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Evento sismico del 17 gennaio 2020, Ml 4.0 in provincia di Catanzaro

Alle ore 00:37 italiane del 17 gennaio 2020 un evento sismico di magnitudo Ml 4.0 è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV 6 km a nord di Albi in provincia di Catanzaro ad una profondità di 7.8 chilometri.

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La localizzazione dell’evento di magnitudo Ml 4.0 alle ore 00:37. In giallo la sismicità dal 1 gennaio 2019.

L’evento è stato localizzato nella provincia di Catanzaro nelle vicinanze dei comuni di Albi, Taverna e Magisano. Nella successiva tabella sono elencati i comuni con una distanza inferiore a 10 km dall’epicentro.

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L’area interessata dall’evento sismico di questa notte è considerata a pericolosità sismica molto alta, come è mostrato dal modello di pericolosità per il territorio nazionale.

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Per quanto riguarda la sismicità storica dell’area l’evento odierno è circondato da diversi terremoti di elevata magnitudo. Dalla mappa dei terremoti del passato estratti dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) si evidenziano come eventi significativi i terremoti del 27 marzo 1638 (Mw 7.1), del 8 giugno 1638 (Mw 6.8), del 8 marzo 1832 (Mw 6.7) e gli eventi a Ovest-NordOvest del  1854 e 1870 di magnitudo Mw 6.3 e Mw 6.2 rispettivamente.

UE_Storica1_23783441.jpgLa zona è stata anche gravemente colpita dalla lunga sequenza di terremoti che nel 1783 per alcuni mesi interessò quasi tutta la Calabria, da Sud a Nord ed in particolare da quello del 28 marzo causò danni fino al grado VIII della scala MCS ad Albi (CZ).

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Distribuzione degli effetti prodotti dal terremoto del 28 marzo 1783. Fu l’ultima delle grandi scosse della sequenza sismica calabro-messinese del 1783 e, quanto ad ampiezza dell’area colpita, gravità degli effetti e ad estensione dell’area di risentimento, fu simile alla scossa del 5 febbraio; questo terremoto, infatti, fu avvertito in un’area enorme, estesa a tutta l’Italia meridionale, dalla Sicilia a Napoli, alla Puglia meridionale; all’interno della zona epicentrale ebbe effetti catastrofici, valutabili fino al grado XI della scala MCS (Fonte: CPTI15-DBMI15).

Il terremoto avvenuto oggi, secondo i dati accelerometrici disponibili al momento, ha fatto registrare accelerazioni che corrispondono ad un’intensità strumentale su terreno roccioso fino al IV grado della scala MCS. 

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Simile risentimento si evince dalla Mappa del risentimento sismico in scala MCS elaborata a partire da 313 questionari online (aggiornato alle 1:35) dal sito www.haisentitoilterremoto.it.  La mappa aggiornata dei risentimenti è disponibile al seguente LINK.

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Evento sismico Mw 6.0 a Creta (Grecia)

Alle ore 08:23 italiane del 27 novembre 2019, è  stato localizzato un terremoto di magnitudo Mw 6.0 nel mare antistante l’isola di Creta (Grecia), a circa 20 km di profondità.

Screenshot 2019-11-27 09.03.10.png

Nonostante la distanza, l’evento è stato risentito anche in Puglia, in Calabria ed in Sicilia,  come dimostrano i questionari finora compilati su http://www.haisentitoilterremoto.it/ (226 compilazioni alle 8:56).

Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line. La mappa contiene una legenda (sulla destra). Con la stella in colore viola viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo, profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.


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Evento sismico Mw 6.2, Costa Albanese settentrionale (Albania)

Aggiornamento [27 novembre 2019 ore 10:00]

A questo link è possibile trovare un breve aggiornamento sull’evento e l’inquadramento tettonico della regione.


Aggiornamento [26 novembre 2019 ore 20:15]

Dopo l’evento Mw 6.2 avvenuto alle 3:54, nella giornata odierna si sono susseguite varie scosse di una certa rilevanza. In particolare sono riportate sul sito terremoti.ingv.it quelle con magnitudo superiore a 5:

Screenshot 2019-11-26 19.28.51.png

Dalla lista si vede che attraverso analisi più approfondite la Magnitudo momento per l’evento principale è stata rivista a Mw 6.2 dalla stima iniziale di Mw 6.5. Le scosse nell’area epicentrale di magnitudo superiore a 5 sono 3 a cui si aggiunge un evento di magnitudo mb 5.3 avvenuto in Bosnia-Erzegovina.


