Archivi Blog

Esplosione in mare a Venezia registrata dalla Rete Sismica Nazionale (2/2/2020 ore 15:37)

Si è conclusa oggi (2 febbraio 2020) con un piccolo “terremoto” la vicenda dell’ordigno bellico della Seconda Guerra Mondiale rinvenuto due settimane fa in un cantiere di Marghera. Da questa mattina una vasta area intorno al luogo del ritrovamento era stata evacuata mentre gli artificieri disinnescavano la bomba, un ordigno del peso di 226 chilogrammi che al suo interno ne conteneva 127 di tritolo. La bomba è stata poi portata in mare aperto per farla brillare (dettagli qui).

Alle 15:37, la Rete Sismica Nazionale dell’INGV ha registrato un piccolo evento sismico che è stato localizzato nell’alto Adriatico, al largo di Venezia. Si trattava proprio dell’esplosione dovuta al brillamento dell’ordigno di Marghera, peraltro segnalataci questa mattina dal Dipartimento della Protezione Civile nazionale.

Mappa delle stazioni sismiche che hanno rilevato l’esplosione e area dell’epicentro identificato dai turnisti in sala sismica INGV

L’analisi effettuata in sala sismica INGV per questo caso è stata simile a quella che viene effettuata di routine per i terremoti naturali. Le differenze principali riguardano il tipo di sorgente sismica e di conseguenza i segnali emessi. Nel caso di un terremoto, infatti, lo spostamento della faglia fa sì che si generino onde P (o di compressione) e onde S (o di taglio), mentre nel caso di esplosioni la sorgente non emette onde di taglio (o le emette in misura molto minore). La localizzazione di un’esplosione è infatti più difficile rispetto a quella per un terremoto proprio per la mancanza delle onde S, che non consente di vincolare bene la distanza dai sismometri e la profondità, soprattutto in caso di scoppi a mare per l’assenza di sismometri in un ampio intervallo angolare (in questo caso verso sud). A causa dell’assenza delle onde S, la magnitudo dell’evento è stata calcolata in base alla durata del segnale (Md), ottenendo un valore di 1.5.

Sapendo che si trattava di un’esplosione la profondità è stata fissata a 0.1 km, eliminando così un’incognita dalla soluzione (le altre tre sono la latitudine, la longitudine e il tempo origine dell’evento). La figura sotto mostra i sismogrammi registrati in occasione dell’esplosione, usati dai turnisti della sala sismica INGV per calcolare le coordinate del luogo dell’esplosione.

Sismogrammi utilizzati per la localizzazione dell’esplosione

Per i motivi menzionati sopra la precisione della soluzione epicentrale non può essere elevata, ma la registrazione dell’evento ha permesso di verificare il buono stato di salute della rete sismica nazionale, che nell’area del nord-est si avvale anche dell’integrazione con la rete sismica regionale dell’OGS, con cui da molti anni esiste una collaborazione. Dalle forme d’onda della figura sopra si nota come la stazione sismica più vicina al luogo dell’esplosione (VENL: Venezia Lido, posta a meno di 10 km) presenti un segnale deciso, con un’onda P evidente, mentre le altre stazioni sismiche sono distanti oltre 50 km e presentano quindi segnali più deboli, quasi oscurati dal rumore di fondo dovuto alle vibrazioni naturali del terreno (mare, vento, ecc.). Si noti che l’esplosione è stata rilevata a nord fino alle Alpi e a sudest in Istria.

Esplosione controllata all’Isola d’Elba: un ottimo test di funzionamento per la Rete Sismica Nazionale

Qualche giorno fa, sabato 27 maggio 2017, i turnisti della mattina in servizio in Sala di Sorveglianza Sismica hanno localizzato uno strano evento sismico. La zona non era delle più sismiche, trattandosi dei dintorni dell’Isola d’Elba, un’area geologicamente piuttosto stabile, ma soprattutto le forme d’onda registrate dalla Rete Sismica Nazionale avevano qualcosa di strano.

