Le cartoline dei terremoti: la prima “sismologia dei cittadini”

La scossa è stata avvertita sia da persone in piedi come da quelle sedute. Ha provocato spavento ed un forte tremolio degli infissi e dei vetri negli edifici. In località Strada Chianti, frazione di questo Comune, alcuni edifici, compresa la caserma dei Carabinieri, hanno riportato lievissime lezioni con caduta di due comignoli.

Così il signor Bruno Anichini, impiegato del Comune di Greve in Chianti (FI), scriveva nella ‘cartolina macrosismica’ spedita il 25 marzo 1959 al Servizio Sismico dell’Ufficio Centrale di Meteorologia e di Ecologia Agraria di Roma (Figura 1). Con queste righe il corrispondente descriveva gli effetti causati sul territorio comunale dal terremoto che il giorno precedente aveva scosso tutta l’area fiorentina, con epicentro poco a sud della città di Firenze, tra le colline del Chianti (Mw 4.8, da CPTI15 – Rovida et al., 2022).

Figura 1 – Esempio di cartolina macrosismica del terremoto fiorentino del 24 marzo 1959.

Le cartoline macrosismiche (o sismiche) erano una forma di questionario macrosismico oggi non più utilizzata, ma che per circa un secolo ha rappresentato il principale metodo di raccolta delle informazioni sugli effetti dei terremoti nel territorio italiano da parte degli enti responsabili del monitoraggio e dello studio dei fenomeni sismici.

In questo articolo, in occasione della ricorrenza di quel terremoto del 24 marzo 1959 nel Chianti, approfondiamo questa particolare tipologia di fonte sismologica.

 

Un po’ di storia

Nella seconda metà dell’Ottocento lo studio dei fenomeni naturali conobbe in Europa un grande sviluppo. Anche in Italia, soprattutto dopo l’Unità d’Italia del 1861, la conoscenza scientifica del territorio divenne una priorità: botanici, geologi, geografi e altri studiosi iniziarono a descrivere e mappare sistematicamente il paese e i fenomeni naturali.

In questo contesto, tra gli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento si sviluppò progressivamente un servizio meteorologico nazionale e, contestualmente, una rete di monitoraggio strumentale e macrosismico composta da osservatori astronomici, meteorologici, stazioni sismiche, stazioni termo-udometriche (per la misura della temperatura dell’aria e dei quantitativi pluviometrici) ecc., che nei decenni successivi diventerà importantissima anche per il monitoraggio capillare degli effetti dei terremoti sul territorio. In occasione di alcuni importanti terremoti del 1873, vennero sperimentati in Italia i primi tentativi di raccolta sistematica di informazioni sugli effetti dei terremoti attraverso questionari inviati sul territorio: le cosiddette cartoline macrosismiche (o anche ‘cartoline sismiche’).

Il processo di organizzazione e sviluppo di questa rete proseguì con l’istituzione nel 1883 dell’Osservatorio ed Archivio Centrale Geodinamico e con l’avvio, nel 1887, del Servizio Geodinamico all’interno dell’Ufficio Centrale di Meteorologia (che da quell’anno diventa perciò ‘Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica’ – UCMG) (Figura 2). Da quel momento la raccolta di notizie sugli effetti dei terremoti divenne sistematica.

Figura 2 – Frontespizio del Bollettino Sismico pubblicato dal Servizio Sismico dell’Ufficio Centrale di Meteorologia e Geofisica. Originariamente istituito nel 1876 come ‘Regio Ufficio Centrale di Meteorologia’ (UCM), con sede presso il Collegio Romano in Roma, ad esso si aggiunse nel 1887 il Servizio Geodinamico, e la denominazione cambiò in ‘Regio Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica’ (UCMG). Il nome è poi cambiato più volte nei decenni successivi, inclusa la denominazione ‘Ufficio Centrale di Meteorologia e Geofisica’. Nel 1936 venne fondato l’Istituto Nazionale di Geofisica (ING) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e l’anno successivo fu sancito il passaggio del Servizio Geofisico dall’UCMG al CNR, e per esso all’ING. Con la fine del servizio geofisico l’UCM cambiò ancora nome e divenne Ufficio Centrale di Meteorologia e di Ecologia Agraria (con variazioni ulteriori nel corso degli anni). 