 

Alle ore 3:54 italiane del 26 novembre 2019 è stato localizzato un terremoto di magnitudo (Mw 6.2 6.5) nei pressi della Costa Albanese settentrionale, ad una profondità ipocentrale stimata intorno a 10 km. La località più vicina all’epicentro è Durazzo (Albania), la capitale Tirana dista 30 km.

[aggiornamento ore 7.25] Nella stessa zona sono seguite altre scosse, le più forti delle quali sono un evento di magnitudo mb 5.3 (ore 4.03) ed uno di magnitudo mb 5.4 (ore 7.08).

 

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Nel corso del 2019, la stessa regione è stata colpita da altri eventi di magnitudo significativa: Mw 5.8 (21 settembre 2019 ore 16.04) e mb 5.3 (21 settembre 2019  ore 16.15)

La stima dei parametri di scuotimento del suolo che l’INGV effettua per eventi nel  territorio italiano, sulla base dei dati dei sismometri e delle successive interpolazioni derivanti da conoscenze sismologiche, non è in questo caso basata su dati registrati e è quindi esclusivamente teorica. In zona epicentrale, sono attese accelerazioni teoriche di picco pari a circa 30% g che corrispondono ad un’intensità strumentale su terreno roccioso tra l’VIII ed il IX grado (scala MMI, Scala Mercalli Modificata ).

intensity

In questa mappa è riportata la distribuzione delle intensità strumentali . La scala utilizzata è la Scala Mercalli Modificata (MMI – Modified Mercalli Intensity).

L’evento è stato ampiamente risentito sul territorio italiano, in tutta la costa adriatica ed in gran parte delle regione meridionali. Questi risentimenti sono confermati dalla mappa preliminare degli effetti del terremoto ricavate dai questionari (1730 alle 4.45) già inviati al sito www.haisentitoilterremoto.it che è in continuo aggiornamento.

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Mappa del risentimento sismico in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) che mostra la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio come ricostruito dai questionari on line di http://www.haisentitoilterremoto.it Con la stella viene indicato l’epicentro del terremoto, i cerchi colorati si riferiscono alle intensità associate a ogni comune. Nella didascalia in alto sono indicate le caratteristiche del terremoto: data, magnitudo (ML), profondità (Prof) e ora locale. Viene inoltre indicato il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa.


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Sequenza sismica in provincia di Benevento, 25 novembre 2019

Da qualche giorno la Rete Sismica Nazionale dell’INGV sta localizzando una sequenza sismica in provincia di Benevento, in un’area ad una decina di chilometri a SUD della città capoluogo al confine con la provincia di Avellino. Dal 21 novembre 2019 sono stati una ventina gli eventi sismici localizzati tra i comuni di Ceppaloni (BN), San Leucio del Sannio (BN) e Apollosa (BN).

Alle ore 16:00 di oggi 25 novembre 2019 sul sito http://terremoti.ingv.it sono riportati 24 eventi sismici. Gli eventi principali sono stati:

  • ML 3.2 del 25-11-2019 ore 11:27:32 (I) in zona: 3 km W Ceppaloni (BN)
  • ML 3.1 del 25-11-2019 ore 12:15:21 (I) in zona: 2 km SW San Leucio del Sannio (BN)
  • ML 3.0 del 25-11-2019 ore 12:35:00 (I) in zona: San Leucio del Sannio (BN)

L’epicentro dell’evento sismico di magnitudo M 3.2 delle ore 11:27 italiane.

In questi giorni e soprattutto nelle ultime ore altri eventi sismici sono stati registrati dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale  ma non è stato possibile localizzarli in quanto troppo locali e di bassissima energia. Ricordiamo infatti che per ottenere una localizzazione affidabile è necessario che l’evento sia registrato da almeno 3 stazioni sismiche. Come si può vedere dalla registrazione della stazione di VITU (Vituliano, BN) possiamo contare circa 35 eventi dalle 14 del 24 novembre ad oggi.