Infatti, i sismometri delle isole toscane, della costa tirrenica e della Corsica avevano rilevato dei segnali in cui non si vedevano le onde S; i sismogrammi presentavano inoltre una frequenza quasi monocromatica, una cosa strana per un terremoto classico. In questi casi, la cosa più probabile è che si tratti di un’esplosione, provocata o accidentale, e questa fu la nostra ipotesi iniziale, ma non avevamo notizie di niente del genere.

L’epicentro veniva localizzato nel Mar Tirreno, a nord dell’Isola d’Elba. La magnitudo Richter era 1.8, al di sotto della soglia di comunicazione al Dipartimento della Protezione Civile. La soluzione era di buona qualità, perché l’epicentro era circondato dalle stazioni sismiche dell’Elba, della Corsica, della Gorgona e della Toscana (qui i dati dell’evento).

Ci siamo messi a cercare notizie su web, e dopo un po’ abbiamo letto di un ordigno bellico che era stato rinvenuto qualche giorno prima da un peschereccio nella zona di Capo Enfola (Livorno). Forse eravamo sulla pista giusta.

Il funzionario in turno ha allora chiamato la Capitaneria di Porto locale, che ha confermato: l’ordigno era stato fatto esplodere poco prima nella zona. Si trattava di una bomba aerea statunitense di quasi 500 kg, probabilmente risalente alla Seconda Guerra Mondiale, che era stata fatta brillare in sicurezza dai Palombari del Nucleo SDAI (Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi) della Spezia.

L’Ufficiale con cui abbiamo parlato ci ha gentilmente comunicato l’orario dello scoppio (tra le 11:01 e le 11:02) e le coordinate dell’esplosione. Confrontando queste ultime con quelle determinate dai turnisti della nostra Sala di Sorveglianza Sismica si trova una chiara corrispondenza tra i due punti sulla mappa, con una discrepanza di soli 3 chilometri. Considerando che parliamo di un evento sismico di magnitudo minore di 2, che siamo in un’area marina con i sismometri piuttosto lontani, possiamo ritenerci soddisfatti. La Rete Sismica nazionale ha dato ancora una volta prova di un’ottima sensibilità e affidabilità.

A cura di Alessandro Amato, Centro Nazionale Terremoti, INGV

Bomba o non bomba? Ordigno bellico genera “terremoto” in Adriatico

Fare il turno in sala sismica comporta anche rispondere alle telefonate esterne. Se non si è nel mezzo di una sequenza sismica, le richieste sono disparate: persone che chiedono rassicurazioni sulla zona dove si stanno per recare in vacanza, sulla possibilità che il tremore che hanno avvertito in casa sia stato generato da un terremoto locale non riportato dagli organi di informazione, e così via.

Ieri, 8 luglio 2015, invece abbiamo ricevuto una telefonata che preannunciava l’esplosione di un ordigno bellico nel mare Adriatico. All’altro capo del telefono un Maresciallo del Circomare (Capitaneria di Porto) di Cesenatico, ci ha fornito i dettagli tecnici dell’operazione di brillamento di una bomba della II Guerra Mondiale che sarebbe avvenuto nel Mare Adriatico, al largo della costa di Cesenatico (Figura 1).

http://www.corriereromagna.it/news/cesena/13151/Spostato-l-ordigno-bellico-sommerso-e.html

Figura 1. L’ordigno rinvenuto – una “mina magnetica” di produzione tedesca risalente alla Seconda Guerra Mondiale – aveva un contenuto di circa 640 kg di esplosivo. http://www.corriereromagna.it/news/cesena/13151/Spostato-l-ordigno-bellico-sommerso-e.html

L’ordigno di 600 kg di esplosivo era, nelle parole del Maresciallo, uno dei più grandi mai rinvenuti nel mare Adriatico. Sarebbe stata la Rete Sismica Nazionale in grado di identificare e localizzare l’esplosione?  Il maresciallo ci aveva fornito in anticipo le coordinate geografiche e la profondità del sito dove sarebbe stata depositata la bomba (circa 14 metri sotto il livello del mare) e anche l’intervallo temporale entro il quale si sarebbe conclusa l’operazione, tra le 13 e le 15 di ieri, 8 luglio 2015.

