Terremoto M6.8 in Turchia (Elazig) del 24 gennaio 2020

Il 24 gennaio 2020 alle 18:55 ore italiane (20:55 locali) la Turchia è stata colpita da un terremoto con una magnitudo pari a 6.8 (stima dell’AFAD, Agenzia turca per la gestione dell’emergenza e dei disastri; 6.7 è la stima dell’USGS, 6.6 secondo l’INGV). Il terremoto ha colpito la Turchia orientale, nella provincia di Elaziğ (città di circa 600.000 abitanti), e ha provocato danni rilevanti nei villaggi di Sivrice e Çevrimtaş, più prossimi all’epicentro, provocando circa 30 vittime e più di 1200 feriti (stime provvisorie). Secondo alcune stime pervenute dalla regione, ci sarebbero circa 100 edifici crollati (totalmente o parzialmente).

Secondo il rapporto dell’AFAD, il terremoto ha avuto un ipocentro a 8 km di profondità ed è stato sentito anche nelle province di Tunceli e Diyarbakir e in altre regioni distanti 200 km dall’epicentro. Va ricordato che per terremoti di questa magnitudo la faglia che si attiva ha una dimensione di alcune centinaia di chilometri quadrati e l’ipocentro rappresenta il punto, lungo il piano di faglia, da cui parte il processo di rottura e spostamento della faglia stessa.

Dopo l’evento principale, secondo l’AFAD, sono state localizzate oltre 360 repliche con una magnitudo superiore a 2.0 (vedi Fig. 1); tra queste la più forte, fino a questo momento (le ore 19 italiane del 25/01), ha avuto magnitudo 5.1 e si è verificata il 25/01/2020 alle ore 17:30:08 italiane (19:30:08 ora locale).

Fig. 1 Mappa epicentrale del terremoto di magnitudo M 6.8 (stella arancione) e degli aftershocks delle ore successive (fonte: AFAD)

Il terremoto è avvenuto su una faglia trascorrente nella zona orientale del Paese, come si vede dal meccanismo focale dell’evento (Fig. 2) e dall’allineamento delle scosse successive (aftershocks, Fig. 1). Si tratta di una faglia molto conosciuta, la Faglia Est Anatolica (EAF, v. sotto), dove recentemente si sono verificati terremoti di magnitudo simile: quello di magnitudo M 6.1 nel 2010 a Elazig, il terremoto di magnitudo M 6.4 e quello di magnitudo M 6.8 a Bingol nel 2003 e nel 1971. Il catalogo strumentale dall’anno 1900 ad oggi presenta più di 300 terremoti con magnitudo maggiore di 4.0 e il più forte ha avuto magnitudo pari a 6.8.

Fig. 2 Meccanismo focale del terremoto del 24 gennaio (fonte: USGS)

L’accelerazione massima misurata nel terremoto del 24 gennaio è stata circa il 30% dell’accelerazione di gravità nella componente est-ovest di una stazione accelerometrica posta a 24 km dall’epicentro. La mappa di pericolosità sismica è stata recentemente aggiornata e presenta un valore di 0.65 g nell’epicentro del terremoto di Elazig (si tratta della mappa di pericolosità sismica probabilistica in termini di PGA con il 10% di probabilità di eccedenza in 50 anni).

Fig. 3 La mappa di pericolosità sismica probabilistica è espressa in termini di accelerazione orizzontale del suolo con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni per la zona di Elazig e dintorni, la stella indica l’epicentro del terremoto del 24 Gennaio 2020 (fonte: AFAD).

La Turchia si trova in una zona altamente sismica attraversata da numerosi sistemi di faglia; tra questi, le faglie più importanti sono la Faglia Nord Anatolica (NAF) e la Faglia Est Anatolica (EAF) (Fig. 4).

Fig.4 Mappa tettonica semplificata della Turchia (modificata da Gülen, 1989). La Faglia Nord Anatolica (NAF), la Faglia Est Anatolica (EAF) e quelle della catena montuosa di Bitlis – Zagros sono i sistemi di faglia più importanti della Turchia.

La NAF ha una lunghezza di circa 1500 km, si caratterizza con un movimento trascorrente destro ed attraversa tutto il Paese dall’est ad ovest. Su questa faglia lo spostamento avviene con una velocità di circa 20-25 mm/anno.

La EAF, lungo la quale è avvenuto il terremoto del 24 gennaio, ha una lunghezza di circa 500 km, si caratterizza con un movimento trascorrente sinistro causato dalla spinta della placca Arabica. Su questa faglia lo spostamento avviene con una velocità di 10 mm/anno.

La Turchia è una delle regioni sismicamente più attive del mondo ed è molto probabile che terremoti di questa magnitudo continueranno a verificarsi nei prossimi anni, specialmente nelle zone in cui si trovano questi sistemi di faglie attive. Ancora oggi ricordiamo molto bene il terremoto di Izmit del 1999, avvenuto sulla Faglia Nord Anatolica, nella parte occidentale della Turchia, di magnitudo 7.2 che è provocato più di diciassettemila vittime. Per questo motivo la Turchia ha intrapreso da alcuni anni un grande progetto di ricostruzione e messa in sicurezza degli edifici esistenti, come parte della mitigazione del rischio sismico, soprattutto nella zona di Istanbul.

A cura di Aybige Akinci, INGV – Rm1 e il GdL INGVTerremoti.


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Pubblicato il 25 Gennaio 2020, in Terremoti in area mediterranea, TERREMOTI nel MONDO con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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