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Registrazione in continuo della stazione sismica di VITU (Vituliano, BN) dal 24 novembre ore 12:30 (UTC). Si vedono numerosi segnali, tutti analizzati dai sismologi esperti della sala di monitoraggio sismico dell’INGV. Alcuni di questi segnali sono dovuti ad eventi sismici (circa 35 di cui solo 19 localizzabili accuratamente) mentre altri sono rumori di tipo diverso.

L’area interessata da questa sequenza si colloca in una zona a pericolosità sismica da alta a molto alta, nonostante, nel corso dell’ultimo millennio, non risultino eventi sismici epicentrali particolarmente rilevanti. 

Nella provincia di Benevento soprattutto l’area a nord-est e nord-ovest del capoluogo è stata interessata nel passato da terremoti di magnitudo superiore a 7. I maggiori terremoti storici localizzati entro i confini provinciali sono quelli del 5 giugno 1668 (Mw 7.06), del 14 marzo 1702 (Mw 6.56) e del 21 agosto 1962 (Mw 6.15) che hanno tutti avuto origine nei settori della catena appenninica settentrionale e orientale della provincia stessa.

La storia sismica delle località situati nell’area direttamente interessata dalla sequenza in corso è molto lacunosa. La segnalazione più antica risale al terremoto del 5 giugno 1688, quando Ceppaloni subì effetti macrosismici pari al grado IX MCS. Il terremoto del 21 agosto 1962 ebbe effetti valutati pari al grado VII-VIII MCS a Beltiglio (frazione di Ceppaloni), al grado VIII MCS a San Leucio del Sannio e al grado VI MCS a Ceppaloni.

Storia sismica di Ceppaloni (BN) estratta dal Database Mascrosismico Italiano (DBMI 15) – https://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/query_place/

Le scosse di questi giorni si stanno verificando in un’area in cui la sismicità non è stata frequente negli ultimi anni, l’ultima sequenza sismica nel beneventano si è verificata nel settembre del 2012 con numerosi eventi localizzati nell’area tra Paduli e Pietrelcina (magnitudo massima M 4.1 il 27 settembre 2012).

La sismicità registrata dalla Rete Sismica Nazionale dal 1985 ad oggi nell’area del Beneventano (magnitudo maggiori di 2.0).

Cosa succede quando c’è una sequenza sismica come questa appena descritte nella Provincia di Benevento o come altre che interessano continuamente il territorio italiano?

Alcune utili riflessioni nell’articolo pubblicato qualche giorno fa sul BLOG INGVterremoti per una zona sismica diversa in occasione della sequenza di Balsorano (provincia dell’Aquila) del 7 novembre. 

A cura di Maurizio Pignone (INGV-ONT) ed Emanuele Casarotti (INGV-Roma1)


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Il terremoto del 7 ottobre 2019, Mw 4.0 in provincia di Catanzaro: approfondimento geologico

Il terremoto del 7 ottobre 2019, Mw 4.0, si è verificato circa 10 km ad ovest della città di Catanzaro ad una profondità di 27 km, nel contesto della zona di subduzione dell’Arco Calabro (Figura 1).

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Figura 1: La stella rossa rappresenta l’epicentro del terremoto del 7 ottobre 2019, Mw 4.0, nel contesto della subduzione dell’Arco Calabro. Il piano di subduzione è rappresentato con isolinee di profondità (il valore di profondità è indicato in bianco), è tratto da DISS v. 3.2.1 (DISS Working Group, 2018; http://diss.rm.ingv.it/diss/, il Database delle sorgenti sismogenetiche italiane è descritto in questo articolo del blog) e visualizzato attraverso Google Earth.

La subduzione è un processo che si instaura lungo il margine tra due placche che convergono, per cui una delle due scorre sotto l’altra, sprofondando nel mantello sottostante. La subduzione dell’Arco Calabro è il risultato della convergenza tra la placca euroasiatica -a nord- e la placca africana – a sud. Le misure geodetiche confermano che questo movimento relativo avviene ad una velocità di alcuni millimetri ogni anno.

