipende dalla posizione rispetto al movimento della faglia che ha generato il maremoto. Poco dopo, arriva l’inondazione. Pur essendo una simulazione al computer, l’impatto è molto realistico e sembra davvero di finire sott’acqua.
JEMBATAN PERDAMAIAN (Bridge of Peace)
Molto suggestivo anche il Ponte della Pace, costruito all’interno del Museo per ricordare l’accordo di pace tra il Governo dell’Indonesia e il Movimento separatista per l’Aceh Libero, firmato in Finlandia il 15 agosto 2005. La guerra civile durò circa tre decenni e lo tsunami giocò un ruolo decisivo nella fine delle ostilità, sancita con il Memorandum d’Intesa (MoU) del 2005.
Il Ponte si percorre alla fine della visita, passando sopra una grande vasca d’acqua. Non è raro trovare qualche musicista che suona nell’area sotto al ponte, rendendo l’atmosfera ancora più suggestiva. Residenti e turisti sono soliti scattarsi delle foto sul ponte come auspicio di pace e serenità.
Su uno dei pannelli si legge:
“After the 2004 tsunami, Aceh found a new hope in peace. On August 11, 2005, the peace agreement known as the Helsinki MoU was signed creating a historic momentum towards peace in Aceh.
As a gesture of gratitude to the countries that helped Aceh after the tsunami, the Tsunami Museum presented awards by displaying flags from each country above the bridge of peace area. Each flag carries the word “peace” in the respective national language”.
“Dopo lo tsunami del 2004, Aceh trovò una nuova speranza di pace. L’11 agosto del 2005 l’accordo di pace noto come Accordo di Helsinki venne firmato creando un momento storico verso la pace ad Aceh. Come gesto di gratitudine verso i Paesi che aiutarono Aceh dopo lo tsunami, il Museo ha testimoniato la sua gratitudine installando le bandiere di tutti i Paesi sopra l’area del ponte della pace. Ciascuna bandiera riporta la parola PACE nella rispettiva lingua nazionale”.
The Tsunami and Disaster Mitigation Research Center (TDMRC)
Dopo la visita al Museo, siamo stati accolti dai colleghi dello Tsunami and Disaster Mitigation Research Center (TDMRC) di Banda Aceh, che ci avevano invitato a visitare il loro Centro nei giorni precedenti, durante il Global Symposium. Insieme abbiamo osservato la vasca per le simulazioni degli tsunami. Il Centro è dotato anche di una struttura vibrante che può simulare lo scuotimento di un terremoto e osservare la risposta di un edificio in scala.
Le barche (museo) sui tetti
L’ultima tappa della visita, alla fine del Simposio, è stata dedicata alle “barche museo”. Si tratta di imbarcazioni che lo tsunami ha portato molte centinaia di metri nell’entroterra e che poi sono rimaste poggiate sulle strade o addirittura sui tetti di qualche casa. La prima e più impressionante è un’imbarcazione di 2600 tonnellate che ora ospita un piccolo museo dello tsunami, il Museo PLTD Apung 1 a Banda Aceh. Purtroppo al nostro arrivo era chiuso, quindi non lo abbiamo potuto visitare, né ci siamo potuti avvicinare perché il cancello era chiuso, ma la sola vista dall’esterno ha lasciato tutti esterrefatti. Eravamo a quasi un chilometro dalla costa e pensare che un’imbarcazione di quella stazza fosse stata portata fin là faceva capire quanto fosse grande l’energia dello tsunami!
Siamo, invece, riusciti a osservare meglio un’altra imbarcazione, più piccola ma più accessibile, anche questa portata dallo tsunami sul tetto di alcune case e lì rimasta. E’ stato il tassista a suggerire, e a portarci, in questa ulteriore, ultima, tappa. E ne è valsa la pena.

A cura di Alessandro Amato, Centro Allerta Tsunami (CAT) INGV
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