All’inizio del Novecento la rete arrivò a comprendere più di mille punti di osservazione distribuiti sul territorio nazionale, ma nei decenni successivi – anche a causa delle due guerre mondiali – cominciò il suo progressivo e inarrestabile declino. Nonostante ciò, la raccolta di informazioni sugli effetti macrosismici tramite questionari continuò, anche se in forma meno organizzata.  

Uno dei principali problemi legati a questo tipo di documentazione è la dispersione che ha subito nel corso del secolo scorso: una parte significativa delle cartoline macrosismiche prodotte tra la fine dell’Ottocento e il Novecento è purtroppo andata perduta. Fortunatamente, nel corso degli ultimi decenni sono stati recuperati alcuni importanti nuclei documentari, parte dei quali è oggi conservata presso l’INGV, nell’Archivio Macrosismico dell’Ente (AMINGV).

 

Dai corrispondenti territoriali ai sismologi: il viaggio delle cartoline sismiche ieri e oggi 

Come abbiamo appena accennato, nella tradizione sismologica italiana con cartoline macrosismiche si intende un tipo di questionario che per diversi decenni è servito agli enti preposti al monitoraggio sismico per raccogliere informazioni sugli effetti causati dai terremoti sul territorio. Si trattava di cartoline prestampate inviate da tali enti e uffici ai Comuni e a una rete di corrispondenti consolidata nel tempo, composta ad esempio da amministrazioni comunali, stazioni dei carabinieri, uffici forestali, osservatori meteorologici o altri referenti istituzionali (Molin et al., 2008). Spesso era il sindaco stesso a compilare e firmare la cartolina. Le informazioni raccolte attraverso queste cartoline venivano poi esaminate dai sismologi e confluivano nei bollettini sismici (Figura 3), pubblicazioni nelle quali venivano riassunti e organizzati sia i dati strumentali che quelli sugli effetti dei terremoti nelle diverse località.

Figura 3 – Pagina intera e particolare del bollettino mensile dell’Istituto Nazionale di Geofisica (ING) del marzo 1959, con i dati del terremoto fiorentino del 24 marzo. I dati di intensità provengono dalle cartoline macrosismiche.

L’obiettivo dell’invio dei questionari in forma di cartoline era quello di raccogliere informazioni utili per stimare l’intensità macrosismica del terremoto nelle diverse località, cioè il livello degli effetti prodotti sulle persone, sugli edifici e sull’ambiente naturale. Il funzionamento era in fondo simile a quello dei moderni questionari macrosismici utilizzati via web o tramite app. Oggi, ad esempio, chiunque può segnalare la propria esperienza attraverso strumenti come il questionario Hai sentito il terremoto? dell’INGV o il Did You Feel It? dell’USGS americano, o ancora il questionario del consorzio europeo CSEM. La differenza principale è che in questi casi la compilazione del questionario è aperta a tutti i cittadini, mentre le cartoline erano destinate a un numero limitato di corrispondenti preselezionati e predefiniti. Le cartoline possono essere considerate una delle prime forme di quella che in inglese viene definita Citizen Seismology, cioè un approccio scientifico basato sulla partecipazione diretta dei cittadini alla raccolta di dati scientifici sui terremoti.

 

Le cartoline contenevano una serie di domande standardizzate pensate per descrivere nel modo più preciso possibile gli effetti della scossa. Gli osservatori dovevano innanzitutto indicare alcune informazioni di base, come la località, la data e l’ora del terremoto e la durata approssimativa della scossa. Seguivano poi domande più dettagliate sulla percezione del movimento: ad esempio se il moto fosse sembrato ondulatorio o sussultorio, quale direzione avesse avuto e se fossero stati osservati effetti nell’ambiente circostante. La parte più importante riguardava però gli effetti prodotti dalla scossa. Veniva chiesto, per esempio, se il terremoto fosse stato avvertito da poche persone o da gran parte della popolazione, se fosse stato percepito da chi era in movimento oppure solo da chi era fermo, se avesse provocato lo spostamento di piccoli oggetti o il tintinnio di vetri, l’oscillazione di porte e finestre o il suono delle campane. Particolare attenzione era dedicata agli effetti sugli edifici: la comparsa di crepe nei muri, danni leggeri o più gravi, fino ai casi più estremi di crolli parziali o totali (Figura 4).