Il processo di subduzione (ossia di immersione nel mantello terrestre) di crosta oceanica ionica (africana) al di sotto della placca euroasiatica è iniziato circa 80 milioni di anni fa ed è attualmente ancora in corso nella porzione dell’Arco Calabro compresa tra la Stretta di Catanzaro e lo Stretto di Messina, causando l’arretramento verso sud-est dell’Arco Calabro. La crosta oceanica subdotta (slab) raggiunge una profondità di circa 600 km. I terremoti che avvengono all’interno dello slab permettono di delinearne approssimativamente la geometria, rappresentata attraverso linee di uguale profondità in Figura 1. Per un approfondimento sulla sismicità profonda dell’Arco Calabro è possibile leggere questo post e vedere il video:

Studi recenti hanno definito la geometria dell’interfaccia tra le due placche e le principali caratteristiche della placca in subduzione (vedi Neri et al., 2009; Maesano et al., 2017 e bibliografia relativa). 

L’insieme dei processi geodinamici in atto nella zona di subduzione controlla la sismotettonica dell’area, cioè l’insieme dei processi dovuti all’interazione tra la tettonica attiva e la sismicità.

In generale, nelle zone di subduzione si possono verificare diversi tipi di terremoti in funzione della posizione in cui avvengono rispetto alla subduzione stessa (Figura 2). Avremo quindi terremoti caratterizzati da cinematica inversa sia sull’interfaccia al contatto tra le due placche che sulle faglie che si propagano all’interno della placca superiore partendo dall’interfaccia in prossimità del margine (dette megasplays). All’interno della placca superiore avremo invece terremoti caratterizzati da cinematica normale ed eventualmente anche trascorrente.  Anche la placca subdotta è sottoposta a forze che generano terremoti (detti intra-slab) con cinematica variabile in funzione di profondità e posizione relativa.

Considerando l’intera storia sismica italiana a nostra disposizione, la Calabria è stata interessata da alcuni dei terremoti più forti, le cui faglie responsabili sono spesso poco evidenti nella geologia di superficie o addirittura cieche (che non intersecano la superficie topografica). Sebbene molte faglie siano state individuate come sorgenti sismogenetiche di forti terremoti, ad oggi è possibile che in questa regione alcune faglie attive e responsabili di forti terremoti storici possano non essere state ancora identificate (vedi Tiberti et al., 2017). 

Figura 2: In alto, rappresentazione schematica di una zona di subduzione (modificata da Doglioni et al., 1999). In basso, schema della subduzione in Calabria, con la posizione delle tipologie di sorgenti sismogenetiche note (A1 e A2 faglie normali, B faglie inverse).  La stella rossa rappresenta l’epicentro del terremoto del 7 ottobre 2019. Figura modificata da Tiberti et al., 2017.

Torniamo al terremoto del 7 ottobre. Il meccanismo focale calcolato indica che si tratta di un terremoto generato da una faglia con cinematica normale. Sappiamo che le faglie normali si collocano agevolmente nel contesto generale della sismicità presente nelle zone di subduzione. Considerando le incertezze relative alla posizione dell’interfaccia di subduzione, possiamo collocare la faglia responsabile del terremoto del 7 ottobre sia all’interno della placca superiore, sia all’interno dello slab subdotto (Figura 2).

a cura di Paola Vannoli e Mara Tiberti, INGV-Roma1.


Bibliografia

DISS Working Group (2018). Database of Individual Seismogenic Sources (DISS), Version 3.2.1: A compilation of potential sources for earthquakes larger than M 5.5 in Italy and surrounding areas. http://diss.rm.ingv.it/diss/, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia; doi:10.6092/INGV.IT-DISS3.2.1.

Doglioni C., P. Harabaglia, S. Merlini, F. Mongelli, A. Peccerillo, C. Piromallo (1999). Orogens and slabs vs. their direction of subduction. Earth-Sci. Rev., 45, 167-208.

Maesano F.E., M.M. Tiberti, R. Basili (2017). The Calabrian Arc: three-dimensional modelling of the subduction interface. Scientific reports, 7, 8887, doi:10.1038/s41598-017-09074-8.

Neri G., B. Orecchio, C. Totaro, G. Falcone, D. Presti (2009). Subduction Beneath Southern Italy Close the Ending: Results from Seismic Tomography. Seismological Research Letters, 80, 63-70, doi:10.1785/gssrl.80.1.63.

Tiberti M.M., P. Vannoli, U. Fracassi, P. Burrato, V. Kastelic, G. Valensise (2017). Understanding seismogenic processes in the Southern Calabrian Arc: a geodynamic perspective. Ital. J. Geosci., 136, 3, 365-388, doi:10.3301/IJG.2016.12.

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