Quando i rischi si combinano: la sfida del progetto MATRICS per un territorio più resiliente

Terremoti, frane, liquefazione, tsunami ed eruzioni vulcaniche possono influenzarsi a vicenda, concatenarsi o influenzarsi reciprocamente, generando scenari di rischio complessi. Per questo è importante sviluppare strumenti e metodologie per l’analisi, per comprenderne gli effetti sul territorio, sulle infrastrutture e sulla gestione delle emergenze. Il progetto MATRICS (Multi-hazard Assessment of TRIggered and Compound riskS) coordinato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è nato con questo obiettivo, nell’ambito del programma Pianeta Dinamico 2026-2029, con il coinvolgimento di ricercatori e ricercatrici provenienti da diverse sedi dell’Istituto, università italiane e partner scientifici nazionali e internazionali.  I risultati saranno messi a disposizione del Servizio nazionale di Protezione Civile per supportare la valutazione e la gestione di scenari nei quali più fenomeni naturali possono contribuire ad amplificare gli impatti dei rischi sul territorio.

In questo articolo conosciamo meglio il progetto e l’impatto sulla società. 

I pericoli sono interconnessi

Lo scuotimento del terreno a seguito di un terremoto può innescare frane, fenomeni di liquefazione, rotture superficiali e, in alcuni casi, tsunami. Questi effetti incidono sulla pericolosità, arrivando talvolta ad aumentare la severità dei danni. Considerare quindi solo il singolo evento può portare alla sottostima del rischio. È proprio da questa consapevolezza che nasce l’approccio multi-hazard, che considera non soltanto i singoli pericoli naturali, ma anche le relazioni che possono esistere tra essi e le conseguenze che ne derivano per il territorio. Organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite e l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) sottolineano da tempo l’importanza di questa prospettiva, soprattutto in un contesto caratterizzato dai cambiamenti climatici, dalla crescente urbanizzazione e dall’aumento dell’esposizione agli eventi naturali estremi.

Un nuovo approccio per il multi-hazard

MATRICS si propone di colmare il divario tra le consolidate metodologie sviluppate per i singoli pericoli e di individuare una metodologia per interpretare i processi naturali in una prospettiva integrata. Per farlo, il progetto intende mettere insieme dati, modelli e competenze provenienti da discipline diverse, sviluppando un quadro metodologico in grado di rappresentare sia fenomeni indipendenti sia eventi legati da rapporti di causa-effetto.

Particolare attenzione sarà dedicata ai fenomeni associati ai terremoti: lo scuotimento del terreno, le frane sismo-indotte, la liquefazione, la fagliazione superficiale e gli tsunami generati da eventi sismici. A questi si aggiungono altri fenomeni che possono concorrere alla definizione di scenari multi-hazard, come le eruzioni vulcaniche e alcuni eventi meteorologici estremi.

Il progetto lavorerà sia sulla caratterizzazione della pericolosità dei diversi fenomeni sia sullo sviluppo di strumenti per una valutazione più realistica del rischio, tenendo conto delle possibili concatenazioni e sovrapposizioni tra processi naturali differenti.

Dalla scala nazionale alle emergenze locali

MATRICS opererà su più livelli. Su scala nazionale verranno sviluppati strumenti per individuare le aree maggiormente interessate dalla presenza e dalla combinazione di diversi pericoli naturali, fornendo un supporto alle strategie di mitigazione e pianificazione territoriale. A livello locale saranno, invece, realizzati modelli più dettagliati per analizzare scenari specifici e supportare la gestione delle emergenze.

Due aree pilota, particolarmente significative dal punto di vista multi-hazard, saranno l’Emilia Romagna e l’area dello Stretto di Messina. In questi territori il progetto studierà la possibile combinazione di terremoti, frane, liquefazione, maremoti e altri fenomeni naturali, utilizzando dati geologici, geofisici e ingegneristici ad alta risoluzione.

I risultati contribuiranno allo sviluppo di metodologie e prodotti scientifici trasferibili agli enti responsabili della prevenzione e della gestione delle emergenze, a partire dal Dipartimento della Protezione Civile e dalle amministrazioni regionali e locali.

Anche le infrastrutture di monitoraggio sono esposte ai pericoli naturali

Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda le infrastrutture scientifiche dell’INGV utilizzate per monitorare terremoti, deformazioni del suolo e altri fenomeni geologici.

Durante una crisi sismica o vulcanica, infatti, anche le reti di monitoraggio possono subire danni, interruzioni di alimentazione, problemi di comunicazione o malfunzionamenti proprio nel momento in cui risultano più necessarie. MATRICS analizzerà, quindi, la vulnerabilità e la resilienza operativa delle infrastrutture dell’INGV, con l’obiettivo di individuare possibili criticità e contribuire a rendere più robusti i sistemi di osservazione del territorio.

Una rete di competenze al servizio della prevenzione

Coordinato da Lucia Luzi, dirigente di ricerca dell’INGV, il progetto coinvolge ricercatori e ricercatrici provenienti da numerose sedi dell’Istituto, università italiane e centri di ricerca.

Le attività si svilupperanno attraverso dieci gruppi di lavoro dedicati a temi specifici, dalla modellazione dello scuotimento sismico allo studio delle frane sismo-indotte, della liquefazione, della fagliazione superficiale, degli tsunami e delle metodologie per l’analisi multi-hazard. Il progetto contribuirà inoltre ad arricchire infrastrutture scientifiche nazionali ed europee, come EPOS e la piattaforma MEET, favorendo la condivisione e il riutilizzo dei dati prodotti.

Le scuole per costruire resilienza

Tra i destinatari delle attività di disseminazione del progetto figurano anche le scuole, considerate un elemento strategico per costruire nel tempo una cultura della prevenzione. Il progetto prevede infatti attività dedicate alla divulgazione e alla traduzione dei risultati scientifici in strumenti educativi accessibili alle nuove generazioni.

Le scuole non sono soltanto destinatarie delle attività di disseminazione, ma rappresentano un investimento sul futuro. Favorire la comprensione dei fenomeni naturali, delle loro possibili relazioni e degli strumenti disponibili per ridurne gli impatti significa contribuire alla costruzione di comunità più consapevoli e resilienti.

Una nuova prospettiva per la valutazione del rischio

In un contesto in cui i fenomeni naturali possono manifestarsi contemporaneamente o in sequenza, comprenderne le relazioni diventa sempre più importante per la prevenzione e la gestione delle emergenze.

Attraverso lo sviluppo di nuovi modelli, dati e strumenti operativi, MATRICS punta a fornire un contributo concreto alla valutazione della pericolosità e del rischio, rafforzando la capacità delle istituzioni e delle comunità di affrontare scenari multi-hazard. Una sfida scientifica che guarda al futuro, con l’obiettivo di trasformare una maggiore conoscenza dei processi naturali in strumenti sempre più efficaci per la sicurezza del territorio.

A cura di  Fiammetta Huner 


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