Una story map per raccontare la lunga sequenza sismica in Italia centrale del 2016-17 e la risposta dell’INGV

In una notte di fine estate, alle 03:36 del 24 agosto 2016, un terremoto di magnitudo Mw 6.0 colpì Accumoli, Amatrice e diverse altre località al confine tra Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. Il terremoto causò 299 vittime, di cui 238 nella sola città di Amatrice (RI). A partire da quel primo drammatico evento iniziò una lunga sequenza sismica caratterizzata da altri forti terremoti, tra cui quello del 30 ottobre 2016 di magnitudo Mw 6.5 nei pressi di Norcia (PG), il più forte in Italia dopo l’evento in Irpinia e Basilicata del 1980. A oltre un anno di distanza da quel 24 agosto, venivano registrati ancora un centinaio di terremoti al giorno in tutta  l’area coinvolta.  

Questa sequenza rappresentò un momento di intensa attività per le infrastrutture di emergenza dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e per tutto il personale impegnato: il contributo di tutto il personale dell’Ente fu davvero considerevole.   

Nell’ambito delle iniziative promosse per il decimo anniversario della sequenza sismica in Italia centrale, il Dipartimento Terremoti dell’INGV presenta una serie di prodotti di approfondimento scientifico e informazione dedicati ai risultati della ricerca e alla memoria collettiva, disponibili in una sezione speciale del blog-magazine INGVterremoti.com. 

Tra i prodotti realizzati troviamo anche la nuova story map di INGVterremoti dedicata proprio al racconto della lunga sequenza sismica e soprattutto alla risposta dell’INGV durante l’emergenza. 

La homepage della story map realizzata in occasione del decennale della sequenza sismica in Italia centrale del 2016-17.

La story map “I forti terremoti in Italia centrale nel 2016-2017” approfondisce le varie fasi dell’evoluzione della sequenza iniziata con il terremoto del 24 agosto raccontando per ogni fase le caratteristiche e l’impatto delle forti scosse e tutte le diverse attività svolte in emergenza dal personale INGV organizzato nei vari Gruppi Operativi e Gruppi di Lavoro. Inoltre vengono affrontate alcune questioni relative alla pericolosità sismica e alla sismicità storica di questo settore dell’Appennino centrale e al diverso danneggiamento subìto da Amatrice e Norcia, e anche tematiche più vicine alla disinformazione e alle fake news circolate in quel periodo sui media.    

Strutturata in sei capitoli, la story map guida il lettore alla scoperta di questi diversi aspetti connessi ai forti terremoti del 2016-17 attraverso mappe interattive, approfondimenti scientifici, fotografie, video, grafici, animazioni e simulazioni.

“C’era una volta Amatrice. C’erano una volta i paesini. Ed era bello. Sogni di allegra e solare dimensione che all’improvviso s’erano trasformati in un incubo di porte schiavardate, tegole come proiettili, solai divelti come fossero di cartapesta, tubature esplose, librerie che catapultavano i volumi per ogni dove, voragini nei luoghi più intimi, antiche pietre di fiume che rotolavano su corpi inerti. Una fitta al cuore.”

Così scriveva Elena Polidori nel suo libro del 2018 “Amatrice non c’è più. Ma c’è ancora” ricordando i primi terribili momenti vissuti dopo la scossa del 24 agosto 2016. 

Nel primo capitolo la story map ricostruisce quella notte di piena estate, quando alle 03:36 il terremoto colpì un’area in cui la presenza di visitatori e residenti stagionali aveva triplicato la popolazione abituale. I primi flash di agenzia e i radiogiornali ruppero il silenzio di quella notte, seguiti da un drammatico collegamento su Sky TG24 in cui il sindaco di Amatrice pronunciò la dolorosa frase: “Amatrice non c’è più“. 

Foto aeree dei danni causati dal terremoto del 24 agosto 2016: a sinistra Amatrice, a destra Accumoli.

La risposta dell’INGV fu immediata, con il personale che si mobilitò fin dalle prime ore in Sala Operativa e poi sul campo. Come successe nelle precedenti emergenze del 2009 e del 2012 fu allestito il Centro Operativo Emergenza Sismica (COES), presso la Direzione di Comando e Controllo (Di.Coma.C.) insediata nella città di Rieti dal Dipartimento della Protezione Civile. Tutte le attività in emergenza dei vari team INGV vengono documentate nella story map attraverso foto, video e dati tratti dai report scientifici.

In alto – L’intervento immediato del Gruppo Operativo (GO) SISMIKO nell’area epicentrale. In basso – La Mappa della distribuzione degli effetti prodotti dal terremoto del 24 agosto 2016 prodotta dal GO QUEST.

Quando, tra settembre e ottobre, la sismicità sembrava in diminuzione, la sequenza subì una riattivazione estendendosi verso nord con i due terremoti del 26 ottobre (Mw 5.4 delle 19:10 e Mw 5.9 delle 21:18), registrati a distanza di poche ore uno dell’altro. Gli epicentri dei due eventi vennero localizzati in provincia di Macerata tra i comuni di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera, diffondendo il panico tra la popolazione, ma fortunatamente senza causare vittime.

Qualche giorno dopo, la mattina del 30 ottobre alle ore 07:40, venne registrato il terremoto più forte in Italia dall’evento in Irpinia e Basilicata del 1980: una scossa di magnitudo Mw 6.5 localizzata nei pressi di Norcia. L’impatto fu devastante sul patrimonio architettonico, culminando con il crollo della Basilica di San Benedetto a Norcia e la distruzione della frazione di Castelluccio. Questo evento fu risentito in tutta Italia, da Bolzano a Napoli, e fu particolarmente avvertito a Roma. Questa seconda fase della sequenza negli ultimi giorni di ottobre viene raccontata nel secondo capitolo della story map con la nuova attivazione di tutti i Gruppi Operativi e i Gruppi di Lavoro dell’INGV che dovettero ricominciare quasi da capo le loro attività e le loro analisi.

In alto: I rilievi del GO EMERGEO. In basso – La mappa interattiva del risentimento del terremoto del 30 ottobre 2016 elaborata dai questionari inviati al sito “Hai Sentito il terremoto?”.

Il terremoto del 30 ottobre aggravò i danni in tutta l’area già colpita in precedenza sino ad Arquata del Tronto e ad Amatrice. Gli effetti del terremoto si estesero soprattutto verso nord interessando molte delle località colpite dalla sequenza di Colfiorito del 1997 e alcune aree del maceratese. Non ci furono vittime, ma il numero dei Comuni danneggiati salì a 131 e l’area degli effetti più gravi si estese a quattro regioni: Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo. 

Nei mesi successivi la sequenza fece registrare un numero molto elevato di eventi localizzati in un’area molto estesa, fino al 18 gennaio del 2017 quando, in provincia dell’Aquila, si verificarono quattro scosse di magnitudo pari o superiore a 5.0 (Mw 5.1, 5.5, 5.4 e 5.0) nell’arco di sole quattro ore. Il terremoto più forte, delle 11:14, scatenò il caos a Roma provocando l’evacuazione delle scuole e delle metropolitane. Nel terzo capitolo della story map viene analizzata questa ulteriore fase della sequenza e anche la sua evoluzione negli anni successivi. Complessivamente, dal 24 agosto 2016 al 31 luglio 2017, le stazioni permanenti della Rete Sismica Nazionale Integrata dell’INGV e le stazioni temporanee installate dal GO SISMIKO registrarono oltre 82.000 terremoti in un settore esteso per circa 80 km lungo l’asse dell’Appennino centrale.

Grafico dei circa 82 mila terremoti registrati dal 24 agosto 2016 al 31 luglio 2017. Sulle ordinate i valori di magnitudo, sulle ascisse il tempo espresso in giorni.

Gli eventi registrati in questo lungo periodo sono visibili nella mappa interattiva presente alla fine dei primi capitoli della story map: i terremoti (di magnitudo M≥2.0) sono tematizzati per fase temporale e classificati per simbolo e dimensione in base alla magnitudo.

Mappa interattiva degli eventi sismici di magnitudo pari o superiore a 2.0 dal 24 agosto al 31 luglio 2017, suddivisi per fase temporale.

Nel quarto capitolo viene delineato il quadro sismotettonico dell’area interessata dalla sequenza. Questa fascia del territorio italiano è considerata a pericolosità sismica molto alta e, già in passato, era stata colpita da forti terremoti e importanti sequenze, come quella del 1703 con i due eventi distruttivi avvenuti il 14 gennaio (Mw 6.9) e il 2 febbraio (Mw 6.7). I terremoti del 2016-2017 si inserirono spazialmente tra le sequenze del 1997 di Colfiorito e quella dell’aquilano del 2009, interessando in soli 20 anni un settore della catena appenninica lungo circa 100 km. Complessivamente l’evoluzione della sequenza si sviluppò come un puzzle, con l’incastro di pezzi in modo imprevedibile, andando a colmare un vero e proprio ‘gap sismico’ fin dal terremoto del 24 agosto.

I forti terremoti del 2016-17 inoltre hanno svelato uno straordinario paradosso strutturale confrontando i danni subiti dai centri di Amatrice e Norcia. Sebbene con valori di scuotimento del suolo piuttosto differenti, i risultati furono radicalmente diversi: Amatrice subì ingenti danni fino al X-XI grado della Scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS), mentre Norcia, al contrario, riportò danni lievi all’edilizia privata fino al VI grado MCS e nessuna vittima.

Due foto che mostrano il diverso impatto e danni subiti ad Amatrice (a sinistra) e a Norcia (a destra).Nel quinto capitolo della story map viene analizzato questo paradosso che ha tra le cause principali sia gli effetti di amplificazione locali sia la diversa vulnerabilità degli edifici nelle due cittadine, quest’ultima legata, in particolare, alla diversa “familiarità” delle due comunità rispetto ai forti terremoti, ben evidente nelle rispettive storie sismiche.

L’ultimo capitolo è dedicato alle problematiche legate alla comunicazione e all’informazione verso il pubblico durante la lunga emergenza sismica. Partendo dalla mattina del 30 ottobre 2016, quando, pochi minuti dopo il terremoto di magnitudo Mw 6.5, diversi media nazionali e internazionali diffusero la notizia priva di riscontro ufficiale di un evento di magnitudo 7.1. Questo cortocircuito informativo generò una forte confusione in rete, alimentando teorie del complotto e accuse infondate di manipolazione dei dati volte a sminuire la gravità dell’evento e l’autorevolezza della comunità scientifica di riferimento. 

Alcuni post sui canali social che diffusero la notizia del terremoto del 30 ottobre 2016 con il valore di magnitudo M 7.1.

Dopo questo episodio, per arginare la disinformazione, l’INGV accelerò il rilascio nel 2018 della pubblicazione in automatico delle stime provvisorie per i terremoti di magnitudo superiore a 3 entro circa due minuti dall’accadimento di un evento.

Le attività di comunicazione e divulgazione furono centrali anche durante i mesi successivi ai forti terremoti del 2016-17. L’INGV consolidò il proprio ruolo di riferimento attraverso una presenza costante sul web, sui canali social, sui media e sul territorio per rafforzare il rapporto di fiducia con la popolazione, organizzando anche importanti eventi a Roma e ad Amatrice. 

“I forti terremoti in Italia centrale nel 2016-17. Il racconto di una lunga sequenza sismica e la risposta dell’INGV” è una story map di INGVterremoti ed è disponibile al seguente link.

A cura di Maurizio Pignone e Anna Nardi (INGV – Osservatorio Nazionale Terremoti) con la collaborazione di Andrea Coppotelli 

BIBLIOGRAFIA

Amato A., Barchi M., e L. Chiaraluce (2018). I terremoti di Amatrice, Visso e Norcia del 2016-2017 nel contesto sismotettonico dell’Italia Centrale: stato delle conoscenze e problemi aperti. Geol. Amb. 2018, Suppl. 1.

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Polidori E. (2018). Amatrice non c’è più. Ma c’è ancora. Neri Pozza 

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