Figura 4 – Esempio di cartolina macrosismica ricca di descrizioni, relativa al terremoto trevigiano del 4 marzo 1900.

In ogni caso, all’epoca tutte queste informazioni, raccolte da numerosi punti del territorio, permettevano ai sismologi di ricostruire la distribuzione degli effetti del terremoto e di stimare l’intensità macrosismica nelle diverse località.

Va anche notata la particolare terminologia scientifica usata all’epoca, che oggi può apparire curiosa, se non addirittura obsoleta e superata. Oggi termini come ondulatorio e sussultorio non sono più utilizzati e difficilmente i sismologi chiederebbero ai cittadini, nei questionari moderni online, informazioni di tal genere. Sappiamo, infatti, che questa distinzione non ha un vero fondamento scientifico, in quanto un terremoto è un fenomeno complesso in cui le diverse componenti coesistono sempre. Anche la durata di un terremoto e la sua direzione sono molto difficili da stimare sulla base della sola percezione umana. Oggi questi parametri vengono misurati con precisione grazie a strumenti molto più avanzati e sofisticati, come i moderni sismometri e accelerometri, che permettono di ottenere dati e misure molto più affidabili.

 

La maggior parte dei documenti conservati è costituita da cartoline macrosismiche in senso stretto, ma la documentazione può essere molto varia. In alcuni casi alle cartoline sono allegati telegrammi inviati subito dopo la scossa, lettere di corrispondenti locali, brevi relazioni descrittive o ritagli di giornale che raccontano gli effetti del terremoto (Baranello, 2023). Dettagli che arricchiscono questi materiali rendendoli ancora più interessanti e utili (Figura 5).

 

Figura 5 – Esempi di cartoline macrosismiche arricchite da documentazione aggiuntiva: in alto una cartolina accompagnata da telegrammi (terremoto dell’Asolano dell’11 giugno 1897); in basso una cartolina corredata da ritagli di giornale (terremoto trevigiano del 4 marzo 1900).

Nonostante il loro grande valore però, le cartoline macrosismiche presentano anche alcune limitazioni. In molti casi i questionari sono compilati in modo dettagliato, ma talvolta il compilatore non riporta alcuna informazione o si limita a indicare un valore di intensità, senza fornire una descrizione degli effetti osservati (Baranello, 2023) (Figura 6). 

Figura 6 – Esempio di cartolina macrosismica povera di descrizioni, relativa al terremoto dell’Asolano dell’11 giugno 1897.

Il terremoto fiorentino del 24 marzo 1959

Le cartoline macrosismiche sono tra le fonti storiche e sismologiche che sono state recuperate e analizzate nell’ambito di ricerche effettuate negli ultimi 20 anni e finalizzate alla revisione e al miglioramento delle conoscenze sulla sismicità cosiddetta minore, cioè di magnitudo medio-bassa. Uno di questi studi (Bernardini et al., 2022) ha avuto come oggetto, insieme ad altri eventi avvenuti nel territorio italiano tra il 1949 e il 1971, proprio il terremoto che il 24 marzo 1959 colpì l’area fiorentina. Nell’Archivio Macrosismico dell’INGV (AMINGV) sono conservati 21 questionari macrosismici che riguardano l’evento fiorentino del 1959, tra cui la cartolina inviata dal Comune di Greve in Chianti che abbiamo visto all’inizio. Alcune di queste cartoline presentano descrizioni dettagliate degli effetti osservati (tra questi, la cartolina compilata dal capo dell’ufficio tecnico del comune di Impruneta – Figura 7), altre riportano informazioni più scarse che hanno richiesto una verifica attraverso altre fonti documentarie (in primo luogo corrispondenze giornalistiche). E’ il caso della cartolina compilata dal corrispondente del comune di San Casciano in Val di Pesa (FI), che riporta un laconico “7 gradi scala Mercalli” (Figura 8).

Figura 7 – Esempio di cartolina macrosismica del terremoto fiorentino del 24 marzo 1959 dal comune di Impruneta, ricca di informazioni.
Figura 8 – Esempio di cartolina macrosismica del terremoto fiorentino del 24 marzo 1959 dal comune di San Casciano in Val di Pesa, che segnala solo l’intensità.

 

Molto curiosa e ‘anomala’ è anche la cartolina proveniente dal comune di Pratovecchio (AR) (Figura 9) situato in Casentino: nonostante la notevole distanza dall’area epicentrale nel Chianti Fiorentino (oltre 40 km) nella cartolina viene segnalato un intenso scuotimento avvertito “da tutti e la cosa provocò spavento sia a quelli in piedi che a coloro che sedevano”, con “spostamento di oggetti”. La descrizione, che non è stato possibile integrare con informazioni da altre fonti, suggerisce un’intensità forte, attorno al grado 5 MCS, che potrebbe indicare un effetto di sito dovuto a fenomeni di amplificazione locale o alla direttività della sorgente sismica (Bernardini et al., 2022).

Figura 9 – Esempio di cartolina macrosismica del terremoto fiorentino del 24 marzo 1959 dal comune di Pratovecchio.

Quando mancano informazioni descrittive diventa più difficile interpretare correttamente il dato. Per questo motivo, nello studio dei terremoti storici, le cartoline vengono spesso integrate con altre fonti, come documenti d’archivio, cronache locali o articoli di giornale .

Figura 10 – In alto, ritaglio della prima pagina di Cronaca di Firenze dell’Avvenire d’Italia del 25 marzo 1959 con la notizia del terremoto fiorentino del giorno precedente; in basso, il frontespizio della Domenica del Corriere del 23 aprile 1950 dedicato al terremoto che colpì il livornese a partire dal primo aprile di quell’anno.

Nel caso di San Casciano in Val di Pesa il VII Grado riportato nella cartolina è risultato, in fase di revisione, decisamente sovrastimato: lo spoglio delle corrispondenze giornalistiche di area fiorentina e toscana ha infatti permesso di ridimensionare l’intensità macrosismica.

Nonostante queste difficoltà, le cartoline macrosismiche rappresentano ancora oggi una fonte preziosa per ricostruire gli effetti dei terremoti del passato in mancanza di altra documentazione e per comprendere meglio la storia sismica del nostro territorio.

A cura di Sofia Baranello e Filippo Bernardini (INGV-BO)

 

Bibliografia

AMINGV [Archivio Macrosismico INGV] (1959). Cartoline macrosismiche sul terremoto del 24 marzo 1959, Roma, pp.n.n.

Baranello S., (2023). Materiali per un catalogo dei terremoti italiani. Terremoti “minori” dell’Asolano (1861-1921). Quaderni di Geofisica, 186, pp. 1-158, https://collane-editoriali.ingv.it/index.php/qdg/it/article/view/162

Bernardini F., Camassi R., Castelli V., Caracciolo C., Ercolani E., (2022). Materiali per un catalogo dei terremoti italiani. Sismicità minore del Novecento: alcuni casi tra gli anni 1949-1971. Quaderni di Geofisica, vol. 181, pp. 274, https:/ /doi.org/10.13127/qdg/181. https://collane-editoriali.ingv.it/index.php/qdg/it/article/view/157

Caracciolo C.H. (2024), Macroseismic data in Italy. Early questionnaires and postcards: a brief history and commentary (19th and 20th centuries). Bulletin of Geophysics and Oceanography, Vol. 65, n. 2, pp. 177-196.

Ercolani E., Baranello S., Bernardini F., Camassi R., Castelli V., Caracciolo C., (2023). Materiali per un catalogo dei terremoti italiani. Aggiornamento di studi speditivi. Quaderni di Geofisica, vol. 189, pp. 1­260, https://collane-editoriali.ingv.it/index.php/qdg/it/article/view/165

Molin, D, Bernardini, F., Camassi, R., Caracciolo, C. H., Castelli, V., Ercolani, E., & Postpischl, L. Materiali per un catalogo dei terremoti italiani: revisione della sismicità minore del territorio nazionale. CD-Rom allegato (file .zip 5,1Mb). Quaderni Di Geofisica, vol. 57, pp. 76 + appendice. https://collane-editoriali.ingv.it/index.php/qdg/article/view/848

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P., Antonucci A., (2022). Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15), versione 4.0. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/

Rovida A., Locati M., Antonucci A., Camassi R. (a cura di), (2017). Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI). Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://emidius.mi.ingv.it/ASMI/

 

Scopri di più da INGVterremoti

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere