Il terremoto del Golfo di Policastro del 21 marzo 1982: la delocalizzazione di Avena e di Laino Castello

La popolazione calabrese è consapevole di vivere in un territorio ad alta pericolosità sismica. Tuttavia, è necessario esercitare la memoria storica per aumentare la conoscenza del fenomeno. Sono, infatti, impressi nella maggior parte delle persone solo gli eventi sismici più lontani nel tempo e molto forti, come il terremoto dello Stretto di Messina del 1908, o quelli del 1783 e del 1638. I terremoti più recenti, invece, sono quasi sconosciuti o ignorati. Prosegue, per questo, il nostro racconto alla scoperta dei terremoti che hanno colpito la Calabria negli ultimi decenni.
Dopo l’approfondimento dell’evento del cosentino del 20 febbraio 1980, dedichiamo questo articolo al terremoto del 21 marzo 1982.

Alle 10:44 italiane un evento di magnitudo momento stimata pari a Mw 5.2 (Spadea et al., 1983) colpì l’area del Golfo di Policastro con epicentro localizzato al largo della costa tirrenica tra Praia a Mare e Scalea, in provincia di Cosenza. Il terremoto interessò la Calabria nord-occidentale, la Basilicata occidentale e la Campania meridionale. Danni notevoli furono riscontrati in molti comuni delle province di Cosenza e di Potenza, con valori di intensità fino al VII-VIII grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS). La scossa fu avvertita sensibilmente anche a Napoli, Salerno, Taranto, Avellino e Potenza; più leggermente fu risentita a Foggia.

Mappa dell’intensità dell’evento del 21 marzo 1982 dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI15 (https://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/).

Come riportato nel Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (CFTI5Med, 2018 e 2019), i comuni più colpiti furono Aieta e Papasidero nella provincia di Cosenza con intensità pari al VII-VIII grado MCS. Ad Aieta vi furono 3 feriti per la caduta di calcinacci, 15 ordinanze di sgombero con 35 senzatetto e il 95% delle abitazioni subì lesioni. A Papasidero alcune persone furono lievemente ferite, inoltre subì danni l’80% delle abitazioni, tra cui 15 edifici furono dichiarati inagibili; 300 persone rimasero senza tetto; un’ala dell’antico castello minacciò il crollo e la condotta idrica subì gravi danni.

I danni

Il Catalogo dei Forti Terremoti in Italia e il Bollettino Macrosismico dell’ING (CFTI5Med, 2018 e 2019: Spadea et al., 1983), ci forniscono un quadro completo  anche degli altri territori comunali che subirono danni in seguito a questo  terremoto. 

Con intensità del VII grado MCS, danneggiamenti notevoli furono registrati a Lagonegro (PZ), dove in particolare vennero puntellati due edifici scolastici, la chiesa Madre e l’edificio delle scuole medie in Piazza Italia; la palestra dell’istituto magistrale e una scuola materna, situate nel centro storico, furono chiuse perché dichiarate pericolanti. A Maratea (PZ) quattro persone furono ferite dalla caduta di cornicioni e calcinacci e altre tre rimasero ferite durante la fuga precipitosa dalle abitazioni; furono colpite principalmente le abitazioni della zona del porto e quelle del centro storico, dove interi rioni divennero inabitabili. Le case inagibili furono oltre 170 e le famiglie senzatetto 211. Anche a Laino Borgo (CS) i danni registrati furono ingenti: 80 abitazioni subirono danneggiamenti, le ordinanze di sgombero furono 10 mentre i senzatetto furono 60. Tra gli altri centri abitati in cui fu registrata una intensità del VII grado MCS, figurano anche Praia a Mare, Sapri, Mormanno, Orsomarso, Tortora in provincia di Cosenza e Rivello in provincia di Potenza. In particolare, a Praia a Mare e a Sapri furono osservati danni ai locali ospedali: nel secondo caso due reparti furono chiusi a causa dei danneggiamenti subiti dalle strutture e si dovette procedere a trasferire i pazienti in altro ospedale.

Con intensità del VI-VII grado MCS subirono danni la chiesa di Maierà (CS) e la chiesa e il municipio di Santa Domenica Talao (CS). Anche a Castrovillari (CS), a circa 40 km di distanza epicentrale, si osservarono danneggiamenti di  intensità pari al VI grado MCS, e si verificò la caduta di alcuni cornicioni.

Tra le città più grandi ricordiamo Avellino, intensità del V grado MCS, a circa 140 km di distanza, dove il terremoto fu avvertito molto sensibilmente, soprattutto nel rione San Tommaso tanto che molti abitanti si riversarono nelle strade. Con intensità del IV-V grado MCS, in un raggio tra gli 80 e i 170 km, ricordiamo anche altre città popolose: Salerno, Napoli, Potenza e Taranto. 

 

Avena e Laino Castello: il fenomeno della delocalizzazione

Il terremoto del 21 marzo 1982 è ricordato e tramandato soprattutto dalle comunità di Avena di Papasidero e Laino Castello, in provincia di Cosenza. Questi territori furono infatti interessati dal fenomeno della delocalizzazione. Si tratta di una prassi affermatasi nel corso del XX secolo e disciplinata dalla legge del 9 luglio 1908, che prevedeva il trasferimento di centri abitati ad alto rischio idrogeologico e/o sismologico. Ad esempio, le criticità dovute alla natura litologica e morfologica del territorio, unitamente a quelle legate allo smaltimento degli enormi cumuli di macerie e alla successiva ricostruzione dell’abitato condizionarono le delocalizzazioni di alcuni paesi colpiti dal terremoto della Marsica del 1915. Tra queste ricordiamo Frattura, frazione di Scanno (AQ). Furono interessate dalla delocalizzazione anche alcune località dell’Appennino campano colpite dal terremoto in Irpinia del 1962, come Apice (BN) e Melito Irpino (AV). Lo spostamento in altra sede di intere o parziali comunità riguardò anche alcuni paesi della Valle del Belice a seguito del terremoto del 1968, come Poggioreale e Gibellina (TP), oppure successivamente dell’Irpinia dopo il terremoto del 1980, come Conza della Campania (AV).

Nel 1982 il trasferimento interessò anche Avena di Papasidero e Laino Castello. 

Avena è una frazione situata a nord-est di Papasidero, nella valle del fiume Lao, al confine tra Calabria e Basilicata, a oltre 500 metri sul livello del mare, nel Parco Nazionale del Pollino. Il borgo arroccato sulla roccia, le cui origini risalirebbero all’anno 1000 circa, fu completamente abbandonato a seguito del terremoto del 21 marzo 1982. La vita delle 25 famiglie che l’abitavano si fermò a quella mattina quando la forte scossa di terremoto costrinse le persone a lasciare l’abitato, spostandosi in altre località. Furono pochi coloro che decisero di rimanere, trasferendosi in edifici di nuova costruzione non molto lontano dall’antica frazione. Le case superstiti, abbandonate, oggi disegnano il paesaggio di questo “paese fantasma”. Avena, abbracciata dai suoi scorci panoramici, porta i segni del terremoto sulle facciate e sui muri delle piccole dimore congelati a quarant’anni fa. Testimoniano la vitalità del borgo prima del terremoto i resti dell’antico Castello, del Convento Basiliano e della Chiesa della SS. Trinità (XVI secolo), che raccontano i fasti di una storia importante e per certi versi anche agiata.

 

Avena, frazione di Papasidero (CS).

8 km a nord-est di Avena, su uno stretto crinale dalle ripidissime pendici, il colle San Teodoro, si trova Laino Castello vecchio. Qui l’allontanamento dal borgo dopo il 21 marzo 1982 rappresenta l’ultima tappa di un percorso avviato già due decenni prima, quando in seguito a problemi di dissesto idrogeologico, con decreto del Ministro dei Lavori Pubblici del 3 marzo 1960, il paese venne dichiarato da trasferire in altro luogo. I danni provocati dal terremoto del 1982 sull’antico abitato di Laino Castello vecchio (intensità del VII grado della scala MCS) costrinse la popolazione ad abbandonare definitivamente le proprie case e a trasferirsi su un pianoro poco distante sito in località Pornia – Scolari dove già erano state realizzate le prime infrastrutture e le prime abitazioni.

Laino Castello nuovo sopra, e Laino Castello vecchio, sotto.

L’attuale borgo denominato Laino Castello nuovo è stato ricostruito con ampi spazi, strade e piazze molte ampie ed edifici con non più di due piani. Da qualche anno l’amministrazione comunale ha avviato un progetto per il recupero e il riutilizzo del vecchio borgo come centro studi e servizi del Parco Nazionale del Pollino e come “Borgo albergo”. Oltre al ripristino delle vie di accesso sono state messe in sicurezza e restaurate la ex casa canonica, la Chiesa di San Teodoro, la Chiesa di Santa Maria delle Vergini e gran parte dell’antico borgo.

A cura di Pierdomenico Del Gaudio, Grazia Pia Attolini, Daniela Fucilla, Anna Nardi (INGV-ONT)

Foto di Daniela Fucilla

Bibliografia 

CFTIMed (2018 e 2019): https://storing.ingv.it/cfti/cfti5/quake.php?42007IT

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Sgattoni G., Valensise G. (2018). CFTI5Med, Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (461 a.C.-1997) e nell’area Mediterranea (760 a.C.-1500). Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.6092/ingv.it-cfti5

Guidoboni E., Ferrari G., Tarabusi G., Sgattoni G., Comastri A., Mariotti D., Ciuccarelli C., Bianchi M.G., Valensise G. (2019), CFTI5Med, the new release of the catalogue of strong earthquakes in Italy and in the Mediterranean area, Scientific Data 6, Article number: 80 (2019). https://doi.org/10.1038/s41597-019-0091-9

Spadea M.C., Vecchi M., Del Mese S. (a cura di) (1983). Bollettino macrosismico 1982. Istituto Nazionale di Geofisica, Roma, 23 pp.


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