Tsunami e mareggiate: due fenomeni diversi, da non confondere

Le condizioni meteo-marine che hanno interessato lo scorso inverno il sud Italia e la Sardegna, con onde di notevole altezza, hanno provocato ingenti danni lungo numerosi tratti di costa, e in alcune località hanno interdetto l’accoglienza dei turisti anche nel periodo estivo. In questo contesto, è quindi opportuno chiarire la differenza tra mareggiate intense e tsunami (o maremoti), termini che in alcuni casi vengono utilizzati impropriamente.

Gli tsunami sono generalmente causati da forti terremoti sottomarini o vicino alla costa, frane o eruzioni vulcaniche che provocano un improvviso spostamento di grandi masse d’acqua. Non si tratta di un’onda singola, ma di un treno di onde successive: la prima non è necessariamente la più alta né la più distruttiva, e gli effetti maggiori possono manifestarsi anche a distanza di tempo dall’arrivo iniziale.
Dal punto di vista fisico, gli tsunami hanno una dinamica profondamente diversa rispetto alle onde generate dal vento. Essi mettono in movimento l’intera colonna d’acqua, dal fondale alla superficie, e trasportano una grande quantità di energia. Sono caratterizzati, inoltre, da lunghezze d’onda, cioè dalla distanza tra due creste successive, molto elevate, dell’ordine di decine di chilometri. Queste caratteristiche consentono alle onde di propagarsi rapidamente verso la costa e di penetrare nell’entroterra anche per centinaia di metri o chilometri, causando danni potenzialmente molto gravi. Gli tsunami non sono fenomeni rari in senso assoluto, ma rientrano, in particolare quelli distruttivi, tra i cosiddetti eventi HILP, ossia caratterizzati da alto impatto e bassa probabilità di occorrenza (High Impact – Low Probability).

Le mareggiate, invece, sono fenomeni di origine meteorologica legati all’azione persistente di forti venti e al moto ondoso. Le onde provocate dal vento interessano solo gli strati superficiali e non l’intera colonna d’acqua. Per questo motivo, nella maggior parte dei casi, esse si infrangono contro le opere di difesa costiera, come i frangiflutti. In condizioni eccezionali, come nel caso del ciclone Harry, le onde possono acquistare una forza tale da superare anche le barriere artificiali, causando danni rilevanti alle infrastrutture costiere e alle costruzioni situate in aree particolarmente esposte, talvolta edificate in zone dove non sarebbe opportuno costruire. Anche in questi casi, tuttavia, si tratta di mareggiate e non di tsunami. Le mareggiate si differenziano dagli tsunami anche per la frequenza con cui avvengono (spesso descritta come tempo di ritorno medio). Si verificano ogni anno, con intensità e impatti variabili, e possono avvenire anche più volte nell’arco dello stesso anno. Gli tsunami, invece, hanno tempi di ritorno molto più lunghi.

La distinzione tra i due fenomeni emerge chiaramente anche osservando gli effetti sul territorio: onde di tsunami con altezze di 6–8 metri o superiori avrebbero trasportato un’energia tale da propagarsi per molte centinaia di metri nell’entroterra lungo i tratti di costa interessati. Negli eventi dell’inverno 2026 ciò non è avvenuto: i danni, pur diffusi e in alcuni casi molto gravi, hanno interessato principalmente le aree costiere immediatamente adiacenti al mare. Definire questi eventi come “tsunami” o “maremoti” è quindi scientificamente errato e rischia di generare confusione e allarmismo

Confronto caratteristiche onde di tsunami e onde di vento
Comportamento onda da tsunami

Vi è poi una categoria differente di tsunami, definita meteotsunami, generata da rapide variazioni della pressione atmosferica e da specifiche condizioni meteo-marine. Si tratta di fenomeni con dinamiche proprie, che verranno descritti in un prossimo approfondimento. 

Una comunicazione corretta è essenziale per comprendere i fenomeni naturali, valutarne i reali rischi e favorire una gestione più consapevole e sicura del territorio costiero.

Per sapere di più sul fenomeno degli tsunami consulta il libro dell’INGV “Terremoti e Maremoti. Come conoscerli e ridurre i rischi” e consulta la sezione del sito del Centro Allerta Tsunami INGV“ Consapevolezza e riduzione del rischio”. 

A cura del Centro Allerta Tsunami INGV


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