Leggi il resto di questa voce

Il vulcano di fango delle Macalube registrato dalla Rete Sismica Nazionale

Dettaglio di vulcanello di fango a nella Riserva Naturale di Macarube di Aragona (AG).

Dettaglio di vulcanello di fango nella Riserva Naturale di Macalube di Aragona (AG).

L’esplosione che questa mattina, poco prima di mezzogiorno, ha accompagnato la fuoriuscita di fango con conseguenze tragiche, è stata rilevata probabilmente dalla stazione sismica denominata FAVR. Questa stazione, appartenente alla Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’INGV, è posta in località Villaggio Mosè, nel Comune di Favara (AG), a circa 10 km dalla Riserva Naturale di Macalube di Aragona. Il nome Macalube (o secondo alcune versioni Maccalube) deriva dall’arabo Maqlùb che significa letteralmente “ribaltamento”, proprio per le sue caratteristiche geologiche di continua attività.

Sismogramma della stazione FAVR dell'INGV, tra le 11:47 e le 11:58 (le 9:47 e le 9:58 secondo l'orario UTC riportato nella figura)

Sismogramma della stazione FAVR dell’INGV, tra le 11:47 e le 11:58 (le 9:47 e le 9:58 secondo l’orario UTC riportato nella figura). È visualizzata la componente verticale del movimento del terreno.

Leggi il resto di questa voce

L’esplosione del 9 luglio a Tagliacozzo registrata dalla Rete Sismica Nazionale

Durante l’incendio del 9 luglio alla fabbrica di fuochi d’artificio Paolelli di Tagliacozzo, si sono avvertite alcune esplosioni e un tremore in tutta l’area intorno alla fabbrica. Come riporta l’ANSA: “In base al racconto di alcuni testimoni, al momento dell’esplosione la terra ha tremato per chilometri. Le case hanno tremato al punto che si era pensato a un terremoto.”

Siamo andati quindi a vedere se i sismometri della Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’INGV avessero registrato le esplosioni che hanno accompagnato l’incendio. La stazione sismica più vicina alla fabbrica è quella ubicata al Santuario di Piatraquaria, vicino Avezzano, posta a circa 12 km dalla fabbrica Paolelli. La sigla internazionale della stazione sismica è PTQR. Effettivamente all’ora indicata abbiamo trovato sulla registrazione di PTQR un segnale sismico simile a un terremoto, o meglio a una serie di piccoli terremoti.

Registrazione del sismometro triassiale di Pietraquaria (PTQR) dalle 13:35:15 alle 13:36:35 (ora italiana). Segnale non filtrato. In alto la componente verticale, al centro quella nord-sud e in basso quella est-ovest.

Registrazione del sismometro a tre componenti di Pietraquaria (PTQR) dalle 13:35:15 alle 13:36:35 (ora italiana). Segnale non filtrato. In alto la componente verticale, al centro quella nord-sud e in basso quella est-ovest.

Si poteva trattare dell’esplosione, ma per esserne sicuri (non si conosceva con precisione l’orario dell’evento), dovevamo verificare se alla stessa ora ci fossero segnali simili agli altri sismometri della RSN, sebbene più lontani, e se questi segnali fossero correlabili a una stessa sorgente. Il risultato è mostrato nella figura sotto. In effetti altri cinque sismometri, entro 40 km dalla fabbrica, hanno registrato lo stesso evento. Per vederli meglio abbiamo filtrato i segnali tra 3 e 7 Hz. Leggi il resto di questa voce

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: